Poche luci e molte ombre per l’esordio di Apple Intelligence

da | 22 Set 2024 | IA, Tecnologia

Tempo di lettura: 5 minuti

L’attesa per Apple Intelligence è finalmente giunta al termine, segnando l’inizio di una nuova era per l’intelligenza artificiale nei dispositivi di Tim Cook. Dopo anni in cui l’azienda di Cupertino ha osservato da lontano la corsa all’IA, lasciando il campo a competitor come Google e Microsoft, Apple ha infatti finalmente deciso di entrare in scena.

Le funzionalità basate sull’intelligenza artificiale stanno infatti diventando un elemento decisivo nella scelta di uno smartphone o di un computer, e Apple, nonostante il ritardo rispetto ai concorrenti nel portare l’IA al grande pubblico, ha ora l’occasione di affermarsi come leader in questo ambito.

Ciò detto, quanto visto finora ha al più incuriosito, non certo entusiasmato. Se da un lato le potenzialità di Apple Intelligence sono già ben chiare, promettendo di rivoluzionare l’esperienza d’uso dei dispositivi e di rafforzare ulteriormente la leadership dell’azienda nel settore tech, a oggi Apple è in grado di offrire solo un assaggio di ciò che verrà.

Apple Intelligence in iOS 18.1 beta

Apple ha reso le sue nuove funzioni di intelligenza artificiale disponibili attraverso la beta pubblica di iOS 18.1. Per testare Apple Intelligence, i possessori di iPhone (è richiesto un iPhone 15 Pro, Pro Max o una qualsiasi versione di iPhone 16) devono scaricare e installare la beta pubblica di iOS 18.1 e, nelle Impostazioni, accedere alla sezione “Apple Intelligence & Siri” per unirsi alla lista d’attesa di Apple Intelligence.

Le prime funzionalità introdotte con Apple Intelligence, rilasciate giovedì, offrono solo miglioramenti graduali, suscitando sia curiosità per il futuro della casa della mela morsicata, sia un senso di impazienza per le potenzialità ancora inespresse.

Tra queste troviamo i riepiloghi automatici di e-mail e notifiche, una funzione di pulizia delle immagini che permette di rimuovere oggetti indesiderati dalle foto e una serie di strumenti di scrittura basati su intelligenza artificiale generativa, progettati per correggere e migliorare i testi scritti.

La strategia complessiva di Apple è quella di unire la potenza dell’intelligenza artificiale generativa con la grande quantità di informazioni personali presenti sui dispositivi, garantendo al contempo la tutela della privacy degli utenti.

Nonostante sia un approccio interessante, questa prima versione di Apple Intelligence offre solo un’anticipazione di una visione più ambiziosa, ricordando da vicino le funzionalità AI già integrate da Google nei suoi Pixel 9.

Clean Up

La funzione Clean Up di Apple, simile alla “Gomma Magica” di Google, permette di eliminare persone e oggetti indesiderati dalle foto con estrema semplicità. La sua efficacia risiede nella facilità d’uso, anche se questo comporta un minor controllo sui dettagli. Alcuni hanno infatti segnalato che, tentando di rimuovere un elemento specifico, l’algoritmo ha eliminato anche parti adiacenti, ma per la maggior parte delle persone questo compromesso sarà accettabile.

Tuttavia, a differenza di altre aziende come Adobe, Apple non ha ancora aderito a iniziative per tracciare le modifiche alle immagini apportate dall’intelligenza artificiale, come l’Adobe-led Content Authenticity Initiative.

Strumenti di scrittura

Tra gli strumenti di scrittura, Apple mette a disposizione tre opzioni assistite dall’IA: correzione, riscrittura e sintesi. Durante la riscrittura, l’utente può scegliere se rendere il testo più formale o più amichevole, ampliando così la flessibilità del sistema.

Riepiloghi e-mail

Sul fronte della gestione delle e-mail, Apple Intelligence introduce una funzionalità che offre riepiloghi automatici.

Il primo tipo di riepilogo appare nella lista delle e-mail, sostituendo le prime righe del messaggio con un breve riassunto, mentre il secondo consente di aprire una conversazione e ottenere una sintesi del contenuto. Si tratta di nuove funzionalità che potrebbero dare nuovo impulso all’utilizzo di Apple Mail.

Siri

Per quanto riguarda Siri, i miglioramenti introdotti dall’intelligenza artificiale sono ancora in fase di sviluppo.

Attualmente, l’assistente vocale permette di interagire tramite comandi scritti oltre che vocali, e ha migliorato la gestione degli errori di pronuncia, oltre a offrire una maggiore conoscenza delle funzionalità interne ai prodotti Apple. Tuttavia, questi aggiornamenti non rappresentano certo un ‘game changer’.

Anche nel campo delle trascrizioni, Apple ha introdotto la possibilità di registrare e trascrivere chiamate e memo vocali, funzionalità che Google offre da tempo. Sebbene Apple non raggiunga le capacità avanzate di strumenti come Otter, rimane una valida alternativa, soprattutto perché gratuita rispetto ai servizi a pagamento o freemium offerti da terze parti.

Sguardo al futuro

Le funzioni più innovative di Apple Intelligence devono ancora essere rilasciate e dunque quanto scritto ha la valenza di un semplice aggiornamento, non certo di un verdetto definitivo. Alcune novità sono infatti previste entro la fine dell’anno, mentre altre non arriveranno prima del 2025.

Tra le funzioni attese, le più promettenti sono Image Playground e Genmoji, basate su testo, che potrebbero riscuotere grande successo. Ma la vera rivoluzione arriverà con Siri, che in futuro sarà in grado di svolgere compiti più complessi e gestire informazioni personali in modo intelligente. Questo è l’update che molti utenti stanno aspettando con impazienza.

Apple ha inoltre confermato che entro quest’anno verranno introdotte le funzioni Visual Intelligence, esclusiva per iPhone 16 e simile a Google Lens, e l’integrazione di ChatGPT, che permetterà di sfruttare la tecnologia di OpenAI sia con Siri che negli strumenti di scrittura, per gestire richieste più articolate.

Poche luci, molte ombre

In definitiva, Apple Intelligence rappresenta un importante passo strategico per Apple ma la sua attuazione iniziale, pur introducendo funzionalità interessanti, lascia intravedere solo una parte del suo potenziale.

La decisione di lanciare l’iPhone 16 senza un’implementazione completa di Apple Intelligence è rischiosa. È una scelta che punta a preparare il terreno per il futuro ma fa perdere parte del vantaggio immediato sul mercato, soprattutto in un momento in cui i competitor offrono già funzionalità AI più mature e integrate nei loro dispositivi. La sfida sarà vedere se Apple riuscirà a colmare questa distanza nel breve termine e a mantenere l’interesse degli utenti.

La promessa di un’integrazione più profonda con servizi come ChatGPT e l’eventuale lancio di un modello in abbonamento, potrebbe rappresentare una nuova fonte di ricavi per Apple, ma sollevano anche dubbi.

Diverse fonti indicano infatti che Apple Intelligence potrebbe adottare un modello di abbonamento per alcune delle sue funzionalità più avanzate. Secondo quanto riportato da vari analisti, l’azienda potrebbe introdurre una versione premium chiamata Apple Intelligence+, che offrirebbe caratteristiche aggiuntive e più sofisticate rispetto a quelle incluse gratuitamente nel sistema operativo.

Il prezzo dell’abbonamento è stimato tra i 10 e i 20 dollari al mese, posizionandosi quindi come un’offerta simile ai servizi in abbonamento già esistenti come iCloud+. Questo modello di business permetterebbe ad Apple di diversificare le proprie entrate, riducendo la dipendenza dalle vendite hardware e concentrandosi maggiormente sui servizi, un settore sempre più strategico per l’azienda.

Inoltre, Apple potrebbe guadagnare una quota degli abbonamenti attraverso le partnership con altri fornitori di intelligenza artificiale. A OpenAI potrebbero aggiungersi in futuro aziende come Google e Anthropic, col provider di intelligenza artificiale che diverrebbe a discrezione dell’utente, allo stesso modo in cui oggi si sceglie a chi affidarsi per il motore di ricerca.

L’idea di un modello in abbonamento non sorprende, considerando l’importanza crescente dell’IA e la tendenza del settore verso la monetizzazione di questi strumenti. Se il modello di Apple si dimostrerà efficace, potrebbe innescare una tendenza più ampia verso la creazione di servizi IA a pagamento.

In fase di lancio, però, Apple Intelligence si appoggerà esclusivamente a ChatGPT, ed esiste concretamente la possibilità che, almeno nella fase iniziale di Apple Intelligence, ci si trovi di fronte a una situazione in cui gli utenti che già pagano un abbonamento per ChatGPT attraverso OpenAI, siano costretti a pagare una seconda volta se vogliono accedere a queste stesse funzionalità tramite il servizio di Apple.

Apple offrirebbe senz’altro un’esperienza più integrata e ottimizzata rispetto all’uso di ChatGPT tramite l’app, ma è tutto da vedere che questa ottimizzazione giustifichi un doppio pagamento per gli utenti che vogliano utilizzare Apple Intelligence.

L’azienda di Tim Cook farebbe meglio a chiarire questo punto quanto prima, perché a oggi non è ancora chiaro se ci saranno sconti o meccanismi per evitare il pagamento duplicato per gli abbonati già attivi a OpenAI. Inutile dire che se quanto paventato dovesse concretizzarsi, genererebbe malcontento tra coloro che già pagano per le funzionalità AI di OpenAI.

L’esordio di Apple Intelligence nella beta di iOS 18.1 provoca quindi sentimenti al più tiepidi e sarà cruciale per Apple gestire al meglio l’introduzione dei nuovi servizi di IA  per mantenere l’interesse dei suoi consumatori in un mercato sempre più competitivo. L’immagine di Apple è ai minimi storici, soprattutto dopo il debolissimo evento di lancio dell’iPhone 16, e la concorrenza non aspetta che il prossimo passo falso.

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