Fidji Simo aveva appena chiesto ai dipendenti di concentrarsi sui prodotti. Poi ha speso centinaia di milioni per uno show con 59.000 iscritti su YouTube.
OpenAI ha acquisito TBPN, il talk show tecnologico più seguito della Silicon Valley, in un’operazione del valore di alcune centinaia di milioni di dollari. L’azienda che ha creato ChatGPT entra così nel mondo dei media, con un obiettivo dichiarato: plasmare la narrativa pubblica sull’intelligenza artificiale.
L’idea pare essere stata di Fidji Simo, che in OpenAI supervisiona prodotto, business e comunicazione, e che ha recentemente ribattezzato il proprio ruolo in “CEO del dispiegamento dell’AGI”. Sarebbe stata lei a contattare i conduttori dello show a febbraio con un’offerta di acquisto.
Ed è stata sempre lei che, appena tre settimane fa, in una riunione plenaria con i dipendenti, aveva detto “Non possiamo perdere questo momento perché siamo distratti da missioni secondarie.”
Una persona vicina a OpenAI ha però respinto la contraddizione ai microfoni del Wall Street Journal: “I ricercatori e gli ingegneri non dedicheranno tempo a questo e non è un nuovo prodotto, quindi non è una missione secondaria.” La distanza tra le parole e i fatti, però, resta tutta lì.
TBPN: un piccolo show con un pubblico che conta
TBPN, che sta per Technology Business Programming Network, è nato nell’ottobre 2024 e in pochi mesi è diventato un punto di riferimento per fondatori di startup, investitori e professionisti del settore tech.
I co-conduttori Jordi Hays e John Coogan, autoproclamatisi “fratelli della tecnologia”, hanno intervistato Mark Zuckerberg, Sam Altman, Mark Cuban, Eddy Cue di Apple. Il formato è tutto tranne che tradizionale: episodi da tre ore, in diretta, con un tono da telecronaca sportiva applicato alle notizie tecnologiche.
I numeri, sulla carta, sono modesti e parlano di circa 59.000 iscritti su YouTube, una frazione rispetto ai 20,8 milioni di Joe Rogan o ai quasi 5 milioni di Lex Fridman. Ma TBPN genera circa 30 milioni di dollari di ricavi annui dalla pubblicità e, soprattutto, produce frammenti video che diventano virali su X, cambiando il modo in cui la comunità tech percepisce i temi del giorno.
È questo che interessa a OpenAI: non il pubblico di massa ma il pubblico giusto. I fondatori, gli ingegneri, i dirigenti la cui opinione sull’IA si forma scrollando un feed. Coogan, peraltro, non è un estraneo all’orbita di Altman: ha co-fondato Soylent oltre un decennio fa con Altman tra i primi investitori; e la sua seconda startup, Lucy, era finanziata da Y Combinator, quando Altman ne era a capo.
Possedere la narrazione, non solo il prodotto
Il Wall Street Journal rivela il cuore dell’operazione senza giri di parole: Simo aveva discusso con Altman della necessità di “trovare un modo per controllare la narrazione non solo attorno alla propria azienda, ma sull’IA in generale”.
In un panorama in cui la percezione pubblica dell’intelligenza artificiale oscilla tra entusiasmo e ansia (per l’impatto sul lavoro, sulla società, sui modelli economici), OpenAI ha deciso che il prodotto da solo non basta. Serve controllare il racconto.
OpenAI ha dichiarato che TBPN manterrà la propria indipendenza editoriale. Ma i dirigenti dell’azienda, secondo il WSJ, sperano che dando ai conduttori accesso alle ultime ricerche e alla cultura interna, questi “assorbano i messaggi di OpenAI nei propri contenuti”. Indipendenza editoriale e assorbimento dei messaggi aziendali. Le due cose, messe una accanto all’altra, si commentano da sole.
I rivali ci penseranno due volte?
L’acquisizione cambia la natura stessa dello show. Dirigenti di Meta, Anthropic e di altre aziende concorrenti di OpenAI, finora ospiti regolari di TBPN, si troveranno ora a parlare su una piattaforma di proprietà del rivale. È una trasformazione strutturale del programma, che rischia di perdere proprio quell’accesso privilegiato ai protagonisti del settore che lo rendeva interessante.
Le ambizioni del mondo tech di plasmare i media non sono una novità. MSNBC nacque come joint venture con Microsoft e Bezos comprò il Washington Post nel 2013. Ma i tentativi più recenti hanno avuto meno fortuna: Andreessen Horowitz lanciò nel 2021 Future, una pubblicazione online dichiaratamente “ottimista sulla tecnologia”, con redattori assunti da testate come il Washington Post e CNN. Nel giro di un anno e mezzo la redazione si era svuotata e gli articoli avevano smesso di uscire.
TBPN is my favorite tech show.
We want them to keep that going and for them to do what they do so well.
I don’t expect them to go any easier on us, am sure I’ll do my part to help enable that with occasional stupid decisions.
— Sam Altman (@sama) April 2, 2026
Altman ha provato a stemperare la tensione con un post su X: “Non mi aspetto che TBPN vada più piano con noi, sono sicuro che farò la mia parte per renderglielo possibile con qualche decisione stupida ogni tanto.”
La battuta è simpatica ma non cancella il fatto che un’azienda impegnata in una competizione serrata con Google e Anthropic, che chiede ai propri dipendenti di concentrarsi esclusivamente sui prodotti, ha appena speso centinaia di milioni di dollari per un talk show da 60mila iscritti.
La stessa Simo, nella riunione plenaria di marzo, aveva detto: “Dobbiamo mirare alla produttività, in particolare sul fronte aziendale. Tutto il resto dovrà passare in secondo piano.” Tutto il resto. Tranne, a quanto pare, il controllo della narrazione.
Fonti: Financial Times, Wall Street Journal


