Tre su più di quattrocento. È il rapporto con cui Grok compare nell’inventario 2025 dell’Office of Management and Budget, il documento in cui le agenzie federali americane elencano i sistemi IA in uso con il nome del fornitore.
Più di 400 voci citano un fornitore preciso. Quelle che riguardano xAI o il suo chatbot sono solo tre.
Per avere un confronto, 234 casi coinvolgono tecnologie basate sui modelli di OpenAI, tra cui ChatGPT, Codex e Microsoft Copilot. Trentatré riguardano prodotti di Google. Ventisei Claude di Anthropic, che nel frattempo è stata inserita nella lista nera dall’amministrazione Trump, una vicenda che abbiamo raccontato nei mesi scorsi.
Grok è disponibile alle agenzie federali da otto mesi, a un costo di 42 centesimi per agenzia, quindi sostanzialmente gratis. Ma sia chiaro, è la strategia standard con cui le grandi aziende tech entrano nei mercati pubblici, offrendo accesso quasi gratuito per creare dipendenza e aprire la strada a contratti successivi a prezzi ben più alti.
“L’obiettivo è incoraggiare l’adozione affinché i dipendenti federali alla fine non riescano a immaginare di svolgere il proprio lavoro senza l’IA generativa”, ha spiegato una ricercatrice della Brookings Institution che studia l’adozione dell’IA nel governo. Nel caso di Grok, il meccanismo non ha funzionato.
Grok e la spinta che non ha mosso nulla
Elon Musk non si è limitato a mettere Grok sul mercato. Ha fatto pressioni attive per imporlo nelle agenzie federali, presentandolo come strumento strategico per modernizzare la pubblica amministrazione.
In un annuncio dello scorso settembre, legato all’accordo con la General Services Administration che regola gli acquisti del governo federale, aveva dichiarato di voler lavorare con il presidente Trump per “distribuire rapidamente l’IA in tutto il governo a beneficio del Paese.”
Il Dipartimento per l’Efficienza Governativa (il DOGE, ormai dissolto dalla fine del 2025), aveva tradotto quella visione in pressione diretta sulle agenzie. Ai funzionari del Dipartimento per la Sicurezza Interna era stato detto di usare Grok anche prima che il chatbot fosse stato formalmente approvato per quell’ente. Una forzatura che Reuters aveva documentato all’epoca.
Nonostante tutto questo (accesso privilegiato, prezzo quasi nullo, spinta politica ai massimi livelli), i dati dicono che Grok non è entrato nell’uso quotidiano delle agenzie.
Presso l’Office of Personnel Management e il Dipartimento della Salute, il chatbot è stato impiegato per attività marginali: generare bozze di documenti, pubblicare sui social media. Microsoft Copilot è risultato lo strumento più usato nell’OPM.
Al Pentagono preferiscono gli altri
I dati dell’inventario OMB escludono il Dipartimento della Difesa, che ha un accordo separato da 200 milioni di dollari con xAI e ha aggiunto Grok alla propria piattaforma per l’uso non classificato dei modelli IA. A maggio, xAI è diventata una delle sette aziende autorizzate a operare anche sulle reti classificate del Pentagono.
Ma anche qui, nei fatti, i concorrenti dominano. Secondo una fonte interna sentita da Reuters, molti collaboratori preferiscono altri strumenti. Alla DARPA, il braccio di ricerca e sviluppo del Pentagono, Gemini di Google viene usato per l’analisi ingegneristica, Claude di Anthropic per la scrittura di codice e la ricerca. Anche OpenAI è presente mentre Grok, generalmente, no.
La ragione, nelle parole della stessa fonte, è che Grok “semplicemente non è il miglior modello disponibile.”
Nel frattempo xAI sta cercando di ottenere la certificazione FedRAMP High, il requisito di sicurezza obbligatorio per i fornitori cloud che trattano dati governativi sensibili, un percorso che altri concorrenti hanno già completato da tempo.
Il mese scorso ha perso una gara per costruire un prodotto basato su Grok per il Dipartimento degli Affari dei Veterani: il chatbot non aveva soddisfatto i requisiti tecnici dell’ente.
Nel mercato aziendale, uguale
La scarsa adozione nel settore pubblico non è un caso isolato. La società di monitoraggio Netskope, che traccia come migliaia di aziende clienti si connettono ai modelli IA, aveva già segnalato l’anno scorso che Grok non riusciva a guadagnare terreno negli ambienti aziendali.
I dati aggiornati mostrano un peggioramento: l’utilizzo è sceso a 2 utenti su 1.000, rispetto a un picco di 5. Quei pochi che lo usano ci trascorrono meno tempo che con i concorrenti, meno della metà rispetto agli utenti di ChatGPT. La conclusione di Netskope è diretta: Grok “non entrerà nel mainstream dell’America aziendale”.
Tutto ciò ha implicazioni che vanno oltre xAI. Come abbiamo raccontato stamattina, xAI è ora parte integrante di SpaceX dopo il consolidamento societario annunciato a maggio, e l’IA figura tra i pilastri della narrativa con cui SpaceX si presenta agli investitori in vista della quotazione in borsa.
Se Grok non genera domanda, quella narrativa si indebolisce. Un analista ha sintetizzato la questione con una formula netta: senza la validazione del mercato, la valutazione dell’IPO “sembra meno un punto di partenza e più un tetto massimo”.
Il quadro si completa con due dettagli che, messi insieme, dicono molto sulla direzione in cui si muove il settore. Come abbiamo scritto il 7 maggio, Anthropic ha siglato un accordo per affittare oltre 300 megawatt di capacità da Colossus 1, il data center costruito da Musk per addestrare Grok, ora superato dalla generazione successiva e rimasto in parte inutilizzato perché Grok non genera abbastanza domanda da sfruttarlo. Il rivale ne affitta ora la capacità in eccesso.
Infine, come abbiamo riportato ieri, Andrej Karpathy (co-fondatore di OpenAI, ex responsabile di Autopilot in Tesla, una delle voci più autorevoli nella ricerca sull’IA), ha scelto proprio Anthropic per tornare alla ricerca di base. Due fatti che la dicono lunga.
Fonti: Reuters, Financial Times


