Per finanziare l’IA, le Big Tech si stanno indebitando in tutto il mondo

by | 16 Mag 2026 | Business

Riassunto IA
  • Le big tech americane hanno portato la spesa stimata per l’IA a 725 miliardi di dollari nel 2025, riducendo il flusso di cassa disponibile ai minimi da oltre un decennio e spingendo il ricorso al debito sui mercati internazionali.
  • La saturazione degli investitori americani, accelerata dall’emissione da 25 miliardi di Meta, ha costretto Alphabet e Amazon a raccogliere capitali in Europa e Giappone, dove i tassi più bassi offrono condizioni di finanziamento più favorevoli.
  • Il debito in valuta estera vale già il 30% dell’indebitamento complessivo degli hyperscaler; il bond centenario in sterline di Alphabet segnala che l’industria si finanzia su orizzonti temporali da infrastruttura, non da ciclo tecnologico.
Tempo di lettura: 3 minuti

Fino a un anno fa, Alphabet non aveva un solo dollaro di debito estero. Oggi emette obbligazioni in euro, franchi svizzeri, sterline, dollari canadesi e yen giapponesi.

Non è tanto una scelta di diversificazione finanziaria quanto il segnale che la corsa all’intelligenza artificiale ha raggiunto una scala che nessun singolo mercato del credito riesce ad assorbire da solo.

Le grandi aziende tecnologiche americane (Alphabet, Amazon, Meta e le altre) hanno rivisto al rialzo le stime di spesa per l’IA fino a 725 miliardi di dollari per il solo 2025. Una cifra che ha portato il flusso di cassa disponibile ai livelli più bassi in oltre un decennio.

Aziende che per anni hanno accumulato riserve miliardarie si trovano ora in una posizione inedita: spendono più di quanto incassano e devono finanziarsi sul mercato.

La costruzione di data center su scala industriale per addestrare e distribuire modelli di IA sofisticati richiede capitali enormi, costanti e a lungo termine. Capitali che Wall Street, da sola, non è più in grado di fornire senza alzare il prezzo.

Meta esaurisce gli investitori americani

La dinamica che ha accelerato la svolta verso i mercati esteri rivela quanto sia competitiva, anche sul piano finanziario, la corsa tra i grandi gruppi tech.

A metà maggio, Meta ha collocato un’emissione obbligazionaria da 25 miliardi di dollari sul mercato americano. L’operazione ha avuto successo ma ha lasciato gli investitori istituzionali saturi di titoli del settore tecnologico. Quando, pochi giorni dopo, Alphabet ha voluto raccogliere nuova liquidità, il mercato domestico non era più disponibile ad assorbire un’altra grande emissione a condizioni favorevoli.

La risposta è stata guardare altrove. Euro e dollari canadesi prima, yen giapponesi poi, coi banchieri americani che hanno lavorato di notte per presentare l’operazione agli investitori di Tokyo.

Amazon ha seguito a ruota, raccogliendo 3,6 miliardi di dollari sul mercato svizzero e, nelle settimane precedenti, quasi 17 miliardi di euro nella sua più grande emissione in valuta europea.

I mercati europei e asiatici offrono un vantaggio aggiuntivo: i tassi ufficiali più bassi rispetto agli Stati Uniti rendono il costo del debito più contenuto.

Ma il vantaggio più rilevante è strutturale. Emettere in mercati diversi permette di evitare la saturazione di un singolo bacino di investitori, mantenendo alta la domanda, e quindi basso il rendimento richiesto, ogni volta che si torna successivamente sul mercato.

Un debito che scadrà nel… 2125!

C’è un’operazione, tra quelle degli ultimi mesi, che più di altre dice qualcosa sulla natura di questa trasformazione. A febbraio, Alphabet ha collocato sul mercato britannico un’obbligazione in sterline con scadenza a cento anni.

È uno strumento rarissimo per un’azienda privata: il debito sarà rimborsato nel 2125 e chi lo ha acquistato scommette sulla sopravvivenza e sulla solvibilità di Google per un secolo.

Le grandi aziende tecnologiche preferiscono obbligazioni con scadenze molto lunghe perché evitano di dover rifinanziare il debito con frequenza, esponendosi alle oscillazioni dei tassi.

E il ragionamento sottostante è che l’infrastruttura per l’IA, come le ferrovie nell’Ottocento, si costruisce in decenni e richiede capitali pazienti. La metafora delle ferrovie, usata da uno dei banchieri coinvolti nell’operazione, è una precisa indicazione di come il settore si stia posizionando davanti agli investitori.

Big Tech cambia la geografia del credito

Il debito in valuta estera rappresenta oggi circa il 30% dell’indebitamento complessivo degli hyperscaler, secondo Bank of America. È una quota destinata a crescere, man mano che i mercati americano ed europeo si integrano in un unico circuito finanziario attorno all’IA.

Quel che emerge da questa dinamica è che la competizione tra i grandi gruppi tech non si gioca solo sul piano tecnologico o commerciale. Si gioca anche sui mercati del credito, dove muoversi in ritardo, ossia aspettare che un concorrente abbia già collocato la propria emissione e saturato gli investitori, significa pagare di più o raccogliere meno. I mercati esteri, più piccoli di quello americano, si esauriscono in fretta e chi arriva secondo trova meno spazio.

L’Europa, in questo scenario, non è solo un mercato di sbocco per i prodotti delle big tech americane o un terreno di scontro regolatorio. È diventata anche una fonte di finanziamento per la loro espansione.

I capitali europei stanno contribuendo a costruire l’infrastruttura dell’IA globale con tutti i benefici e tutte le dipendenze che ne conseguono.

Fonte: Financial Times

POTREBBE INTERESSARTI

pentagono

Il Pentagono entra nella filiera dell’IA con Fluidstack

Il finanziamento a Fluidstack sarebbe il più grande mai concesso dall’Office of Strategic Capital e servirebbe a produrre negli USA componenti per i data...
Arthur Mensch Mistral

Mistral raccoglie 3 miliardi. Ma l’IA americana gioca un’altra partita

Tre miliardi sembrano tanti finché non si guarda agli Stati Uniti. Mistral sceglie così una strategia più mirata, tra industria, cloud e modelli cinesi.

pro padel league venture capital

Il venture capital ora investe sull’economia dell’esperienza

Squadre sportive, casinò e prodotti fisici attirano chi teme che il prossimo modello di IA possa svalutare interi business digitali. Il nuovo bene prezioso è ciò che...
Masayoshi Son SoftBank

SoftBank cerca altri 10 miliardi per ripagare il debito della scommessa OpenAI

A marzo aveva ottenuto un prestito ponte da 40 miliardi di dollari per finanziare OpenAI. Ora Masayoshi Son cerca prestiti e obbligazioni per sostituire quel...
hugging face

Nvidia vuole comprarsi Hugging Face per 13 miliardi

OpenAI e gli altri grandi laboratori cercano di ridurre la dipendenza dalle sue GPU. Nvidia risponde investendo sull’IA aperta e sulla piattaforma che la...
Colette Kress Nvidia

Nvidia fa 96 miliardi in tre mesi e difende i “finanziamenti circolari”

Ricavi +106% e crescita prevista del 70% nel fiscal 2028. Ma aumentano il costo delle memorie, le garanzie finanziarie e la concorrenza dei chip progettati dagli stessi...
Jensen Huang Poolside

Nvidia mette 6 miliardi su Poolside per costruire l’alternativa ai modelli a pesi aperti

Gli Stati Uniti dominano l’IA proprietaria, ma nei modelli aperti la Cina corre più veloce. Nvidia prova a colmare il divario con tecnologia, chip e...
Jensen Huang Nvidia

Samsung, SK Hynix e Micron presentano il conto. I server Nvidia aumenteranno di oltre il 15%

Persino una Nvidia con margini lordi del 75% non riesce a neutralizzare l’aumento dei costi. E costruire i giganteschi data center per l’IA diventa ancora più...
scott bessent

Gli USA pagano sempre di più per finanziarsi: volano oro e Bitcoin

Debito crescente, deficit elevati e inflazione spingono gli investitori a chiedere rendimenti più alti sui Treasury a lunga scadenza. Il Tesoro USA prova a frenare la...
Marvell

Google allarga la squadra dei chip IA: Marvell entra nel business delle TPU

Marvell affiancherà Broadcom nello sviluppo dell’hardware attorno alle TPU, mentre Google comincia a proporre i propri acceleratori IA anche a clienti esterni.

Share This