Lo scorso 18 luglio Donald Trump ha firmato il GENIUS Act, la prima legge federale che stabilisce regole precise per le stablecoin, ossia quei token digitali progettati per mantenere un valore stabile, generalmente con un rapporto 1:1 rispetto al dollaro statunitense.
Si tratta di un passo storico, che apre apre una fase inedita per l’economia mondiale: fino a oggi, infatti, il settore delle criptovalute è stato regolato in maniera frammentata.
Con questa normativa, Washington punta invece a trasformare le stablecoin in uno strumento sicuro e utilizzabile nella vita quotidiana, non solo per gli investimenti o il trading ma anche per i pagamenti e i trasferimenti di denaro istantanei.
Dal trading alla cassa del supermercato
Le stablecoin hanno già una solida base d’uso nel mondo finanziario. Negli ultimi anni, il loro impiego è “esploso” tra i trader di criptovalute, che le utilizzano per muovere rapidamente fondi da un token all’altro (ad esempio da bitcoin o ether), evitando di passare per valute tradizionali e riducendo così tempi e costi delle transazioni.
La nuova legge apre la possibilità di estendere questi vantaggi al mondo reale. Colossi come Walmart e Amazon, secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, stanno valutando la creazione di stablecoin proprie, magari da usare nei rispettivi ecosistemi di pagamento.
Rendendo così concreta la possibilità di fare la spesa online e di pagare con un “Walmart Coin” ancorato al dollaro, capace di trasferire il denaro all’istante.
Stablecoin: i nodi per aziende e banche
La prospettiva è intrigante ma la strada è tutt’altro che semplice. Prima di lanciare una propria stablecoin, le aziende devono infatti stabilire un obiettivo preciso: sarà una moneta digitale per i clienti, pensata per incentivarne la fedeltà, oppure uno strumento interno per facilitare pagamenti internazionali rapidi e a basso costo?
Anche le banche si stanno muovendo. Bank of America e Citigroup hanno confermato di valutare stablecoin proprietarie, mentre JPMorgan ha fatto sapere che sarà “coinvolta” nel settore, senza ulteriori dettagli.
Per gli istituti di credito, però, c’è un aspetto da non sottovalutare: le normative bancarie statunitensi potrebbero imporre di mantenere più capitale in riserva se si detengono stablecoin nei bilanci, influenzando così la liquidità disponibile.
Blockchain: pubblica o privata?
Dal punto di vista tecnologico, la scelta della blockchain è una delle decisioni più delicate. Le stablecoin vengono create e gestite su reti blockchain, registri digitali che tracciano tutte le transazioni in modo sicuro e verificabile.
Oggi esistono centinaia di blockchain ma tra le più popolari ci sono Ethereum e Solana, entrambe pubbliche o “permissionless”, il che significa che chiunque può vedere e verificare le transazioni.
Questa apertura offre trasparenza e una vasta base di utenti già attivi ma comporta anche minori possibilità di controllo. Per questo alcune banche potrebbero preferire blockchain private o “permissioned”, dove l’accesso e le regole sono gestiti da un ente centrale, consentendo maggiore governance e sicurezza interna.
Altri operatori, invece, vedono nei sistemi pubblici un vantaggio strategico: sono già collaudati su larga scala e capaci di reggere picchi di attività senza interruzioni.
Tempi lunghi, ma il dado è tratto
Nonostante la firma presidenziale, il GENIUS Act non entrerà in vigore da un giorno all’altro. Le autorità federali dovranno ancora emanare regolamenti per chiarire aspetti come la gestione del rischio, le procedure di conformità e l’integrazione con i regimi normativi esteri.
L’Office of the Comptroller of the Currency e il Dipartimento del Tesoro avranno un ruolo centrale in questa fase, e il completamento del quadro normativo potrebbe richiedere anni. Come ha spiegato a Reuters l’avvocato Stephen Aschettino, «queste misure dovranno essere introdotte gradualmente».
Ma il punto di svolta è già arrivato: le stablecoin non sono più un fenomeno di nicchia per appassionati di criptovalute, bensì un tassello della strategia economica ufficiale degli Stati Uniti. Nel bene, come nel male.


