La notizia è ufficiale: il governo Trump ha concesso una garanzia federale da 1 miliardo di dollari per riattivare la centrale nucleare di Three Mile Island. L’avevamo anticipato oltre un anno fa, quando erano emersi i primi segnali dell’intesa tra Microsoft e Constellation, la più grande utility nucleare degli Stati Uniti e proprietaria di una vasta rete di reattori commerciali in tutto il Paese.
Ma è un passaggio alquanto controverso, perché di fatto consente all’operatore dell’impianto di trasferire sui contribuenti parte del rischio finanziario legato al progetto, così da procedere con un piano di riapertura che punta a rifornire di elettricità i data center del colosso di Redmond.
Chi paga per l’energia di Big Tech?
In un momento in cui la domanda di energia cresce a ritmi vertiginosi per sostenere i nuovi carichi dell’intelligenza artificiale, Washington ha dunque deciso di sostenere questo tentativo senza precedenti: riportare in vita un reattore chiuso nel 2019 e da allora rimasto in stato di “conservazione”, per giunta teatro del più grave incidente nucleare avvenuto negli Stati Uniti.
La garanzia prevede che, qualora Constellation non riuscisse a ripagare il prestito ottenuto da banche e investitori privati, il governo federale si impegnerà a rimborsare fino a 1 miliardo di dollari ai finanziatori, assumendo poi un credito equivalente nei confronti dell’azienda.
Si tratta di una formula che abbassa il costo del finanziamento perché, trasferendo parte del rischio dalle banche al governo, consente ai prestatori di applicare tassi più bassi. E con una garanzia pubblica fino a 1 miliardo di dollari, il capitale prestato non sarebbe più esposto alle consuete logiche creditizie.
Al tempo stesso, riapre la questione politica su chi debba farsi carico del rischio legato alla produzione di energia destinata non ai contribuenti, bensì ai giganti tecnologici. Il segretario all’Energia Chris Wright, nel presentare l’accordo, ha evitato di menzionare Microsoft, pur essendo l’acquirente designato di tutta l’energia che l’impianto immetterà nella rete.
“Il riavvio da parte di Constellation di una centrale nucleare in Pennsylvania fornirà energia accessibile, affidabile e sicura agli americani di tutta la regione del Mid-Atlantic”, ha dichiarato. “Contribuirà inoltre a garantire che l’America disponga dell’energia necessaria per far crescere la propria base manifatturiera interna e vincere la corsa all’IA”.
Perché Three Mile Island non è come Chernobyl
Per il pubblico europeo, il nome Three Mile Island evoca inevitabilmente l’immagine di un luogo “maledetto” come Chernobyl. E l’idea di riattivare un reattore sullo stesso isolotto dove, nel 1979, avvenne una parziale fusione del nocciolo, può sembrare a livello emotivo una scelta spericolata. Ma tecnicamente le due situazioni sono diverse.
Il reattore destinato alla riaccensione non è quello coinvolto nell’incidente, bensì un altro reattore del sito, chiuso nel 2019 per ragioni economiche e mai smantellato.
A differenza degli RBMK sovietici, poi, i reattori statunitensi dell’epoca erano già dotati di strutture di contenimento in cemento e acciaio, pensate proprio per evitare scenari catastrofici.
Constellation sottolinea inoltre che non si tratta di costruire un impianto nuovo, uno scenario spesso associato a ritardi e sforamenti di budget, ma di rimettere in funzione una struttura che considera ancora in buone condizioni operative.
Microsoft comprerà tutta l’energia
Il cuore economico dell’operazione, dicevamo, è il contratto con Microsoft, che acquisterà tutta l’energia prodotta dal reattore e immessa nella rete del Mid-Atlantic.
L’azienda è pronta a pagare un sovrapprezzo per assicurarsi una fornitura stabile di elettricità nucleare, priva di emissioni e soprattutto costante, indispensabile per alimentare i suoi data center di nuova generazione.
Secondo il Dipartimento dell’Energia, il reattore potrà fornire circa 835 megawatt, equivalenti al fabbisogno di centinaia di migliaia di abitazioni.
L’obiettivo dichiarato è riavviarlo entro il 2028, trasformando quello che l’America aveva considerato per decenni un simbolo del rischio nucleare, in un tassello strategico dell’economia dell’intelligenza artificiale.
Non a caso Constellation ha deciso di ribattezzare l’impianto con un nome nuovo, il Crane Clean Energy Center, per sganciarlo dall’immaginario legato all’incidente del ’79.
L’ombra sui contribuenti
La garanzia federale spalma dunque parte del rischio sui contribuenti e questo, negli Stati Uniti come in Europa, alimenta critiche prevedibili: perché sostenere con fondi pubblici un progetto che finirà per favorire un gigante privato come Microsoft?
Gli oppositori ricordano che i grandi progetti nucleari hanno una lunga storia di ritardi e costi fuori controllo. Constellation ribatte di non temere queste derive e sostiene che, in caso di problemi, “l’azienda sarà responsabile nell’utilizzare altri asset per rendere il governo federale interamente compensato”. Il che vale a dire che se scattasse la garanzia pubblica, la società comunque rimborserà lo Stato mettendo sul tavolo altri beni del proprio patrimonio.
Resta il fatto che il governo Trump sta legando sempre più apertamente la politica energetica nazionale alla corsa all’IA. E in questo scenario, la riattivazione di Three Mile Island diventa un banco di prova politico, oltre che industriale. Una scelta che mescola ragioneria federale, sicurezza energetica e l’urgenza di sostenere la trasformazione infrastrutturale richiesta dall’intelligenza artificiale.
Fonte: The Washington Post


