Amazon ha annunciato ieri un aumento di oltre il 50% delle spese in conto capitale per il 2026, destinando 200 miliardi di dollari al potenziamento delle sue infrastrutture di intelligenza artificiale.
La reazione di Wall Street è stata immediata e in linea con quanto già accaduto con Microsoft e Google: il titolo è crollato dell’11,5% nelle contrattazioni after-hours, chiudendo poi la giornata regolare con un calo del 4,4%.
L’azienda di Seattle si unisce così alla corsa agli investimenti dei Big Tech, con i quattro principali hyperscaler (Amazon, Microsoft, Google e Meta) pronti a spendere collettivamente oltre 630 miliardi di dollari quest’anno.
È una dinamica industriale senza precedenti che concentra un’enorme quantità di capitale nelle mani di pochi attori, con implicazioni profonde sulla struttura stessa del settore tecnologico.
AWS: dominare e generare meno ricavi
Amazon Web Services rappresenta un paradosso economico che spiega molte delle tensioni finanziarie dell’azienda. Pur contribuendo solo al 15-20% dei ricavi complessivi, AWS genera oltre il 60% dei profitti operativi di Amazon: in altre parole, l’unità cloud finanzia di fatto l’e-commerce, che continua a operare su margini risicati.
Nel quarto trimestre AWS ha registrato ricavi per 35,6 miliardi di dollari con una crescita del 24%, la più forte degli ultimi 13 trimestri. Numeri che in apparenza sembrano solidi, ma che vengono oscurati dal confronto con i concorrenti: Google Cloud è cresciuto del 48% raggiungendo 17,75 miliardi di dollari, Azure di Microsoft del 39%.
Durante la conference call con gli investitori, il CEO Andy Jassy ha assunto un tono difensivo, in netto contrasto con la sicurezza mostrata dai dirigenti di Alphabet il giorno prima. “È molto diverso crescere del 24% quando si parte da una base di 142 miliardi di dollari annui, rispetto ad avere percentuali più alte partendo da basi molto più piccole”, ha sottolineato Jassy, nel tentativo di giustificare tassi di espansione inferiori rispetto ai rivali.
Il dato più preoccupante per gli analisti è però un altro: le spese in conto capitale previste per il 2026 supereranno il flusso di cassa operativo dell’azienda. In altre parole, Amazon investirà in infrastrutture IA più denaro di quanto ne generi dalle sue operazioni quotidiane, dovendo attingere alle riserve accumulate o ricorrere al debito per finanziare la corsa all’intelligenza artificiale.
“Amazon deve investire a questi livelli solo per rimanere in gara”, ha commentato Gil Luria di D.A. Davidson. Una scommessa finanziaria che mette sotto pressione la sostenibilità del modello di business e che segnala quanto sia diventata costosa la competizione nell’infrastruttura di IA.
Jassy ha trascorso gran parte della chiamata post-utili elencando le novità di AWS: oltre 1.000 nuove applicazioni lanciate o in arrivo, bot di servizio clienti basati su IA, avvisi sportivi in tempo reale. “Siamo incredibilmente intraprendenti”, ha dichiarato. “In ognuna delle nostre attività si vede un uso molto ampio dell’IA per migliorare l’esperienza del cliente e, in molti casi, per reinventare completamente ciò che era possibile prima”. Ma gli investitori vogliono vedere risultati concreti, non solo promesse.
Wall Street premia chi racconta il valore dell’IA
I risultati finanziari delle Big Tech negli ultimi giorni hanno evidenziato un messaggio inequivocabile da parte di Wall Street: la spesa in IA può continuare a crescere solo se le aziende dimostrano ritorni operativi o finanziari proporzionali.
Ma conta anche la capacità di costruire una narrazione convincente attorno a questi investimenti. Google e Meta hanno visto le loro previsioni di spesa in conto capitale accolte positivamente dagli analisti (nonostante il Google sia comunque scesa del 3% ieri), mentre Microsoft è stata punita la scorsa settimana, quando la crescita della sua unità cloud ha appena superato le stime.
Amazon si trova ora nella stessa posizione sfavorevole: non basta investire cifre colossali, bisogna convincere il mercato che quei soldi stanno generando un vantaggio competitivo misurabile. “Il mercato semplicemente non gradisce l’enorme quantità di denaro che continua a essere investita in spese in conto capitale per questi tassi di crescita”, ha sintetizzato Dave Wagner, portfolio manager di Aptus Capital Advisors.
Amazon ha inoltre previsto un reddito operativo per il primo trimestre tra 16,5 e 21,5 miliardi di dollari, incorporando circa un miliardo di costi legati alla sua attività di internet satellitare ad alta velocità, Leo. Gli analisti si aspettavano 22,04 miliardi di dollari.
L’unica vera nota positiva arriva dal business pubblicitario, che ha visto le vendite balzare del 22% nel quarto trimestre a 21,3 miliardi di dollari. Jassy ha sottolineato che l’azienda ha integrato opzioni di IA in Prime Video, permettendo agli inserzionisti di creare annunci con un’interazione umana limitata. È un segmento che continua a crescere in modo robusto e che rappresenta un punto di forza in mezzo a tante incertezze.
Il ritiro dai negozi fisici di Amazon
Mentre investe massicciamente nell’IA, Amazon sta contemporaneamente chiudendo un capitolo della sua storia: quello dei negozi fisici.
Per anni l’azienda ha sperimentato formati di vendita al dettaglio negli Stati Uniti (dagli Amazon Go, minimarket senza casse dove i sensori registravano automaticamente gli acquisti, agli Amazon Fresh, supermercati con tecnologia integrata), nel tentativo di portare l’efficienza dell’e-commerce nel mondo fisico.
L’azienda ha registrato 610 milioni di dollari in svalutazioni di asset legate a queste attività. Per cui la decisione è stata drastica: tutti questi negozi verranno chiusi, alcuni convertiti in punti vendita Whole Foods.
È la fine della retorica sull’integrazione tra online e offline, un esperimento che non ha prodotto i risultati sperati. La nuova scommessa passa per un’espansione dell’impronta di Whole Foods e per un mega-store destinato a competere direttamente con Walmart e Costco. Ed è il ritorno a una strategia più tradizionale nel retail fisico, dopo anni di tentativi di innovazione che si sono rivelati fallimentari.
Trentamila licenziamenti (ma ventunomila assunzioni)
C’è un ultimo paradosso che caratterizza la trasformazione di Amazon nell’era dell’IA. L’azienda ha licenziato complessivamente 30.000 dipendenti corporate (14.000 nell’ultimo trimestre e altri 16.000 all’inizio dell’anno), dichiarando che i tagli erano necessari per via delle efficienze ottenute dall’uso dell’intelligenza artificiale e per un cambio nella cultura aziendale.
Eppure Amazon ha chiuso il 2025 con 21.000 dipendenti in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Non si tratta quindi di una riduzione netta della forza lavoro, ma di una sua ricomposizione: l’IA elimina certi ruoli e ne crea altri, sposta competenze e ridisegna organigrammi.
È un segnale di come la tecnologia stia trasformando non solo i prodotti ma anche la struttura interna delle organizzazioni che la sviluppano. Resta da vedere se questa trasformazione, pagata a caro prezzo in termini umani e finanziari, produrrà i risultati che Amazon promette ai suoi investitori.
Fonte: Reuters, TechCrunch


