In meno di due ore di deliberazioni, una giuria della California ha respinto all’unanimità le accuse di Elon Musk contro Sam Altman e OpenAI, stabilendo che erano state presentate dopo la scadenza dei termini di prescrizione. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha immediatamente accolto il verdetto, dichiarando di avere “prove sostanziali” a supporto della decisione della giuria.
Musk aveva trascinato in giudizio OpenAI, Altman, il presidente Greg Brockman e Microsoft nel 2024, chiedendo danni per 134 miliardi di dollari, la rimozione del vertice e il ripristino della struttura non-profit originaria. La tesi era che Altman e Brockman avessero utilizzato impropriamente i 38 milioni di dollari donati da Musk, tradendo la missione originaria di OpenAI come laboratorio di ricerca a beneficio dell’umanità.
Il nodo della prescrizione
Il caso si è fermato prima ancora di entrare nel merito. La giuria ha stabilito che Musk, avendo intentato causa quattro anni dopo la sua ultima donazione, non aveva rispettato i termini di legge. Gli avvocati di Musk avevano sostenuto che Altman e Brockman avessero deliberatamente nascosto la loro condotta e che Musk ne fosse venuto a conoscenza solo nel 2022, quando emersero le notizie sull’ingresso massiccio di Microsoft. La giuria, però, ha rigettato questa ricostruzione.
Musk ha già annunciato l’intenzione di fare appello al Nono Circuito, sostenendo che la sentenza creerebbe un precedente pericoloso per la tutela delle organizzazioni non-profit negli Stati Uniti.
Cosa ha rivelato il processo
Nonostante la vittoria, il mese di dibattimento ha esposto OpenAI a dettagli scomodi. I diari di Brockman, citati in aula, mostravano riflessioni personali sull’arricchimento individuale accanto a quelle sul futuro dell’umanità. Sul banco dei testimoni, Brockman ha rivelato che la sua quota personale in OpenAI vale oggi 30 miliardi di dollari. Il licenziamento di Altman nel 2023 — poi rientrato — è tornato a galla, con ex dirigenti e membri del consiglio che hanno descritto episodi in cui si erano sentiti ingannati.
Le implicazioni
Il verdetto spiana la strada a OpenAI verso la quotazione in borsa, eliminando una delle principali minacce legali che incombevano sull’operazione. La società, che vale circa 850 miliardi di dollari, ha già ristrutturato la sua governance trasferendo una quota significativa e alcuni diritti di supervisione a un’entità caritatevole, l’OpenAI Foundation, sotto il controllo delle autorità statali. Resta aperta la questione più ampia: se e come OpenAI continuerà a rispettare i propri obblighi originari da organizzazione non-profit.
Fonte: Financial Times


