Un’udienza che doveva chiudere anni di battaglia legale si è trasformata in un interrogatorio sulle vere intenzioni di Epic Games e Google. Il giudice distrettuale James Donato ha infatti rivelato in tribunale l’esistenza di un accordo commerciale mai annunciato pubblicamente tra le due aziende, del valore di 800 milioni di dollari distribuiti su sei anni.
La partnership coinvolge Unreal Engine, Fortnite e l’ecosistema Android, e include “sviluppo congiunto di prodotti, impegno di marketing congiunto e partnership congiunte”. Il sospetto del giudice è che questo accordo parallelo abbia portato Epic ad ammorbidire le sue richieste di cambiamenti radicali all’ecosistema Android, tradendo di fatto la battaglia per una concorrenza più equa.
La causa Epic vs Google, iniziata nel 2020 e vinta da Epic nel 2023, aveva dimostrato che Google operava un monopolio illegale attraverso il Play Store. Epic aveva combattuto per aprire Android agli store alternativi e ridurre il potere di mercato di Google.
Ora, mentre si discutono i termini della transazione finale, emerge che le due aziende hanno negoziato in parallelo un accordo che le lega commercialmente. Donato ha permesso a Epic e Google di mantenere riservati molti dettagli, ma ha estratto informazioni rilevanti interrogando il CEO di Epic Tim Sweeney e l’esperto economico Doug Bernheim.
Cosa prevede l’accordo Epic-Google
Dalle testimonianze in aula emerge un quadro parziale ma comunque degno del massimo interesse. Epic aiuterà Google a commercializzare Android, mentre Google promuoverà Fortnite. Si tratta, ha confermato Bernheim, di “un nuovo business tra Epic e Google” che non esisteva prima.
La parte più rilevante riguarda però l’Unreal Engine, il motore grafico sviluppato da Epic che è diventato uno standard nell’industria dei videogiochi e che, sempre più spesso, viene utilizzato per addestrare modelli di intelligenza artificiale. “La tecnologia di Epic è usata da molte aziende nello spazio in cui opera Google per addestrare i loro prodotti, quindi la capacità per Google di usare Unreal Engine più pienamente… scusate, sto violando questa confidenzialità,” ha detto Sweeney in aula, interrompendosi.
Sweeney ha definito l’accordo come relativo al ‘metaverso’ (il suo termine per Fortnite) e ha accennato che Unreal Engine è già usato da aziende nello spazio di Google per addestrare i loro prodotti. Se ne può dedurre che Google potrebbe integrare il motore grafico di Epic nelle sue iniziative di intelligenza artificiale, settore in cui sta investendo miliardi per competere con OpenAI e Microsoft.
Gli 800 milioni di dollari, ha chiarito Sweeney, rappresentano quanto Epic spenderà per acquistare servizi da Google. “Dopo anni in cui abbiamo deliberatamente evitato Google, ora abbiamo scelto di acquistare i loro servizi alle normali condizioni di mercato”, ha spiegato. Non si tratta quindi di un singolo prodotto sviluppato congiuntamente ma di “Google ed Epic che costruiscono separatamente linee di prodotto” con collaborazioni reciproche.
Il sospetto del quid pro quo
Il giudice Donato non ha nascosto le sue perplessità. Ha chiesto esplicitamente a Bernheim se l’accordo commerciale potesse costituire un “quid pro quo” che riduce l’incentivo di Epic a spingere per condizioni che beneficerebbero l’intera comunità di sviluppatori, non solo Epic stessa.
La transazione attualmente in discussione prevede che Google riduca le commissioni del Play Store a livello mondiale e semplifichi l’installazione di store alternativi su Android. Sono cambiamenti importanti, ma meno radicali di quanto Epic avesse chiesto inizialmente.
Il punto critico emerso in aula è che i due accordi, quello legale e quello commerciale, sono condizionati l’uno all’altro. Epic e Google concluderanno la partnership da 800 milioni solo se il giudice approverà la transazione antitrust. Sweeney ha ammesso esplicitamente che considera entrambi gli accordi “una parte importante del piano di crescita di Epic per il futuro”, confermando che per Epic chiudere la causa è funzionale a sbloccare l’accordo commerciale.
In altre parole: Epic ha interesse a che la causa si chiuda rapidamente e senza ulteriori complicazioni, perché dall’altra parte del tavolo c’è un accordo da centinaia di milioni.
La difesa di Sweeney (e la contraddizione evidente)
Il CEO di Epic ha respinto l’idea di essere stato “pagato” per ammorbidire le condizioni. “Non vedo nulla di losco nel fatto che Epic paghi Google per incoraggiare una competizione molto più robusta di quella che hanno permesso in passato,” ha dichiarato. “Vediamo questo come un importante trasferimento di valore da Epic a Google”. Ha anche assicurato che l’Epic Games Store non riceverà alcun trattamento preferenziale su Android in futuro. La difesa, però, stride con le dichiarazioni pubbliche che Sweeney ha fatto nel corso degli anni.
Nel 2023, dopo la vittoria contro Google, aveva dichiarato a The Verge: “Abbiamo sempre rifiutato accordi speciali solo per Epic. Abbiamo sempre combattuto sul principio che tutti gli sviluppatori dovrebbero avere le stesse opportunità”.
Ma un accordo da 800 milioni di dollari che lega marketing, sviluppo prodotti e tecnologia proprietaria. difficilmente rientra nella categoria degli “accordi aperti a tutti.”
Un precedente pericoloso per l’antitrust
Al di là delle giustificazioni di Sweeney, resta il problema sistemico. Le battaglie antitrust dovrebbero creare condizioni di mercato più eque per tutti i player, non solo per chi ha abbastanza risorse da negoziare accordi paralleli miliardari. Epic può permettersi di spendere 800 milioni in sei anni per servizi di Google. Uno sviluppatore indipendente o una piccola software house, no.
Il rischio è che la causa Epic vs Google si concluda con un risultato paradossale: formalmente Google apre l’ecosistema Android, riducendo le commissioni e permettendo store alternativi; nella sostanza stringe partnership commerciali con i player più grandi che hanno guidato le battaglie legali.
Gli altri sviluppatori ottengono briciole di un sistema leggermente meno chiuso, mentre i big condividono torte da centinaia di milioni. Non esattamente la rivoluzione che Epic aveva promesso quando ha trascinato Google in tribunale.
Fonte: The Verge


