È boom del biotech cinese, che ora vale miliardi

by | 5 Apr 2025 | Tecnologia

Tempo di lettura: 2 minuti

Nel primo trimestre del 2025 il biotech cinese ha registrato un nuovo picco nella propria espansione globale. Sono infatti stati ben 33 gli accordi di licenza siglati con aziende farmaceutiche internazionali, per un valore complessivo di 36,2 miliardi di dollari.

Il dato segna un incremento del 18% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando gli accordi erano stati 28.

A riferirlo è il SCMP, che riporta il report pubblicato dalla società di consulenza farmaceutica e biotecnologica cinese DrugTimes, che monitora l’andamento del settore.

La Cina e la spinta innovativa nel biotch

Il balzo in avanti è indicativo di una tendenza strutturale: la Cina sta diventando sempre più centrale nell’innovazione farmaceutica globale, al punto che le grandi multinazionali occidentali guardano sempre più spesso alle startup e alle biotech cinesi per accordi strategici.

L’anno scorso, nel complesso, le aziende cinesi del settore hanno siglato 98 accordi internazionali, per un valore di 59,5 miliardi di dollari.

A trainare i numeri del primo trimestre è stato in particolare un contratto da 13 miliardi di dollari firmato da GeneQuantum, realtà specializzata in terapie oncologiche, con l’americana Biohaven (quotata al Nasdaq) e la sudcoreana AimedBio.

L’intesa riguarda lo sviluppo di una classe di farmaci innovativi destinata alla cura mirata del cancro.

Un altro accordo di rilievo ha visto la cinese Harbour BioMed, quotata a Hong Kong, allearsi con AstraZeneca in una collaborazione strategica globale per lo sviluppo di nuovi farmaci nel campo dell’immunologia e dell’oncologia, con un valore stimato di 4,7 miliardi di dollari.

L’interesse dell’Occidente

Questo genere di operazioni, che spaziano dalle licenze in uscita alle joint venture, dimostra come le biotech cinesi stiano diventando interlocutori di primo piano in un mercato farmaceutico sempre più integrato.

Secondo gli analisti della banca d’investimento Jefferies, le aziende occidentali cercano in Cina l’innovazione che non trovano più in casa. E questa crescita avviene nonostante il peggioramento del clima geopolitico tra Cina e Stati Uniti.

Mercoledì scorso, come ben sappiamo, Donald Trump ha annunciato una nuova ondata di dazi nell’ambito del piano “Liberation Day”, che punta a rilanciare la manifattura americana.

La misura prevede un incremento del 34% sui dazi esistenti per i prodotti cinesi, alimentando i timori per nuove frizioni commerciali a livello globale.

I nuovi dazi però non riguardano né i farmaci finiti né i principi attivi farmaceutici, che sono esclusi dal provvedimento.

Gli analisti di Jefferies ritengono anche “improbabile” che l’amministrazione Trump decida di rilanciare il Biosecure Act, la proposta di legge introdotta dall’amministrazione Biden nel gennaio dello scorso anno, che mirava a limitare i contratti federali con aziende biotech cinesi.

Il quadro che emerge è dunque quello di un settore che, pur navigando in acque geopoliticamente agitate, continua a muoversi con rapidità verso una dimensione pienamente internazionale, spinto dall’innovazione e da partnership strategiche.

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