Meta crea il suo super PAC per influenzare la politica californiana

by | 18 Set 2025 | Politica, Tecnologia

Mark Zuckerberg, CEO di Meta. | Foto: Greg Nash
Tempo di lettura: 4 minuti

Mark Zuckerberg ha deciso scendere indirettamente nell’arena politica. Meta ha infatti creato un proprio super PAC in California, il che le consentirà di spendere decine di milioni di dollari per orientare il dibattito legislativo sulle regole dell’intelligenza artificiale.

Si tratta di una mossa che segna un punto di svolta, perché non si tratta di una coalizione di settore ma di un’iniziativa interamente controllata dal fondatore di Facebook.

Cosa sono i PAC (e i super PAC)

I PAC, acronimo di Political Action Committee, sono comitati che raccolgono fondi per sostenere candidati o partiti nelle campagne elettorali. Hanno però limiti stringenti: non possono ricevere contributi illimitati e devono attenersi a regole precise di trasparenza.

Diverso è il caso dei super PAC, nati dopo la sentenza Citizens United del 2010, che consente loro di raccogliere e spendere somme illimitate da parte di aziende, sindacati o individui, purché non vi sia coordinamento diretto con i candidati.

In teoria il principio alla base è quello della libertà di espressione: il denaro speso in pubblicità politica è considerato un’estensione del diritto di parola. Ma questo sistema solleva inevitabilmente un interrogativo: se enormi capitali possono indirizzare le campagne elettorali, possiamo davvero essere certi che i politici eletti rispondano agli elettori e non ai grandi finanziatori? La risposta la sappiamo già tutti.

Il super PAC personale di Zuckerberg

Ma torniamo alla notizia vera e propria: il comitato si chiama Mobilizing Economic Transformation Across California ed è stato registrato in modo silenzioso, senza lanci mediatici né annunci di partnership.

Diversamente da Google, Amazon o altre big tech che distribuiscono le proprie donazioni in super PAC già esistenti, Zuckerberg ha scelto di costruirne uno in casa, sfruttando la struttura azionaria che gli conferisce il pieno controllo dell’azienda.

Secondo Meta, l’obiettivo è sostenere «candidati di qualsiasi partito che riconoscano il ruolo vitale della California nello sviluppo dell’IA». Ma per gli osservatori la mossa equivale a una presa di posizione diretta: l’azienda si prepara a difendere i propri interessi politici anche contro i rivali, anche all’interno dello stesso settore.

La posta in gioco a Sacramento

Il tempismo non è casuale. La California sta discutendo alcune delle leggi più severe d’America in materia di intelligenza artificiale. La proposta SB 53, ad esempio, imporrebbe alle aziende di rendere pubblici i protocolli di sicurezza e di attenersi a regole rigide che, secondo i critici, rischiano di frenare l’innovazione e spingere le società a trasferirsi altrove.

A livello federale, invece, il Congresso ha appena fallito il tentativo di approvare una moratoria decennale che avrebbe impedito ai singoli Stati di legiferare sull’IA. La misura si è arenata in Senato con un voto schiacciante, 99 a 1, segnale che a Washington non c’è consenso su una regolamentazione nazionale.

In assenza di un quadro unitario, le regole californiane rischiano di diventare uno standard di fatto per l’intero settore. E la capitale dello stato, Sacramento, diventa di colpo centrale per le strategie di Big Tech.

La strategia dell’intimidazione politica

Il nuovo super PAC di Meta s’inserisce in un contesto di pressioni crescenti. Nei primi sei mesi del 2025 le big tech hanno speso 2,5 milioni di dollari in attività di lobbying in California, e la cifra è destinata a salire sensibilmente entro fine anno.

Con l’annuncio di Meta e quello parallelo di Leading the Future (un altro super PAC pro-IA sostenuto da Andreessen Horowitz, Perplexity AI e altri investitori, di cui abbiamo scritto qui), i legislatori californiani si trovano improvvisamente sotto il fuoco incrociato. Perché la minaccia dei PAC è che chi non sostiene le posizioni delle aziende che li creano, rischia di trovarsi contro campagne milionarie pronte a favorire gli avversari politici.

«È stato pensato per massimizzare l’effetto intimidatorio», ha commentato ai microfoni di The Verge Sacha Haworth, direttrice del Tech Oversight Project. Non a caso il lancio è arrivato proprio mentre l’attuale governatore Gavin Newsom entra nel periodo di trenta giorni per firmare o bloccare le leggi appena approvate.

Le frizioni col resto della Silicon Valley

Non è la prima volta che il mondo tecnologico usa i super PAC per difendere i propri interessi. Nel 2020 Uber, DoorDash, Lyft, Postmates e Instacart hanno speso oltre 180 milioni di dollari per far approvare la Proposizione 22, che consentiva di classificare gli autisti come lavoratori indipendenti. La differenza è che quella fu un’alleanza tra concorrenti diretti, mentre Meta oggi sceglie di agire da sola.

Un’altra differenza importante è con il settore crypto. Nel 2024 le aziende delle criptovalute si coalizzarono in diversi super PAC per estromettere i politici più ostili. Zuckerberg invece ha scelto la via solitaria, rinunciando al sostegno di altre big tech e accettando il rischio di isolarsi.

La decisione di Zuckerberg non è solo strategica, ma anche personale. Negli ultimi anni il fondatore di Meta ha infatti cercato di strappare talenti di primo piano a rivali come OpenAI, arrivando a offrire pacchetti da centinaia di milioni di dollari.

Un approccio aggressivo che spesso non ha dato i frutti sperati e che, secondo alcuni osservatori, ha contribuito a incrinare i rapporti con altri attori dell’ecosistema. «Non credo che Meta sia stata invitata all’altro “party” dell’IA», ha osservato ancora Haworth. Questa frattura spiega probabilmente perché il super PAC di Zuckerberg nasca come iniziativa isolata, senza alleati di peso.

Uno strumento che può andare oltre l’IA

La creazione del super PAC apre scenari che vanno ben oltre l’intelligenza artificiale. Nelle prossime elezioni californiane sarà in gioco anche la ridisegnazione della mappa congressuale, con l’aggiunta di cinque distretti democratici per controbilanciare le mosse dei repubblicani in Texas.

Inoltre, nel 2026 si terranno le elezioni per il governatore, visto che Gavin Newsom non potrà ricandidarsi. In entrambi i casi, l’intervento di Meta potrebbe rivelarsi determinante.

Come ha spiegato Rick Hasen, docente di diritto elettorale alla UCLA, «non c’è nulla che impedisca a Zuckerberg di usare il super PAC anche per temi diversi dall’IA». E appare ben chiaro quali rischi comporta il fatto che un colosso come Meta, con risorse illimitate, sia in grado di condizionare in modo diretto il futuro politico della California e degli Stati Uniti.

POTREBBE INTERESSARTI

Cina censura

Anche la Cina respinge lo stop all’IA: “È solo allarmismo”

Il portavoce di Pechino accusa Amodei, Altman e Musk di allarmismo sull’IA. Lo stesso giorno il ministro della sicurezza di stato cinese lancia un allarme quasi...
Donald Trump annuncerà domani World Liberty Financial

Trump respinge lo stop all’IA: “Chi vince, vince tutto”

Amodei, Altman e Musk chiedono più cautela sull’IA. Trump risponde dal golf in Irlanda: fermarsi significa regalare il vantaggio alla Cina.

Un gruppo di cybercriminali sta bloccando il mercato dell’auto americano

Negli USA l’auto vende i dati dell’utente e Washington non sembra voler far nulla

La FTC ha multato General Motors per aver venduto senza consenso i dati di guida dei clienti. Ma quasi tutte le altre case automobilistiche fanno lo stesso: la tua auto...
apple watch series 12

Apple porta l’ascolto ambientale su Apple Watch. E cambia la privacy

Per anni Cupertino ha fatto della privacy un argomento di vendita. Ora Siri Recap può restare attivo per intere fasce della giornata, e sullo sfondo cresce la pressione...
Apple iPhone Duo

Apple lancia iPhone Duo: ora i pieghevoli possono diventare grandi

Cupertino entra tardi nel mercato con un prezzo di partenza di 2.369 euro. Ma Counterpoint la vede già al 25%. In Europa, intanto, resta aperto lo scontro su Siri...
crowdstrike

CrowdStrike: gli hacker ora attaccano l’IA (e sono velocissimi)

Secondo Luca Livrieri, gli attaccanti colpiscono gli strumenti usati per sviluppare software, rubano capacità di calcolo e sfruttano le nuove falle in poche ore.

Trump USA Xi Jinping Cina data center

Non volete i data center? Per Trump, fate un favore alla Cina

Bollette, acqua e nuovi impianti alimentano le proteste locali. La destra americana, a braccetto con la Silicon Valley, risponde chiamando in causa Pechino e la...

Per JD Vance l’IA è “satanica”. Ma non rallenta sui data center

Il vicepresidente americano teme che i chatbot possano isolare e manipolare le persone. Ma rifiuta di rallentare la corsa tecnologica statunitense contro la Cina.

alex karp palantir

Alex Karp punta su Fedorov e sul know-how bellico ucraino

Dopo aver cercato capitali negli Stati Uniti, l’ex ministro ucraino trova in Alex Karp l’investitore capofila della società che vuole trasformare le lezioni del fronte...
Fedorov

Droni, IA e Starlink: Fedorov cerca capitali USA per le armi ucraine

Dopo il licenziamento, Fedorov cerca capitali negli Stati Uniti e incarichi di consulenza nei Paesi NATO. Sullo sfondo ci sono Patriot, Starlink e il ruolo sempre più...
Share This