HP annuncia fino a 6.000 licenziamenti entro il 2028

by | 26 Nov 2025 | Business

Tempo di lettura: 2 minuti

HP ha annunciato una delle riorganizzazioni più ampie della sua storia recente, con un piano che prevede tra i 4.000 e i 6.000 tagli di personale entro il 2028.

La scelta è legata alla trasformazione industriale che l’intelligenza artificiale sta imponendo ai produttori di PC: per costruire piattaforme ottimizzate per l’IA servono competenze diverse, cicli di sviluppo più rapidi e strutture meno disperse.

È in questo quadro che HP sta ridisegnando i propri team, alleggerendo alcune funzioni e investendo invece in PC costruiti attorno alle nuove NPU, i processori dedicati che eseguono localmente le funzioni di IA con maggiore velocità ed efficienza rispetto a CPU e GPU.

L’annuncio non ha però convinto gli investitori: il titolo è sceso del 5,5% nelle contrattazioni after-hours, segnale di un mercato che guarda con prudenza ai tempi e ai costi di questa trasformazione.

HP, un piano che parte da lontano

Il ridimensionamento non è improvviso. A febbraio l’azienda aveva già tagliato tra 1.000 e 2.000 dipendenti, in quel caso nell’ambito di un piano di ristrutturazione precedente.

Ora il nuovo ciclo di licenziamenti coinvolgerà soprattutto i team dedicati allo sviluppo dei prodotti, alle operazioni interne e all’assistenza clienti.

Il CEO Enrique Lores ha spiegato che l’obiettivo è creare “un miliardo di dollari di risparmio lordo in tre anni”, una cifra che HP intende reimpiegare per accelerare la transizione verso un modello più orientato all’IA.

Per Lores, l’intelligenza artificiale non è un accessorio ma un asse strategico. Nel quarto trimestre, più del 30% dei PC spediti da HP integrava funzionalità di IA avanzate, una percentuale che conferma la solidità di questa domanda.

Ciò coincide con la pressione competitiva esercitata da Microsoft, che con la linea Copilot+ PC sta trascinando l’intero settore verso nuove piattaforme pensate per l’elaborazione locale dei modelli.

La domanda di PC con IA

Se sul lato commerciale il traino dell’IA sta sostenendo HP, sul fronte dei costi si sta aprendo un capitolo più complesso. Morgan Stanley ha avvertito che l’impennata globale dei chip di memoria sta colpendo l’intera industria, compresi player come Dell e Acer, a causa della crescente domanda proveniente dai data center dedicati ai modelli di intelligenza artificiale.

La corsa dei Big Tech a costruire infrastrutture per l’IA sta infatti assorbendo capacità produttiva e spingendo in alto i prezzi.

Lores ha spiegato che HP si aspetta di avvertire il grosso dell’impatto nella seconda metà dell’anno fiscale 2026. Per contenerlo, l’azienda sta qualificando fornitori a basso costo, riducendo le configurazioni di memoria e intervenendo sui prezzi.

Scelte che confermano come la catena dell’IA tocchi ogni livello dell’industria: dall’architettura dei PC agli investimenti nei data center, fino alla gestione del personale.

Fonte: Reuters

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