Abbiamo più volte scritto dei problemi di Apple in merito ad Apple Intelligence, pertanto la news che ci apprestiamo a scrivere sorprende fino a un certo punto.
Lo studio legale Clarkson Law Firm, già protagonista di azioni legali contro Google e OpenAI per pratiche legate all’intelligenza artificiale, ha infatti puntato il dito contro il colosso di Cupertino.
Il colosso di Cupertino è stato dunque citato in giudizio con l’accusa di aver promosso in modo ingannevole le funzionalità di Apple Intelligence, che non sono ancora disponibili nonostante le promesse fatte al momento del lancio.
La causa federale in California
La causa è stata depositata presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti a San Jose e mira a ottenere lo status di class action. Qualora foste interessati, potete leggerla qui.
I legali chiedono un risarcimento economico per conto degli utenti che hanno acquistato dispositivi come iPhone, iPad e altri prodotti pubblicizzati come compatibili con Apple Intelligence.
Il cuore della contestazione riguarda il fatto che le funzionalità annunciate, tra cui una versione avanzata di Siri, non sono ancora state rilasciate e non lo saranno prima della fine dell’anno, in netto contrasto con quanto inizialmente comunicato.
Le promesse non mantenute di Apple
Secondo la denuncia, l’azienda di Tim Cook avrebbe “invaso internet, televisione e altri canali mediatici” con pubblicità pensate per creare nei consumatori un’aspettativa precisa: che le funzionalità di intelligenza artificiale sarebbero state disponibili al momento del lancio dei nuovi dispositivi.
Una promessa che ha generato, si legge nei documenti, “un entusiasmo senza precedenti, persino per Apple”, e che avrebbe spinto molti consumatori ad aggiornare i propri dispositivi a un prezzo elevato.
Ma, sempre secondo l’accusa, i prodotti hanno poi offerto “una versione significativamente limitata o del tutto assente di Apple Intelligence”, inducendo così in errore gli utenti.
“Apple ha promosso i suoi prodotti sulla base di queste capacità di IA sovrastimate – prosegue la denuncia – facendo credere ai consumatori di acquistare dispositivi con funzionalità inesistenti o fortemente distorte”.
Uno degli elementi al centro della causa è una pubblicità diffusa lo scorso settembre e poi rimossa da YouTube (ma noi l’abbiamo ugualmente scovata), in cui l’attrice Bella Ramsey esaltava le nuove capacità di Siri, rivelatesi poi non ancora operative.
Secondo i legali, Apple avrebbe ritirato lo spot solo di recente ma non avrebbe ancora preso provvedimenti adeguati per rimediare alla “diffusione capillare di rappresentazioni ingannevoli” cominciata nell’estate 2024.


