Elon Musk ha trascorso del tempo con il team di Anthropic, ha fatto le sue valutazioni e ha deciso che Claude non fa scattare il suo “rilevatore del male” (sic).
“Finché si impegneranno in un esame critico di loro stessi, Claude sarà probabilmente una cosa buona”, ha scritto su X mercoledì. “Dopo di ciò, ero a mio agio nell’affittare Colossus 1 ad Anthropic.”
La notizia, nei fatti, è questa: SpaceX affitterà ad Anthropic oltre 300 megawatt di potenza di calcolo nel suo data center in Tennessee, quello che ospita centinaia di migliaia di processori Nvidia avanzati.
L’accordo è stato annunciato ieri dalle due società. Lo stesso giorno, Musk ha comunicato che xAI verrà “sciolta” come entità separata e i suoi prodotti ribattezzati SpaceXAI, un consolidamento societario che rafforza ulteriormente il ruolo di SpaceX come infrastruttura dell’IA di Musk.
Same here.
By way of background for those who care, I spent a lot of time last week with senior members of the Anthropic team to understand what they do to ensure Claude is good for humanity and was impressed.
Everyone I met was highly competent and cared a great deal about…
— Elon Musk (@elonmusk) May 6, 2026
Il tono dell’annuncio è già materiale editoriale: Musk che si presenta come garante morale di un competitor, mentre affitta a quest’ultimo l’infrastruttura che aveva costruito per batterlo. Vale la pena capire perché.
Colossus 1 cede il posto a Colossus 2
Come avevamo raccontato, Colossus 1 era fino a pochi mesi fa il data center più grande del mondo. Era stato costruito in 122 giorni su un ex stabilimento Electrolux nel sud-ovest di Memphis, con oltre 200.000 GPU Nvidia.
Era il cuore di xAI, la macchina con cui Musk voleva recuperare il terreno perduto su OpenAI. Ma ora è già vecchio.
Colossus 2 è un progetto separato, in un quartiere diverso di Memphis (area Whitehaven), avviato nel marzo 2025 in un magazzino da quasi un milione di metri quadrati. La scala è incomparabile: oltre 555.000 GPU, una potenza che supera il gigawatt, un costo stimato intorno ai 18 miliardi di dollari per i soli chip.
È lì che Grok si addestra oggi. Colossus 1, con i suoi 300 megawatt, è diventato un asset della prima generazione. Funzionante, prezioso ma non più strategico per xAI. La soluzione logica dev’essere sembrata affittarlo a chi ne ha bisogno. Anche se quel qualcuno è un rivale diretto.
We’ve agreed to a partnership with @SpaceX that will substantially increase our compute capacity.
This, along with our other recent compute deals, means that we’ve been able to increase our usage limits for Claude Code and the Claude API.
— Claude (@claudeai) May 6, 2026
Non è generosità, sia chiaro, bensì gestione industriale di un portfolio infrastrutturale che cresce più in fretta di quanto Grok riesca a riempirlo.
Anthropic e la corsa al compute
Dal lato di Anthropic, l’accordo risponde a un’urgenza strutturale. La società che produce Claude sta costruendo da mesi una rete di accordi infrastrutturali per tenere il passo con la propria crescita.
Ha siglato intese con Amazon per fino a 5 gigawatt di capacità, con Google e Broadcom per una portata simile, con Microsoft e Nvidia per 30 miliardi di dollari di capacità sul cloud Azure. SpaceX si aggiunge a questa lista con 300 megawatt immediati.
Il risultato pratico, secondo quanto dichiarato da Anthropic, sarà un aumento dei limiti d’uso su Claude Code e sui modelli più avanzati. Ma la posta in gioco è più ampia: nella corsa all’IA, la disponibilità di potenza di calcolo non è un vantaggio competitivo, quanto una condizione di sopravvivenza.
Nel frattempo SpaceX, lo scorso mese, aveva già siglato un accordo con Cursor (la startup di strumenti di programmazione), cedendole accesso alla propria infrastruttura e ottenendo il diritto di acquistarla per 60 miliardi di dollari entro l’anno.
Colossus 1 sta diventando, a tutti gli effetti, un prodotto commerciale.
IPO, Terafab e compute orbitale
L’accordo con Anthropic è anche una mossa in vista dell’IPO di SpaceX, attesa per l’estate con una raccolta fino a 50 miliardi di dollari e una valutazione intorno ai 1.750 miliardi.
Avere Anthropic come cliente di Colossus 1 rafforza la narrativa commerciale che SpaceX deve presentare agli investitori: non solo razzi e satelliti ma infrastruttura digitale con clienti reali e ricavi ricorrenti.
L’accordo include anche un’intesa per esplorare “una partnership per sviluppare diversi gigawatt di capacità di calcolo in orbita”, una formula che rimanda ai piani di Musk per lanciare data center nello spazio, già anticipati nel contesto del progetto Terafab.
La logica che emerge è quella di una filiera verticale in costruzione: chip propri con Terafab, data center terrestri con Colossus 2 e compute orbitale con SpaceX. Colossus 1 si affitta perché è già stato superato dalla generazione successiva.
SpaceX ha sintetizzato la visione con una dichiarazione che vale come manifesto: “La potenza di calcolo necessaria per addestrare e gestire la prossima generazione di questi sistemi sta superando ciò che l’energia, il territorio e il raffreddamento terrestri possono fornire nei tempi che contano.”
Pentagono, Trump e il processo
C’è una questione di fondo che l’accordo rischia di far passare in secondo piano. Anthropic ha combattuto nelle ultime settimane una battaglia pubblica con il Pentagono sui limiti dell’uso militare di Claude. Una posizione, questa, che ha segnato la società come attore attento alle implicazioni etiche della propria tecnologia.
Stringere un accordo con SpaceX, fornitore con contratti militari significativi e azienda di proprietà di un donatore di primo piano della campagna di Donald Trump, nonché ex capo del DOGE, è una scelta che probabilmente richiederà ad Amodei qualche spiegazione interna, oltre che esterna.
Fonte: Financial Times


