Zuckerberg rimescola ancora le carte dell’IA in Meta

by | 20 Ago 2025 | IA

Mark Zuckerberg, CEO di Meta. | Foto: reuters
Tempo di lettura: 3 minuti

Mark Zuckerberg ha rimesso mano, ancora una volta, alla strategia di Meta sull’intelligenza artificiale.

La società ha comunicato internamente una nuova riorganizzazione della divisione dedicata, il Meta Superintelligence Labs, che sarà suddivisa in quattro gruppi: ricerca pura, sviluppo di una futura “superintelligenza”, prodotti e infrastrutture.

Una mossa che punta a velocizzare la corsa verso modelli sempre più potenti e a tradurre l’investimento miliardario in prodotti competitivi sul mercato.

Secondo indiscrezioni, non si tratta di un semplice riassetto organizzativo ma dell’ennesimo scossone in un ambito dove Meta ha già cambiato direzione più volte negli ultimi mesi. Ma Zuckerberg sembra deciso a non risparmiare nulla pur di mantenere l’azienda al centro della sfida globale sull’IA.

La scommessa sulla superintelligenza

Già a giugno Meta aveva annunciato un laboratorio dedicato a creare un’intelligenza artificiale più potente del cervello umano, segnalando con chiarezza la direzione intrapresa. Per alimentare questa ambizione, l’azienda ha investito 14,3 miliardi di dollari nella start-up Scale AI e nominato il suo fondatore, Alexandr Wang, nuovo chief A.I. officer.

Contestualmente, Meta ha aperto il portafogli con offerte milionarie a nove cifre per convincere i migliori ricercatori a lasciare colossi come OpenAI e Google, alimentando una vera e propria guerra dei talenti in Silicon Valley.

Il piano di spesa è impressionante: fino a 72 miliardi di dollari di investimenti nel 2025, gran parte destinati a data center e assunzioni di esperti. Ma durante l’ultima call con gli investitori, Zuckerberg ha promesso che la superintelligenza inaugurerà “una nuova era di emancipazione individuale”, sottolineando come l’IA stia già migliorando il core business pubblicitario dell’azienda.

Behemoth e il cambio di Zuckerberg

Nonostante le ambizioni, il percorso non è stato privo di inciampi. Il precedente frontier model, battezzato Behemoth, è stato abbandonato dopo risultati deludenti nei test di performance.

Da qui la decisione di ripartire da zero con un nuovo modello, con la possibilità discussa internamente che possa essere “chiuso” e non open source, segnando un cambio radicale rispetto alla tradizione di Meta.

Questa svolta, che rappresenterebbe un addio alla filosofia di condivisione aperta dei modelli, è uno degli elementi più controversi della nuova linea strategica.

Una decisione che non solo ridefinisce il posizionamento tecnologico di Meta, ma rischia anche di incrinare la sua immagine presso la comunità scientifica che, finora, aveva visto nell’azienda un baluardo dell’open source.

Meta: tensioni interne e defezioni eccellenti

Le trasformazioni in corso non stanno lasciando indifferenti i laboratori. Da quando Wang ha preso in mano la divisione, le tensioni si sono moltiplicate. A riferirlo è il New York Times, secondo cui alcuni membri storici hanno mal digerito l’arrivo di nuovi manager e ricercatori strapagati.

È il caso di Shengjia Zhao, ex OpenAI e co-creatore di ChatGPT, oggi chief AI scientist di Meta: negli ultimi mesi è stato visto con file di dipendenti davanti al suo ufficio, pronti a essere interrogati sul loro lavoro passato e a sostenere veri e propri colloqui interni per trovare una nuova collocazione.

Non mancano di conseguenza le defezioni eccellenti. Joelle Pineau, tra le figure più rispettate della ricerca, ha lasciato Meta per unirsi alla start-up Cohere. Angela Fan, scienziata coinvolta nello sviluppo del modello open source Llama, è passata a OpenAI. Loredana Crisan, vicepresidente per l’IA generativa, approderà invece in Figma come chief design officer.

La riorganizzazione era già stata anticipata da The Information, che ha rivelato alcuni dettagli che ora trovano riscontro. E al di là degli annunci ufficiali di Meta, resta l’incertezza interna: il ridimensionamento della divisione IA è sul tavolo, con l’ipotesi di spostare personale o eliminare ruoli in una struttura che nel tempo è diventata mastodontica.

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A resistere è Rob Fergus, cofondatore della divisione FAIR (Fundamental AI Research), che continua a portare avanti l’approccio open source, mentre altre figure di rilievo lavorano ora direttamente sotto Wang a iniziative strategiche. In questo dualismo tra ricerca aperta e superintelligenza chiusa, si giocherà probabilmente il futuro di Meta.

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