Nel 2005, Intel ha avuto l’opportunità di cambiare radicalmente il suo destino nel mondo della tecnologia.
In quel periodo, infatti, Paul Otellini, all’epoca amministratore delegato del colosso americano dei semiconduttori, propose al consiglio un’acquisizione che avrebbe potuto riscrivere la storia dell’IA.
La proposta era di comprare Nvidia, una giovane azienda della Silicon Valley, per una cifra che si aggirava intorno ai 20 miliardi di dollari.
Sebbene l’intuizione di Otellini fosse visionaria, il Consiglio di amministrazione respinse l’idea, spaventato dall’alto costo e dal timore che Intel, storicamente poco abile nell’integrare acquisizioni, non avrebbe tratto beneficio da un’operazione così onerosa.
Oggi Nvidia è il re indiscusso dei chip per l’IA, mentre Intel fatica a mantenere il suo prestigio.
Con un valore di mercato superiore ai 3 trilioni di dollari, Nvidia ha distanziato Intel, il cui valore, una volta dominante, è crollato sotto i 100 miliardi di dollari.
Questa disparità ha portato alcuni analisti a ipotizzare scenari una volta impensabili, come l’idea che l’azienda stessa possa diventare un obiettivo di acquisizione.
Intel, col senno di poi
A ricostruire i vari passi falsi di Intel è stato il New York Times, la cui disamina vi riassumiamo qui di seguito.
Una disamina che punta il dito contro la decisione di non acquisire Nvidia, uno dei più grandi errori strategici nella storia di Intel, e che ha segnato un “momento fatale”, come lo definisce un ex dirigente presente alla riunione di allora.
Intel, che un tempo dominava l’industria dei semiconduttori, non ha infatti beneficiato della rivoluzione dell’IA, rimanendo intrappolata in una serie di scelte sbagliate, progetti abortiti e investimenti poco lungimiranti.
Patrick Gelsinger, attuale amministratore delegato di Intel, è chiamato a fronteggiare le conseguenze di questi errori.
Salito al comando nel 2021, ha cercato di riportare l’azienda ai fasti del passato concentrandosi principalmente sulla tecnologia di produzione di chip. Tuttavia, gli osservatori sottolineano che Intel ha bisogno di ben più che una ristrutturazione tecnologica per competere nell’era dell’AI.
La mancanza di prodotti di successo nel campo dell’IA sta infatti pesando pesantemente sui ricavi, che sono crollati del 30% tra il 2021 e il 2023.
Robert Burgelman, professore alla Stanford Graduate School of Business, ha dichiarato che mentre Gelsinger ha dato priorità alla produzione, “hanno perso l’AI”.
Intel, peraltro, ha tentato più volte di entrare nel mercato dell’IA ma senza successo. La cultura aziendale, radicata nel proteggere la sua posizione dominante nei microprocessori per PC e data center, ha frenato ogni tentativo di innovazione.
La diversa filosofia di Jensen Huang
L’approccio di Nvidia, invece, si è rivelato vincente.
I suoi chip grafici, inizialmente sviluppati per i videogiocatori, si sono evoluti fino a diventare fondamentali per l’elaborazione parallela necessaria nei sistemi di intelligenza artificiale.
L’intuizione che ha portato Nvidia a investire sia nell’hardware che nel software per supportare una gamma più ampia di applicazioni, si è rivelata decisiva.
Intel, dal canto suo, ha fallito ripetutamente nel replicare il successo di Nvidia.
Il progetto Larrabee, lanciato da Gelsinger alla fine degli anni 2000, doveva essere una svolta nel campo della grafica. Dopo quattro anni e centinaia di milioni di dollari spesi, il progetto venne però abbandonato per le sue scarse performance.
Gelsinger lasciò Intel poco dopo, nel 2009, per unirsi a EMC.
Nonostante ciò, dieci anni dopo, nel 2019, Gelsinger sosteneva ancora che il progetto Larrabee fosse sulla strada giusta, e che gli fosse mancato solamente il supporto aziendale.
In un’intervista, dichiarò che Intel avrebbe potuto davvero competere con Nvidia se avesse continuato a investire nel progetto. Ma la storia ha preso un’altra piega, e l’azienda ha perso il suo vantaggio.
Gli altri errori di Intel
La serie di errori strategici di Intel si è protratta negli anni successivi. Nel 2016, l’azienda acquistò Nervana Systems, una start-up di chip per l’AI, per 400 milioni di dollari, ma l’integrazione fallì.
Un altro colpo arrivò nel 2019, quando decise di acquistare Habana Labs, un’altra azienda di chip per l’IA, per 2 miliardi di dollari, una mossa che, secondo molti, bloccò i progressi fatti da Nervana.
Oggi, sotto la guida di Gelsinger, l’azienda ha compiuto alcuni progressi, soprattutto nel recuperare terreno rispetto ai rivali asiatici nella produzione di chip, grazie anche agli investimenti governativi del CHIPS and Science Act negli Stati Uniti.
Tuttavia, la strada per una vera ripresa è ancora lunga. I nuovi chip IA progettati per i PC portatili, che hanno impressionato gli analisti, non vengono nemmeno prodotti nei suoi stabilimenti, ma da Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, un chiaro segno delle difficoltà che l’azienda sta affrontando.
Nel frattempo, Nvidia continua a dominare il settore dell’IA, un dominio che Gelsinger stesso ha riconosciuto: “Sono così avanti che non riusciremo a competere presto”, ha ammesso recentemente durante una conferenza.
La sfida per Intel è ora recuperare terreno, ma il dubbio è che il gap con Nvidia possa essere troppo ampio per essere colmato.


