C’è una parola, nel gergo dell’acquisizione militare americana, che vale più di qualsiasi contratto: “program of record”. Significa che un sistema smette di essere un fornitore e diventa un’infrastruttura.
Significa anche finanziamenti pluriennali garantiti, adozione obbligata in tutti i rami delle forze armate e integrazione nella catena di comando istituzionale. È la differenza, insomma, tra un appalto rinnovabile e un asset di Stato.
Il vicesegretario alla Difesa Steve Feinberg ha firmato una lettera ai vertici del Pentagono e ai comandanti militari in cui ordina esattamente questo per Maven Smart System, la piattaforma di comando e controllo sviluppata da Palantir.
“È imperativo che investiamo ora e con determinazione per approfondire l’integrazione dell’intelligenza artificiale in tutto il dispositivo interforze e affermare il processo decisionale abilitato dall’IA come pietra angolare della nostra strategia”, scrive Feinberg. La decisione entrerà in vigore entro settembre, con la chiusura dell’anno fiscale in corso.
Maven non è un sistema in fase di sperimentazione. Analizza in tempo reale enormi flussi di dati provenienti da satelliti, droni, radar, sensori e rapporti di intelligence, e utilizza l’IA per identificare automaticamente potenziali minacce e obiettivi: veicoli militari nemici, edifici, depositi di armi.
È già il sistema operativo primario delle forze armate americane. E nelle ultime settimane, durante i migliaia di attacchi americani contro l’Iran nell’ambito dell’Operazione Epic Fury, Maven è già entrato in funzione. Il memo arriva, in sostanza, non come annuncio di un futuro possibile ma come ratifica di un presente già operativo.
Palantir, da startup a colonna vertebrale militare
Palantir ha costruito Maven a partire dal 2017, quando il Pentagono ha lanciato il Project Maven come programma di etichettatura di immagini da droni. Google era il partner originale ma ha abbandonato il progetto nel 2018, sotto la pressione dei propri dipendenti. Palantir è quindi subentrata e negli anni ha trasformato quello che era un tool di analisi visiva in una piattaforma integrata che gestisce l’intero ciclo decisionale militare: dal rilevamento dell’obiettivo alla pianificazione dell’azione, fino all’ingaggio.
Un funzionario del Pentagono ha mostrato pubblicamente come funziona durante l’AIPCon 9, la conferenza annuale di Palantir tenutasi il 13 marzo. Davanti alla platea, con una mappa del Medio Oriente sullo schermo, ha descritto la velocità con cui Maven comprime oggi ciò che un tempo richiedeva ore di lavoro su otto o nove sistemi separati, con migliaia di analisti impegnati a spostare manualmente dati da un sistema all’altro. “Ora facciamo tutto da un sistema solo. È rivoluzionario”, ha detto.
Questa traiettoria ha avuto un riflesso diretto in borsa. I contratti con il governo americano, incluso un accordo con l’Esercito da un massimo di 10 miliardi di dollari annunciato la scorsa estate, hanno contribuito a raddoppiare il valore del titolo Palantir nell’ultimo anno.
La capitalizzazione di mercato ha raggiunto quasi 360 miliardi di dollari, una cifra che colloca l’azienda tra le maggiori società tech al mondo, costruita però quasi interamente sulla spesa pubblica. Con la designazione a “program of record”, quella dipendenza diventa strutturale in entrambe le direzioni: Palantir è istituzionalizzata ma il Pentagono è altrettanto agganciato a Palantir.
Il problema etico
Pannelli di esperti delle Nazioni Unite hanno avvertito che il targeting bellico tramite IA senza intervento umano solleva rischi etici, giuridici e di sicurezza. Il problema centrale è tecnico prima ancora che morale: i modelli di IA assorbirebbero i pregiudizi presenti nei dati con cui vengono addestrati.
In un contesto di guerra, dove un errore di classificazione può tradursi in vittime civili, queste distorsioni algoritmiche non sono un’anomalia accettabile. Palantir risponde che il suo software non prende decisioni letali e che la selezione e l’approvazione degli obiettivi restano responsabilità umana.
La dichiarazione è formalmente corretta. Ma la velocità con cui Maven comprime il ciclo decisionale (da ore a minuti, da migliaia di analisti a decine), pone una domanda che la formula “gli umani decidono” non esaurisce: quanto è reale la supervisione umana quando il sistema opera a quella velocità e su quella scala?
Il cortocircuito Anthropic
C’è poi una complicazione che il memo di Feinberg non affronta ma che aleggia sull’intera operazione. Maven utilizza Claude, il modello di IA sviluppato da Anthropic.
Ma il Pentagono ha classificato Anthropic come un rischio per la catena di approvvigionamento, dopo mesi di scontro sulle garanzie di sicurezza che l’azienda pretende di mantenere attorno ai propri modelli. Garanzie che il Pentagono considera incompatibili con un uso militare senza restrizioni.
Il risultato è un cortocircuito istituzionale: il Pentagono istituzionalizza Maven come infrastruttura permanente delle proprie forze armate, mentre uno dei componenti centrali di Maven è fornito da un’azienda che lo stesso Pentagono ha formalmente etichettato come inaffidabile.
Anthropic ha risposto avviando un’azione legale contro il Pentagono, la Casa Bianca e altre agenzie federali per bloccare le direttive di Hegseth e Trump. Le udienze sono in corso ma il sistema nel frattempo opera.
Fonte: Reuters


