Anthropic sta chiudendo i varchi che per mesi hanno permesso a diverse aziende cinesi di usare Claude nonostante il divieto esplicito imposto dall’azienda. Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita persone a conoscenza della vicenda, gruppi come Ant Financial hanno avuto accesso agli strumenti di intelligenza artificiale di Anthropic, incluso Claude Code, sfruttando filiali estere e provider cloud come scappatoie per aggirare i controlli.
Conti aziendali a Singapore e VPN personali
Ant avrebbe fornito ai propri dipendenti account aziendali Claude collegati alla sua entità con sede a Singapore, raggiungibili tramite la intranet del gruppo. ByteDance non offre invece un accesso diretto alla piattaforma, ma da quest’anno ha introdotto un rimborso spese che permette ai propri ingegneri di scaricare gli abbonamenti personali a Claude. Secondo cinque dipendenti della società madre di TikTok, quegli abbonamenti vengono poi utilizzati collegandosi tramite VPN.
Un divieto tra i più severi del settore
Le pratiche descritte non violano né la legge statunitense né quella cinese, ma sono in contrasto con i termini di servizio di Anthropic, che vietano esplicitamente a società cinesi e a entità straniere di loro proprietà l’utilizzo dei suoi modelli. Anthropic applica uno dei divieti più rigidi tra le aziende di intelligenza artificiale statunitensi, con verifica obbligatoria dell’identità degli utenti e il blocco dei pagamenti provenienti da banche cinesi. Diverso il caso di OpenAI, i cui strumenti restano più facilmente raggiungibili dagli utenti cinesi tramite VPN, senza gli stessi controlli di verifica richiesti da Claude. Il tentativo di aggirare le regole racconta anche quanto, sul fronte della sicurezza informatica, la Cina abbia ormai raggiunto Anthropic, rendendo l’accesso ai suoi modelli ancora più ambito.
Microsoft Azure come porta d’ingresso
Tra le vie di accesso individuate figura anche Microsoft Azure. Microsoft avrebbe venduto l’accesso alle API a società cinesi dotate di entità con sede a Singapore, permettendo così a ingegneri basati sulla Cina continentale di utilizzare Claude attraverso le reti interne delle rispettive aziende. Una fonte a conoscenza della pratica l’ha definita “un problema noto” e “non limitato a un singolo fornitore”. Interpellata dal Financial Times, Microsoft ha dichiarato che Anthropic monitora l’uso del servizio e fa rispettare i propri termini e condizioni, con il supporto dell’azienda di Redmond.
La caccia alle stazioni di transito
Anthropic ha preso di mira anche i cosiddetti servizi di “stazione di transito”, che inoltrano le richieste degli utenti in Cina continentale attraverso account Claude registrati all’estero, restituendo poi le risposte. Le aziende cinesi più strutturate, però, tendono a evitare questi intermediari: gli operatori di questi servizi sono sospettati di conservare o rivendere i prompt ricevuti, e i dirigenti temono che i concorrenti possano analizzare quelle richieste per capire come vengono impiegati i modelli più avanzati a fini di sviluppo interno.
Distillazione e vantaggio competitivo
Gli strumenti di programmazione di Anthropic restano particolarmente ricercati dagli sviluppatori cinesi e dalle startup di intelligenza artificiale del paese perché i loro output si prestano alla cosiddetta distillazione, la tecnica con cui modelli più piccoli vengono addestrati a imitare il comportamento di sistemi più capaci. È uno dei motivi per cui il valore dei prodotti Anthropic resta alto agli occhi degli ingegneri cinesi, nonostante le restrizioni crescenti sull’accesso e la competitività ormai raggiunta dai modelli sviluppati internamente al paese.
Le contromisure di Anthropic
L’azienda ha intensificato gli sforzi per individuare e chiudere gli account che aggirano il divieto, cercando anche indizi come il fuso orario del computer usato per accedere al servizio, un segnale che in passato ha permesso a Claude Code stesso di rilevare utenti realmente operativi dalla Cina continentale. Anthropic ha inoltre aggiornato a settembre 2025 i propri termini di servizio, estendendo il divieto alle aziende controllate per oltre il 50% da entità con sede in paesi non supportati, indipendentemente da dove operino concretamente. A febbraio 2026 il CEO Dario Amodei aveva dichiarato che l’azienda aveva rinunciato a diverse centinaia di milioni di dollari di fatturato tagliando fuori da Claude aziende collegate al Partito Comunista Cinese e bloccando attacchi informatici sponsorizzati dallo stesso governo.
Le regole di Pechino
Pechino, dal canto suo, vieta alle proprie aziende di utilizzare per le applicazioni consumer modelli stranieri ospitati in data center fuori dal paese, a causa delle restrizioni sui flussi di dati transfrontalieri. La normativa cinese, tuttavia, non impedisce ai laboratori di intelligenza artificiale del paese di utilizzare modelli stranieri per attività interne di ricerca e sviluppo.
Fonte: Financial Times


