Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC) è oggi il più grande produttore di chip conto terzi al mondo, un pilastro dell’industria tecnologica globale che rifornisce giganti come Apple, Qualcomm e Nvidia.
Con una quota dominante del mercato e un ruolo strategico nella produzione di semiconduttori avanzati, TSMC è un colosso tecnologico nato dalla visione di un uomo: Morris Chang.
Chang, un ingegnere formatosi negli Stati Uniti, ha dedicato la sua vita alla tecnologia. Dopo essersi laureato al MIT e aver conseguito un dottorato a Stanford, ha lavorato per anni presso Texas Instruments, prima di fondare TSMC nel 1987 a Taiwan.
La sua filosofia era semplice ma rivoluzionaria: offrire capacità di produzione avanzata a qualsiasi azienda avesse bisogno di chip, senza competere direttamente nel mercato dei prodotti finali.
Questa scelta ha permesso a TSMC di attirare clienti di rilievo e di crescere in modo esponenziale. E forse spiega perché non deve aver gradito il tentativo di Pat Gelsinger di provare a fare affari nel cortile di casa sua.
Morris Chang: “Intel avrebbe dovuto puntare sull’IA”
Durante un evento per il lancio della sua autobiografia, Morris Chang ha espresso un’opinione netta sulla recente uscita di scena di Pat Gelsinger da Intel. “Non so perché Pat si sia dimesso. Non so se la sua strategia fosse sbagliata o se non sia stato capace di attuarla bene”, ha dichiarato.
Subito dopo, però, è arrivato l’affondo di Chang rivolto alla direzione strategica impressa dall’ex CEO di Intel alla propria azienda.
Gelsinger aveva infatti puntato a riportare Intel al vertice della produzione di chip avanzati per conto di altre aziende, il modello noto come “foundry” in cui, dicevamo, TSMC è leader indiscusso.
Secondo Chang, però, Intel avrebbe dovuto investire di più nell’intelligenza artificiale. “Rispetto all’intelligenza artificiale, sembrava concentrarsi di più sul diventare una foundry. Naturalmente, ora appare evidente che (Gelsinger) avrebbe dovuto puntare sull’IA”.
Una crisi di strategia e di leadership
Gelsinger è stato allontanato da Intel dopo che il consiglio d’amministrazione ha giudicato insostenibile il suo piano, definendolo troppo ambizioso e lento nei risultati.
Sotto la sua guida, Intel aveva fissato obiettivi audaci sia nella produzione che nelle applicazioni di intelligenza artificiale, ma il percorso è stato segnato da contratti persi o annullati, e da rapporti incrinati con partner chiave, tra cui la stessa TSMC.
Secondo una recente inchiesta di Reuters, Chang avrebbe definito Gelsinger “un po’ maleducato”, facendo riferimento a rapporti tesi tra Intel e TSMC.
L’assenza di una chiara strategia e la ricerca di un nuovo CEO rappresentano ora una sfida essenziale per Intel. E come ha sottolineato lo stesso Chang, “attualmente non hanno né una nuova strategia né un nuovo CEO. Trovare entrambi sarà molto difficile.”
Se solo Intel…
Nel suo libro di memorie, Chang racconta anche un episodio emblematico: negli anni ’80, Intel rifiutò l’invito a investire in TSMC, perdendo l’opportunità di essere parte della nascita di quello che oggi è il gigante dei semiconduttori.
Questa decisione segnò una separazione strategica che, decenni dopo, vede TSMC dominare il settore mentre Intel cerca disperatamente di recuperare terreno.
A conferma che il senno di poi è sempre perfetto, peccato che arrivi quando non serve più.


