Pochi giorni fa Tim Cook, ha presentato Apple Intelligence, il rilancio del colosso americano nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Alle spalle di questa novità c’è però un accordo rivoluzionario con OpenAI per integrare ChatGPT in iPhone, iPad e Mac.
I termini finanziari dell’accordo non sono però stati svelati e gli appassionati di tecnologia hanno iniziato a chiedersi come sarà strutturato. Tra coloro che se lo sono chiesto c’è anche Mark Gurman di Bloomberg, che ha sentito le fonti informate sulla vicenda, che hanno ovviamente chiesto di restare anonime.
L’accordo, come ben sappiamo, prevede l’integrazione di ChatGPT all’interno di Siri e dei nuovi strumenti di scrittura di Apple. Ma, secondo le indiscrezioni raccolte, la partnership inizialmente non dovrebbe generare entrate significative per nessuna delle due parti.
Apple non pagherà OpenAI per la partnership in quanto l’azienda di Cupertino ritiene, non a torto, che promuovere il marchio e la tecnologia di OpenAI su centinaia di milioni dei suoi dispositivi abbia un valore uguale se non maggiore rispetto ai pagamenti monetari. In cambio, Apple beneficerà della possibilità di offrire un chatbot avanzato ai propri consumatori.
Ma tutto ha un prezzo nella vita e, nel caso che stiamo affrontando, senz’altro lo avrà per OpenAI. L’azienda di Sam Altman, infatti, paga Microsoft per l’hosting su Azure. Ed è chiaro che l’integrazione di ChatGPT sui dispositivi Apple farà crescere la capacità di calcolo richiesta da OpenAI.
Il significativo aumento del budget computazionale di OpenAI sarà in parte compensato dal fatto che i servizi di intelligenza artificiale di Apple verranno gestiti in parte dagli stessi dispositivi. Sarà infatti demandato al cloud computing solamente ciò che non potrà essere elaborato in locale. Quale sarà l’effettiva impennata di traffico di OpenAI, però, lo si potrà scoprire solo una volta che verrà lanciato Apple intelligence.
Un altro tema irrisolto è quello degli abbonamenti a ChatGPT. Il piano attuale di OpenAI prevede un pagamento di 20 dollari al mese, che garantisce funzionalità extra come l’analisi dei dati e la generazione delle immagini. Apple Intelligence però metterà gratuitamente a disposizione degli utenti GPT-4o, e appare evidente che per molti ciò sarà più che sufficiente a sostituire l’abbonamento mensile.
Inoltre, Apple e chiede una percentuale standard del 30% su tutte le transazioni che avvengono attraverso l’App Store: farà lo stesso anche con OpenAI, per tutti coloro che rinnoveranno l’abbonamento mensile a ChatGPT attraverso i loro iPhone?
Insomma, appare chiaro che volendo diradare la cortina fumogena alzata dal roboante annuncio della WWDC 2024, ci sono ancora alcuni importanti punti da chiarire. Senza dimenticare poi che l’accordo con OpenAI non è esclusivo e che Apple sta già discutendo l’opzione di offrire anche il chatbot Gemini di Google entro la fine dell’anno.
Non bastasse, Apple ha anche avuto colloqui con Anthropic e, a questo punto, sembra evidente che Apple voglia offrire ai suoi utenti la scelta di quale intelligenza artificiale utilizzare, allo stesso modo in cui si sceglie il motore di ricerca da usare nei propri browser.
Da ultimo, c’è un nodo altrettanto importante da affrontare, ossia quello delle lingue. Apple Intelligence al momento è disponibile solo in inglese americano, ma è chiaro che l’azienda per avere successo dovrà necessariamente espandere il servizio ad altre lingue e paesi.
Ma portare Apple Intelligence in Cina potrebbe essere problematico, dato che lì servizi come ChatGPT e Gemini sono vietati. L’unica soluzione praticabile pare essere un accordo con un fornitore locale cinese di intelligenza artificiale come Baidu e Alibaba. Vista però la diffidenza reciproca che regna attualmente tra l’Occidente e la Cina, l’idea di avere un dispositivo americano sul quale giri un’IA cinese pare una strada difficile da percorrere. Come sempre, non ci resta che guardare al futuro con grande interesse.


