San Francisco, molotov contro l’abitazione di Sam Altman

by | 11 Apr 2026 | Tecnologia

Sam Altman OpenAI. | Foto: The Indian Express
Riassunto IA
  • Un uomo di vent’anni è stato fermato a San Francisco dopo aver lanciato una molotov contro l’abitazione di Sam Altman e aver minacciato la sede di OpenAI; nessun ferito, danni minimi.
  • L’episodio segue una protesta organizzata dal gruppo Stop AI davanti agli uffici di OpenAI nel febbraio scorso, segnando un’escalation nel livello di conflittualità attorno all’azienda.
  • OpenAI ha tenuto gli uffici aperti e rinforzato la sicurezza, mentre le accuse contro il sospettato sono ancora in corso di formulazione.
Tempo di lettura: 2 minuti

Poco prima delle quattro del mattino di venerdì, un uomo si è avvicinato all’abitazione di Sam Altman nel quartiere Russian Hill di San Francisco e ha lanciato una molotov verso la proprietà. La bomba è atterrata nelle vicinanze, si è spenta senza propagarsi e ha causato danni minimi a un cancello esterno. Nessuno è rimasto ferito.

Circa un’ora dopo, un individuo corrispondente alla descrizione del sospettato viene individuato dalla polizia nei pressi della sede di OpenAI sulla Third Street, mentre minacciava di dare fuoco all’edificio.

Gli agenti lo hanno riconosciuto come il responsabile dell’episodio precedente e lo hanno fermato. Si tratta di un uomo di vent’anni, la cui identità non è stata resa nota. Le accuse sono ancora in corso di formulazione.

OpenAI ha confermato l’accaduto attraverso un memo interno inviato ai dipendenti venerdì mattina, visionato dal Wall Street Journal. La portavoce dell’azienda ha ribadito che nessuno è stato coinvolto fisicamente nell’incidente.

Una sede già nel mirino

Nel memo, l’azienda ha comunicato che tutti gli uffici di San Francisco restano aperti e che è stata rafforzata la presenza di polizia e personale di sicurezza attorno agli edifici. Una scelta che segnala, almeno nelle intenzioni, la volontà di non lasciare che l’episodio si trasformi in un’interruzione visibile delle attività.

Non è la prima volta che la sede di OpenAI su Third Street diventa teatro di tensioni. Lo scorso febbraio, cinque manifestanti erano stati arrestati dopo essersi piazzati davanti all’ingresso dell’edificio e aver rifiutato di spostarsi. Facevano parte di una protesta più ampia organizzata da Stop AI, gruppo che sostiene che l’intelligenza artificiale rappresenti una minaccia esistenziale per l’umanità.

Quella manifestazione era pacifica, anche se non priva di una retorica radicale. L’attacco di questa notte appartiene invece a un registro completamente diverso. Non è possibile, né corretto, tracciare una linea diretta tra il movimento di protesta e l’azione del 20enne fermato.

Ma la cronologia degli incidenti resta. In poco più di un anno, la sede di una delle aziende più influenti nel settore dell’IA è passata dall’essere oggetto di sit-in simbolici a bersaglio di un ordigno incendiario. È un dato che parla da solo, indipendentemente dalle intenzioni di chiunque.

Altman, il bersaglio non è casuale

Sam Altman non è semplicemente il CEO di un’azienda tecnologica. È diventato, nel bene e nel male, il volto più riconoscibile dell’IA generativa a livello globale: il nome che compare nei titoli quando si parla di ChatGPT, di rischi dell’IA, di regolamentazione, di potere delle piattaforme. È ormai una figura pubblica che polarizza, e che per questo attira su di sé le proiezioni di chi teme o contesta questa tecnologia.

L’episodio non dice nulla di definitivo sulle ragioni del responsabile, né sull’entità del dissenso anti-IA. Dice però che il dibattito sull’intelligenza artificiale non è più confinato a convegni accademici, audizioni parlamentari o thread sui social.

In casi estremi e isolati, sta prendendo forme che nessuno avrebbe messo in conto fino a pochi anni fa.

Fonte: Wall Street Journal

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