Alex Karp, CEO di Palantir, sarà l’investitore capofila della nuova società di tecnologia militare fondata dall’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov. Il progetto non ha ancora un nome pubblico e non sono stati comunicati né l’ammontare dell’investimento né le tecnologie che svilupperà.
L’obiettivo, però, è già molto chiaro. Karp vuole aiutare a trasformare le “conoscenze e competenze sull’arte della guerra” accumulate dall’Ucraina in prodotti destinati anche ai Paesi alleati.
La notizia arriva pochi giorni dopo che abbiamo raccontato il viaggio di Fedorov negli Stati Uniti alla ricerca di capitali per finanziare startup militari ucraine e crearne direttamente di nuove.
L’ex ministro parlava di robot per il campo di battaglia, droni intercettori e missili economici dotati di IA. Adesso quel progetto trova il primo investitore di peso.
Il capitale accumulato sul fronte
Fedorov parte da un’idea molto concreta: quattro anni di guerra hanno costretto l’Ucraina a sviluppare e modificare continuamente droni, software, sistemi di puntamento e altre tecnologie militari sulla base di ciò che funzionava davvero contro la Russia.
“Durante la guerra su vasta scala, il nostro team ha acquisito un’esperienza unica lavorando con le tecnologie per la difesa in Ucraina e vedendo in prima persona come la tecnologia stia trasformando la guerra moderna”, ha spiegato Fedorov. “Ora vogliamo usare questa esperienza per costruire tecnologie che rafforzino l’Ucraina, aiutino i nostri alleati e, in ultima analisi, rendano il mondo più sicuro”.
È proprio questa esperienza che Fedorov vuole trasformare in un vantaggio industriale. Un drone che funziona in laboratorio può andare incontro a imprevisti appena arriva sul fronte.
In Ucraina i cicli di prova, errore e modifica si ripetono continuamente e producono conoscenze difficili da ottenere durante normali esercitazioni militari.
Palantir lavora con Kiev da anni
Per Karp, del resto, l’Ucraina è tutt’altro che un territorio sconosciuto. Palantir fornisce già software a Kiev e il rapporto tra il suo CEO e Fedorov dura da circa cinque anni.
A maggio Karp aveva elogiato apertamente le capacità sviluppate dagli ucraini. “Gli ucraini coinvolti hanno costruito alcuni dei sistemi di puntamento più importanti, facili da usare, interattivi e adattivi al mondo”, aveva dichiarato. Per il CEO di Palantir, la guerra ha quindi prodotto competenze che possono avere un valore ben oltre i confini ucraini.
La nuova società prova a mettere una struttura commerciale attorno a quel patrimonio. Il passaggio è importante perché finora molte delle innovazioni ucraine sono nate per rispondere a esigenze immediate del fronte.
Fedorov vuole trasformare almeno una parte di quelle soluzioni in prodotti che possano essere sviluppati, finanziati e venduti anche altrove.
Dal fronte agli eserciti occidentali
Palantir conosce già bene questo percorso. Come abbiamo raccontato a marzo, il Pentagono ha rafforzato il ruolo dell’azienda all’interno delle forze armate americane attraverso Maven, la piattaforma che usa l’IA per analizzare grandi quantità di dati e supportare l’individuazione degli obiettivi.
È un precedente che aiuta a capire cosa Karp può portare alla nuova iniziativa oltre ai capitali. Palantir ha esperienza nel trasformare software militare in sistemi integrati nelle strutture operative di uno dei maggiori clienti della difesa al mondo.
Fedorov porta invece l’altra metà dell’equazione: anni di esperienza diretta in una guerra nella quale droni, IA e software vengono messi alla prova ogni giorno. Il progetto nasce dall’incontro tra questi due mondi.
L’Ucraina cerca di trasformare ciò che ha imparato combattendo in tecnologia esportabile; Karp punta a trasformare quel know-how in prodotti per un mercato della difesa occidentale che conosce già molto bene.
Fonte Washington Post


