Per capire la portata dell’operazione che Meta sta mettendo in campo in Louisiana basta un confronto: la Legge di Bilancio 2025 dell’Italia prevede 34 miliardi di euro di risorse complessive; il mega data center di Meta costerà circa 26,5 miliardi di euro al cambio attuale.
In pratica, un solo progetto di infrastruttura digitale targato Menlo Park “vale” quasi quanto l’intero budget che un Paese del G7 destina in un anno a politiche economiche, welfare, infrastrutture e servizi pubblici.
Non è solo una questione di cifre impressionanti, ma di dinamiche finanziarie che segnalano un cambio di paradigma. Il pacchetto di 29 miliardi di dollari (26 miliardi di debito e 3 di equity) per il prossimo data center di Zuckerberg è stato messo insieme bypassando le banche tradizionali, e affidandosi invece al mondo del private credit.
A guidare l’operazione sono stati Pacific Investment Management Co. (Pimco) e Blue Owl Capital, ma per mesi la gara è stata serratissima.
Meta e la caccia miliardaria al primato
La corsa ad aggiudicarsi il finanziamento è durata mesi e ha visto contendersi la posta alcuni dei più grandi nomi della finanza alternativa.
Oltre ai vincitori Pimco e Blue Owl, in lizza fino alla fine ci sono stati Apollo Global Management e KKR & Co., mentre Brookfield Asset Management, Blackstone e Ares Management hanno tentato l’assalto nelle fasi precedenti.
Per i player del private credit, entrare nel mondo del debito investment grade, finora feudo delle banche, è un obiettivo inseguito da anni. In questo caso, sarà Meta (o una sua società veicolo dedicata al progetto), a emettere obbligazioni ‘investment grade’, cioè titoli di debito con rating elevato e considerati a basso rischio di insolvenza, garantiti dagli asset del data center in Louisiana.
E la posta in palio è altissima: secondo Apollo, espandere la presenza in questo segmento potrebbe contribuire a trasformare il private credit in un mercato globale da 40.000 miliardi di dollari. Non sorprende che, per un affare di questa scala, la competizione sia stata feroce.
Chi di voi avesse bisogno di qualche coordinata in più sappia che il “private credit” è il finanziamento diretto alle aziende da parte di investitori privati (come fondi o società di gestione), senza passare dal canale bancario tradizionale.
In pratica, invece di chiedere un prestito a una banca che poi colloca il debito sul mercato, un’azienda riceve direttamente i capitali da questi operatori, spesso con maggiore flessibilità ma a costi e condizioni calibrati sul rischio.
Il “debito investment grade”, invece, indica obbligazioni e prestiti emessi da soggetti con un rating creditizio alto, considerati quindi a basso rischio di insolvenza. Come, appunto, Meta.
Storicamente, è un terreno dominato dalle banche e dagli investitori istituzionali più conservatori, ma ora il private credit sta cercando di conquistarne una fetta sempre più ampia.
La corsa agli armamenti dell’IA
Per Meta, il data center in Louisiana è un tassello essenziale nella corsa agli armamenti dell’intelligenza artificiale. Il settore vive infatti una fase di espansione senza precedenti, tant’è che Morgan Stanley stima che gli investimenti in conto capitale sull’IA potrebbero superare i 3.000 miliardi di dollari nei prossimi tre anni.
Non è solo Meta, comunque: Elon Musk con xAI ha annunciato un piano da 18 miliardi di dollari per nuovi data center, mentre Amazon e OpenAI stanno sviluppando proprie infrastrutture su scala nazionale. Quella di Zuckerberg sarà comunque la più grande operazione di finanziamento mai realizzata per un singolo data center di IA. I progetti simili, come quelli di xAI o CoreWeave, restano sotto i 10 miliardi di dollari.
Secondo quanto dichiarato a Bloomberg da John Medina di Moody’s Ratings, “il private credit voleva entrare in questo settore da tempo” e questa operazione è “una delle prime nel suo genere”.
Per i finanziatori, il data center di Meta è l’equivalente moderno della corsa all’oro: non scavano direttamente alla ricerca del metallo prezioso ma forniscono “picconi e pale” alle aziende tech, come ha spiegato il CEO di Blue Owl, Marc Lipschultz.
Il settore dispone già di oltre 450 miliardi di dollari di dry powder, ossia di liquidità pronta a essere investita, e cerca con insistenza operazioni di questa portata. Se la scommessa di Meta avrà successo, è probabile che altre big tech seguiranno la stessa strada, con i colossi del private credit pronti a contendersi il prossimo bottino miliardario.


