Trump blocca l’eolico sull’Atlantico per “sicurezza nazionale”

by | 24 Dic 2025 | Politica, Tecnologia

illustrazione: chatgpt
Tempo di lettura: 3 minuti

L’amministrazione di Donald Trump ha disposto la sospensione immediata di tutte le concessioni per i progetti eolici offshore attualmente in costruzione lungo la costa atlantica degli Stati Uniti, citando presunti rischi per la sicurezza nazionale.

La decisione riguarda cinque grandi impianti già autorizzati e in fase avanzata di realizzazione e arriva dopo anni di iter regolatori e miliardi di dollari di investimenti già impegnati.

Il provvedimento, annunciato dal Dipartimento degli Interni, introduce una pausa senza una scadenza definita, aprendo di fatto alla possibilità di rimettere in discussione progetti che fino a poche settimane fa venivano considerati ormai consolidati.

Lo stop coinvolge Vineyard Wind 1 al largo del Massachusetts, Revolution Wind tra Rhode Island e Connecticut, Coastal Virginia Offshore Wind e due progetti previsti davanti a New York, Sunrise Wind ed Empire Wind.

Si tratta dell’asse portante dello sviluppo dell’eolico offshore statunitense, con cantieri già aperti, forniture avviate e una filiera industriale attivata lungo tutta la costa atlantica. Bloccare questi progetti significa intervenire quando il rischio industriale è già stato assunto, rendendo lo stop non solo una scelta energetica ma anche una decisione con conseguenze economiche, occupazionali e legali rilevanti.

Le interferenze radar

Tra le motivazioni addotte dall’amministrazione figura il rischio che gli impianti eolici offshore possano interferire con i sistemi radar utilizzati per scopi civili e militari.

In particolare, viene citato il fenomeno noto come radar clutter: le pale eoliche in movimento possono generare segnali riflessi che rendono più complessa l’identificazione di altri oggetti nello spazio aereo o marittimo.

Si tratta di un problema tecnico noto da anni, già analizzato in numerosi contesti internazionali e affrontato con soluzioni di mitigazione, dalla calibrazione dei radar alla progettazione dei parchi eolici. Non è quindi un tema emerso improvvisamente, né un elemento che in passato aveva impedito l’approvazione dei progetti ora sospesi.

Ed è proprio qui che si concentra gran parte delle critiche. Secondo le organizzazioni di settore, tutti i progetti ora bloccati avevano già superato le valutazioni previste in materia di sicurezza nazionale.

Nel caso di Revolution Wind, documenti ufficiali del Pentagono avevano esplicitamente affermato che il progetto non avrebbe avuto impatti negativi sulle missioni del Dipartimento della Difesa nell’area.

Il fatto che oggi si invochino rischi già analizzati e considerati gestibili rafforza l’idea che la sicurezza nazionale venga utilizzata come leva per riaprire decisioni politicamente sgradite.

La sicurezza nazionale come paravento decisionale

Per comprendere davvero il senso dello stop, è necessario allargare lo sguardo. L’avversione di Trump verso le rinnovabili, e verso l’eolico in particolare, è una costante del suo discorso pubblico da anni. Le turbine sono state più volte descritte come simbolo di una transizione energetica ideologica, inefficiente e dannosa per l’industria tradizionale.

L’eolico offshore rappresenta uno dei pilastri più visibili delle politiche climatiche dell’amministrazione Biden. Colpirlo significa smontare non solo una strategia energetica, ma anche un simbolo politico.

Negli Stati Uniti, il richiamo alla sicurezza nazionale consente di spostare le decisioni su un terreno poco trasparente e difficilmente contestabile. È una formula che permette di comprimere il dibattito pubblico e di rendere irreversibili scelte che, se motivate esclusivamente su basi economiche o ambientali, sarebbero più esposte a ricorsi e opposizioni.

La decisione arriva inoltre in un momento delicato sul piano normativo. Poche settimane fa, la Camera dei Rappresentanti ha approvato lo SPEED Act, una riforma pensata per accelerare i processi autorizzativi dei progetti energetici.

Durante l’iter parlamentare, il testo è stato modificato per consentire all’amministrazione di escludere esplicitamente i progetti segnalati per una revisione. È Una modifica che ha permesso di includere l’eolico offshore tra le tecnologie di fatto congelabili e che ha spinto l’American Clean Power Association a ritirare il proprio sostegno alla legge, denunciando l’abbandono del principio di neutralità tecnologica.

Uno scontro che va oltre l’energia

Lo stop ai cantieri offshore non è solo una questione tecnica o ambientale. È un segnale politico forte su come l’amministrazione Trump intenda rimettere in discussione, anche retroattivamente, le scelte energetiche degli anni precedenti.

Si tratta di un messaggio che parla agli investitori, agli Stati costieri e all’intero settore delle rinnovabili, e che conferma come negli Stati Uniti la partita sull’energia sia ormai inseparabile da quella sul potere politico.

Fonte: Axios

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