C’è un’immagine che, meglio di ogni grafico finanziario, racconta il momento che sta attraversando Instagram: un gruppo di ingegneri e product manager che, negli uffici di Meta, lanciano dei dadi per decidere quale tipologia di selfie scattarsi.
Non è un gioco di squadra ma un esercizio di empatia forzata. Lo chiamano “museo vivente”, ed è un allestimento con foto di centri commerciali e fast-food creato per ricordare a chi programma algoritmi cosa significhi, oggi, avere sedici anni.
Dietro questa scena quasi distopica si cela la sfida esistenziale di Instagram: riconquistare il cuore di una generazione che sta smettendo di considerarla “cool”.
La doppia verità di Adam Mosseri
Mentre pubblicamente Instagram veste i panni del genitore responsabile, lanciando limitazioni e strumenti di controllo, i documenti interni raccontano una storia diversa.
Appena due settimane dopo essere stata citata in giudizio da decine di Stati americani con l’accusa di creare dipendenza nei minori, la dirigenza ha inviato un messaggio chiarissimo ai dipendenti.
Adam Mosseri, il volto dell’app, è stato perentorio: “Nel definire i piani per il 2024, chiedo ai team di restare focalizzati al massimo sugli adolescenti e su Threads, in quest’ordine”.
La crescita dei teen non è un obiettivo tra i tanti; è il parametro su cui viene misurato il successo di ogni singola funzione, persino prima della sfida diretta a X.
Dai “Social Expanders” ai “Private Pals”
Per Meta, il mondo degli adolescenti è una scacchiera da conquistare pezzo dopo pezzo. E i ricercatori dell’azienda hanno mappato i potenziali nuovi utenti con precisione chirurgica.
Ci sono i Social Expanders, pronti a connettersi con chiunque e affamati di gossip scolastico, e i Private Pals, che pur seguendo i trend preferiscono cerchie ristrette.
Più difficile è invece intercettare i Subculture Seekers, attirati da nicchie come il cosplay, o i Virtual Hobbyists, persi tra simulatori di volo e videogiochi di world-building.
Questa segmentazione deriva dal desiderio di alimentare una “pipeline” che porti l’utente dalla pubertà alla maturità all’interno dello stesso ecosistema: “L’idea era di avere servizi diversi a seconda della fase della vita”, spiegano gli ex manager, con l’obiettivo finale di traghettarli, infine, su Facebook.
Il paradosso della perfezione e la fuga verso TikTok
Ma perché i ragazzi scappano da Instagram? I documenti raccontano una verità scomoda: Instagram soffre di una crisi di rilevanza.
I nuovi iscritti tra i giovanissimi sono crollati del 20-30% rispetto al periodo della pandemia. Il motivo è psicologico prima che tecnologico: l’app viene ancora percepita come il luogo della “pressione a essere perfetti”.
In un’epoca in cui la Generazione Alpha rifugge l’ostentazione considerandola “cringey” o vanitosa, Instagram appare vecchio, lento nel recepire i trend che su TikTok nascono e muoiono in una settimana.
Per contrastare questo declino, l’azienda ha persino provato a insegnare ai propri dipendenti l’estetica dell’Uglycore (smorfie brutte e foto mosse) nel disperato tentativo di simulare quell’autenticità che oggi i ragazzi trovano altrove.
Instagram e il futuro tra algoritmi e “mappe degli amici”
La strategia per il 2026, afferma il Washington Post. è già tracciata, ma somiglia a una scommessa al buio.
Da un lato, Meta continua a investire in funzioni come le “Note” o la “Friend Map” per rendere l’app un luogo di ritrovo virtuale dove “guardare i Reels sembri come uscire insieme”. Dall’altro, i dati dicono che gli obiettivi di crescita sono ancora lontani.
Mosseri si difende parlando di responsabilità: “Dobbiamo massimizzare le esperienze positive e minimizzare quelle negative”. Ma la realtà descritta dai report interni suggerisce che il vero timore non sia il danno sociale, bensì l’irrilevanza culturale.
Se Instagram non riuscirà a diventare la piattaforma preferita dai teen entro il 2027, il rischio è quello di trasformarsi in una lussuosa “casa di riposo” digitale per i millennial.
Fonte: The Washington Post


