Piaggio sposta la produzione dell’Ape in India

by | 1 Dic 2024 | Automotive

Tempo di lettura: 2 minuti

Dopo 76 anni di storia, la produzione dell’Ape Piaggio nello stabilimento di Pontedera (Pisa) giunge al capolinea.

Lo storico veicolo a tre ruote, simbolo del boom economico italiano del dopoguerra, verrà realizzato esclusivamente in India, dove da tempo è già prodotto.

La decisione, comunicata ai sindacati nelle scorse settimane, rappresenta una svolta storica per l’azienda, spinta a riconvertire le linee produttive locali a causa delle sempre più stringenti normative europee su sicurezza e ambiente.

La scelta obbligata di Piaggio

Secondo le fonti sindacali, il futuro dell’Ape in Europa era segnato. La sua tecnologia, basata su motorizzazioni Euro 4 a due tempi, non può soddisfare i requisiti per un’eventuale omologazione Euro 5 senza modifiche radicali, che snaturerebbero il modello.

“Sarebbe necessario cambiare la motorizzazione ma a quel punto non sarebbe più un’Ape”, ha spiegato Angelo Capone, segretario Fiom Pisa. Inoltre, per adeguarsi alle normative europee gli Ape dovrebbero essere dotati di airbag e sistemi di frenata assistita.

La scelta di Piaggio non è però una delocalizzazione nel senso tradizionale. L’azienda parla di una riconversione industriale in quanto le linee di Pontedera saranno adattate per la produzione del Porter elettrico, un furgone pensato per raccogliere l’eredità dell’Ape.

Questo nuovo veicolo si affiancherà ai modelli a benzina e bi-fuel già in produzione e sarà centrale per il futuro del marchio nel mercato europeo.

Il mercato indiano e africano

L’Ape, invece, continuerà la sua carriera nei mercati meno regolamentati dell’India e dell’Africa, dove normative più permissive offrono maggiore flessibilità.

Particolarmente interessante è la versione elettrica, già in vendita in India e supportata da una rete capillare di distributori che consente la sostituzione rapida delle batterie scariche.

La riconversione non dovrebbe avere impatti significativi sull’occupazione. “Ad oggi non abbiamo preoccupazioni: l’azienda ha assicurato che non ci saranno ripercussioni sui lavoratori”, ha dichiarato Capone.

Tuttavia, il ricorso alla cassa integrazione per circa 1.100 operai, previsto per tre settimane a partire da dicembre, ha sollevato dubbi tra i rappresentanti sindacali.

Flavia Capilli, segretaria regionale Fim Cisl, ha espresso una “cauta preoccupazione” per il futuro. “Ci sono altri modelli da sviluppare, ma vogliamo sapere quanto prima su quali prodotti saranno fatti gli investimenti e come avverrà la riorganizzazione”.

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