La crisi globale dei chip di memoria è entrata in una fase che il settore non vedeva da anni. E stavolta non c’entrano le GPU, diventate il simbolo dell’intelligenza artificiale: a scarseggiare sono i moduli DDR5, ossia le memorie dei server, quel componente meno glamour ma indispensabile per far funzionare qualsiasi attività di calcolo avanzata. Senza di loro, anche le GPU più costose restano ferme.
Nel pieno della corsa alla costruzione di data center per l’intelligenza artificiale, Samsung ha così aumentato i prezzi dei moduli DDR5 fino al 60% rispetto a settembre, un salto che riflette una domanda ormai impossibile da gestire.
Le aziende stanno costruendo data center a ritmi che il mercato della memoria non era preparato a sostenere, e il risultato è una tensione che ora coinvolge tutta la catena di approvvigionamento del calcolo.
I clienti accettano qualsiasi prezzo
Nel settore circola una parola che non si sentiva dai tempi della pandemia: “panic buying”. Costruttori di server e di data center, incapaci di ottenere le quantità desiderate, stanno pagando sovrapprezzi definiti “estremi” dagli stessi operatori del mercato.
Secondo Tobey Gonnerman, presidente del distributore Fusion Worldwide, i moduli da 32GB di Samsung sono passati da 149 a 239 dollari in poche settimane, uno scarto che riassume la tensione attuale.
Il fenomeno non riguarda solo i server: aziende come Xiaomi hanno già dichiarato che i costi in salita della memoria stanno impattando direttamente i prezzi di produzione degli smartphone, con possibili ricadute sui listini.
Il paradosso Samsung
Qui entra in gioco un paradosso non di poco conto. Samsung è notoriamente in ritardo nella progettazione di chip avanzati per l’IA rispetto a SK Hynix e Micron, ma proprio questo ritardo ora si trasforma in vantaggio.
Con meno risorse allocate ai chip per gli acceleratori e più capacità produttiva sulla memoria, il gruppo sudcoreano può oggi sfruttare una domanda esplosiva che gli garantisce un potere di pricing superiore ai rivali. Gli analisti di TrendForce stimano aumenti trimestrali tra il 40 e il 50% nei contratti di fornitura, ben oltre la media del 30% prevista per il settore.
Dietro questi numeri c’è la competizione planetaria per costruire infrastrutture IA sempre più grandi ed energivore. Paesi sovrani e Big Tech sono impegnati a progettare data center a ritmi mai visti, un’accelerazione che comprime l’intera filiera dei semiconduttori e mette sotto pressione i produttori di memoria.
Le stesse aziende cinesi, come SMIC, stanno segnalando che la carenza di memoria sta rallentando anche la domanda di altri chip, un campanello d’allarme che conferma l’asimmetria della supply chain.
I contratti pluriennali che molti clienti stanno firmando con Samsung, validi fino al 2026 e oltre, indicano che questa scarsità non si risolverà in tempi brevi.
Fonte: Reuters


