Meta firma un accordo ventennale con la centrale nucleare di Clinton

by | 4 Giu 2025 | Tecnologia

Tempo di lettura: 2 minuti

Nel pieno della corsa globale all’intelligenza artificiale, Meta ha stretto un accordo ventennale con la centrale nucleare Clinton, in Illinois, gestita da Constellation Energy.

È la prima volta che il colosso proprietario di Facebook, Instagram e WhatsApp sigla un’intesa diretta con un impianto atomico. E non si tratta solo di una questione energetica: è una dichiarazione d’intenti sull’infrastruttura del futuro.

Un nuovo modello per l’energia dei data center

Negli Stati Uniti, la domanda di energia è tornata a crescere dopo vent’anni di stagnazione, trainata proprio dalle esigenze energetiche dei data center IA. Per Meta, garantire una fornitura stabile e pulita è diventata una priorità strategica. Da qui la decisione di intervenire direttamente nella filiera produttiva, assicurandosi l’energia di un impianto nucleare già in funzione.

Il Clinton Clean Energy Center era a rischio chiusura dopo la fine, prevista nel 2027, del programma dell’Illinois che lo finanziava per le sue basse emissioni. L’intervento di Meta rimpiazza quel sostegno pubblico con un investimento privato che, secondo la società, aiuterà anche nel processo di rinnovo della licenza dell’impianto fino al 2047. Come ha dichiarato Urvi Parekh, responsabile globale per l’energia di Meta, “una delle cose che sentiamo dire più chiaramente dalle aziende elettriche è che vogliono la certezza che gli impianti oggi in funzione continueranno a operare”.

Meta risparmia, Microsoft spende

Meta non è la prima tech company a puntare sull’energia nucleare, ma è quella che finora l’ha fatto al prezzo più basso. Secondo le stime circolate tra gli analisti, il contratto prevede un costo di circa 80 dollari per megawattora, nettamente inferiore ai circa 110 dollari stimati per l’accordo di Microsoft con un’altra centrale gestita da Constellation, quella di Three Mile Island, in Pennsylvania.

La differenza si spiega facilmente: mentre Clinton è già operativa, l’impianto destinato a Microsoft era stato chiuso nel 2019 e necessita di un riavvio costoso, che richiederà un investimento da 1,6 miliardi di dollari. Una cifra che si riflette inevitabilmente nel costo dell’elettricità.

L’amministratore delegato di Constellation, Joe Dominguez, ha sottolineato che contratti come quello di Meta rappresentano “il prezzo equo per un’energia pulita e affidabile”, e che l’azienda è in trattativa con altri operatori tech per replicare il modello.

Il nucleare torna di moda (ma costa di più)

Per l’industria tech, la transizione energetica non è più una questione di greenwashing. Le richieste energetiche dei grandi modelli di IA non si accontentano di fotovoltaico e turbine eoliche, che restano intermittenti per definizione. Servono fonti costanti, 24 ore su 24. E qui entra in gioco il nucleare, l’unica alternativa low carbon davvero continua.

Lo ha detto con chiarezza anche Michael Polsky, CEO di Invenergy, parlando martedì a una conferenza sulla sicurezza nazionale a Washington: “Il nucleare costerà più del gas. Quindi, se vogliamo energia nucleare in futuro, dobbiamo ammettere che costerà di più”.

Meta, intanto, sembra aver scelto la strada giusta anche in termini di costo: il contratto con Constellation prevede infatti un ampliamento della capacità della centrale di Clinton di 30 megawatt, e l’azienda sta valutando persino la costruzione di un secondo reattore. Ma soprattutto, ha creato un precedente.

Un modello che potrebbe presto essere seguito da altri nomi della Silicon Valley, a caccia di energia continua, stabile e a basse emissioni per sostenere la nuova corsa all’intelligenza artificiale.

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