Sundar Pichai è già miliardario. Entrato in Google nel 2004 come product manager, ha sviluppato Chrome, guidato Android, e nel 2015 è diventato CEO di quello che nel frattempo era diventato uno dei gruppi tecnologici più potenti del mondo.
Da allora, la capitalizzazione di mercato di Alphabet è cresciuta di quasi sette volte, passando da 535 miliardi a 3.600 miliardi di dollari, con un picco temporaneo oltre i 4.000 miliardi a gennaio.
Venerdì, il consiglio di amministrazione ha deciso che questo percorso vale un nuovo pacchetto retributivo da 692 milioni di dollari nei prossimi tre anni. Una cifra che lo colloca tra i dirigenti meglio pagati al mondo.
“Per contestualizzarla: Tim Cook, alla testa di Apple, ha guadagnato 74,3 milioni di dollari nell’ultimo anno fiscale. Satya Nadella, che guida Microsoft, 96,5 milioni. Pichai, nel migliore degli scenari, incasserà quasi sette volte il compenso di Cook e oltre sette volte quello di Nadella.
Come funziona il pacchetto di Pichai
La voce più consistente sono le cosiddette PSU (Performance Stock Units), unità azionarie il cui valore dipende dai risultati effettivi dell’azienda. Non è uno stipendio fisso: è una ‘scommessa’ strutturata.
Le PSU di Pichai, con un valore target di 126 milioni di dollari suddivisi in due tranche, vengono misurate confrontando il rendimento totale per gli azionisti di Alphabet con quello delle altre cento maggiori aziende dell’S&P 100.
Se Google dovesse sovraperformare in modo significativo, il valore raddoppierà fino a 252 milioni. In caso contrario, si azzererà. A questo si aggiungono 84 milioni in azioni vincolate, legate alla permanenza in azienda, e uno stipendio base di 2 milioni l’anno. La parte più interessante, però, è altrove.
La scommessa su Waymo e Wing
Google ha inserito nel pacchetto due nuovi incentivi azionari legati a Waymo, il suo braccio dedicato ai taxi a guida autonoma, e a Wing, la startup per le consegne con droni. Valore target: 130 milioni per Waymo e 45 milioni per Wing, calcolati sulla valutazione che verrà attribuita alle due società (entrambe non quotate) fra tre anni, con possibilità di raddoppio. In totale, fino a 350 milioni aggiuntivi.
È una scelta che dice molto sulle priorità di Alphabet. Waymo è da anni la grande promessa dell’industria dei veicoli autonomi: gestisce con taxi a guida autonoma oggi operativi in alcune città americane ma con una redditività ancora da dimostrare. Wing è invece la scommessa sulle consegne con droni, con una tecnologia più acerba e un mercato ancora tutto da costruire.
Il consiglio di amministrazione ha giustificato la decisione con una formula che vale la pena citare: “Waymo e Wing stanno affrontando sfide enormi nella guida autonoma e nelle consegne, e hanno compiuto progressi significativi sotto la supervisione del signor Pichai. Incentivare ulteriormente il signor Pichai è nell’interesse di Alphabet e dei suoi azionisti.”
Tradotto: vogliamo che rimanga concentrato su queste divisioni. Il compenso è anche uno strumento di indirizzo strategico.
Non solo successi
La crescita del titolo Alphabet è reale e documentata. Ma il mandato di Pichai include anche pagine meno brillanti. Era stato criticato (anche pubblicamente) per aver sottovalutato l’IA generativa, lasciando a OpenAI il tempo di lanciare ChatGPT alla fine del 2022 e di ridefinire le aspettative dell’intero settore.
Da allora Google ha accelerato, presentando modelli competitivi e integrando l’IA nel motore di ricerca. Il recupero c’è stato ma il vantaggio storico nella ricerca è oggi meno solido di quanto non fosse tre anni fa.
Sul fronte legale, Pichai gestisce tre cause antitrust aperte: una sul dominio nella ricerca, una sull’app store, una terza (ancora in corso) sulla rete pubblicitaria. Ha comunque evitato finora gli scenari peggiori, inclusa l’ipotesi di uno smantellamento forzato.
Vale la pena ricordare che una parte non trascurabile del suo compenso accessorio riguarda la sicurezza personale: 8,3 milioni di dollari nel 2024, un dato che riflette il livello di esposizione pubblica (e di rischio percepito), per chi guida un’azienda sotto pressione regolatoria e politica su più fronti.
Da quando è CEO, secondo le stime di Bloomberg, Pichai ha venduto circa 650 milioni di dollari in azioni. I fondatori Sergey Brin e Larry Page mantengono il controllo dell’azienda attraverso azioni con diritto di voto potenziato, che conferisce loro il 56 per cento del potere decisionale.
Fonte: Financial Times


