Il Pentagono stringe accordi con le principali aziende di IA. Tranne Anthropic

by | 2 Mag 2026 | IA, Politica

Riassunto IA
  • Il Pentagono ha siglato accordi con sette aziende di IA, tra cui Microsoft, Amazon e Google, per l’accesso alle reti classificate, includendo limitazioni su armi autonome e sorveglianza interna che erano state al centro della rottura con Anthropic.
  • Anthropic resta fuori e combatte in tribunale la designazione come “rischio per la supply chain”, mentre parallelamente collabora con la Casa Bianca per Mythos.
  • Le tutele anti-sorveglianza firmate dalle aziende coprono esplicitamente solo i cittadini americani: per gli europei e chiunque altro, la legge americana non pone limiti alla sorveglianza militare abilitata dall’IA.
Tempo di lettura: 3 minuti

Sette tra le principali aziende di intelligenza artificiale hanno raggiunto accordi con il Pentagono per distribuire i propri modelli sulle reti informatiche classificate del Dipartimento della Difesa.

Gli accordi includono limitazioni sull’uso dell’IA per armi autonome e sorveglianza interna. Sono esattamente le stesse limitazioni che il Pentagono aveva rifiutato di concedere ad Anthropic, innescando uno scontro che si è concluso con l’azienda in lista nera e una battaglia legale ancora in corso.

La contraddizione è difficile da ignorare. Per mesi, i funzionari della Difesa avevano sostenuto di non poter accettare restrizioni che avrebbero dato a un’azienda privata un diritto di veto sulle decisioni di sicurezza nazionale, esigendo la libertà di usare la tecnologia per “tutti gli scopi leciti”. Ora quelle restrizioni ci sono e le hanno firmate.

Emil Michael, direttore tecnico del Pentagono, ha commentato la vicenda con una certa disinvoltura: “È irresponsabile dipendere da un unico partner. Quando abbiamo capito che un partner non voleva collaborare nel modo in cui volevamo, siamo andati avanti e ci siamo assicurati più fornitori””.

Come si è arrivati alla rottura col Pentagono

Anthropic era stata la prima azienda di IA a lavorare con dati classificati e a integrarsi nel Progetto Maven, il principale programma militare americano di IA applicata al campo di battaglia.

I colloqui col Pentagono sono diventati progressivamente più conflittuali a partire da febbraio, quando il Dipartimento della Difesa ha posto un ultimatum: accettare la clausola “qualsiasi scopo lecito” senza limitazioni operative. Anthropic ha rifiutato e il Pentagono ha risposto designando l’azienda un “rischio per la supply chain”, una misura che obbliga i contractor governativi a interrompere qualsiasi collaborazione con la società e che, come abbiamo già scritto, non era mai stata applicata prima a un’azienda americana.

Le due parti si fronteggiano ancora in tribunale. Nel frattempo, la Casa Bianca ha continuato a lavorare con Anthropic sul fronte della cybersicurezza: l’azienda ha sviluppato un modello chiamato Mythos, descritto come particolarmente efficace nell’individuare vulnerabilità nelle reti informatiche.

Il governo lo sta valutando col risultato che l’isolamento di Anthropic pare essere più selettivo che totale. Il che rende la disputa con il Pentagono ancora più difficile da leggere in termini puramente strategici.

Chi ha firmato

Tra i firmatari figurano Microsoft, Amazon Web Services e Google. Quest’ultima, come abbiamo appena riportato, ha proceduto nonostante una lettera aperta firmata da centinaia di suoi dipendenti che hanno chiesto all’azienda di non concedere al Pentagono l’accesso all’IA su reti classificate.

“Vogliamo che l’IA avvantaggi l’umanità, non vederla usata in modi disumani o estremamente dannosi”, si leggeva nella lettera. Google ha firmato lo stesso.

OpenAI aveva già raggiunto un accordo separato nelle settimane precedenti, in una vicenda che aveva già sollevato polemiche per i margini di ambiguità lasciati dalla formula “tutti gli scopi leciti”, salvo poi aggiornare il testo dopo le critiche, specificando che i sistemi non sarebbero stati usati per “sorveglianza interna dei cittadini americani”.

Una precisazione rivelatrice, per i confini che traccia e per quelli che non traccia.

La clausola e chi resta fuori dalle tutele

Ed è qui che la vicenda smette di essere solo americana. Gli accordi annunciati dal Pentagono impegnano le aziende a rispettare una politica dell’era Biden sulla supervisione umana dei sistemi d’arma e a garantire “il pieno rispetto dei diritti dei cittadini americani contro la sorveglianza interna illegale o non autorizzata”.

Cittadini americani, appunto. Per tutti gli altri, europei inclusi, il quadro giuridico americano prevede alcune garanzie formali, ma non tutele equivalenti a quelle riconosciute ai cittadini e ai residenti statunitensi: la sorveglianza di persone non americane all’estero resta autorizzata quando viene giustificata con finalità di intelligence. Come nota la Heinrich Böll Stiftung in un’analisi pubblicata ad aprile, la sorveglianza abilitata dall’IA nei confronti di non-americani all’estero resta esplicitamente autorizzata dalla legge americana.

E anche le tutele formalmente previste per i cittadini americani reggono, nella pratica, fino a un certo punto: “OpenAI può dire quello che vuole nel suo accordo”, ha dichiarato la professoressa di diritto Jessica Tillipman alla MIT Technology Review, “ma il Pentagono userà la tecnologia per quello che ritiene lecito. La maggior parte delle volte, le aziende non saranno in grado di fermare il Pentagono dal fare qualsiasi cosa”.

L’Europa, intanto, osserva. I suoi sistemi politici non hanno ovviamente partecipato a un dibattito interno americano, e l’AI Act non si applica all’uso militare dell’IA. La sorveglianza militare abilitata dall’IA nei confronti di non-americani è esplicitamente autorizzata dalla legge americana e l’AI Act non dice nulla in proposito. Le regole che contano, in questo momento, le sta scrivendo il Pentagono.

Fonte: The Washington Post

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