La Silicon Valley investirà 100 milioni per spingere politici pro-IA al Congresso

da | 27 Ago 2025 | Politica, IA

Ben Horowitz e Marc Andreessen di a16z sono tra i sostenitori del pac Foto: TechCrunch
Tempo di lettura: 3 minuti

Per capire la notizia che ci apprestiamo a scrivere, bisogna partire da una spiegazione. Ossia, che cosa sono i PAC.

L’acronimo sta per Political Action Committee, comitati che negli Stati Uniti raccolgono fondi per sostenere od osteggiare candidati politici. Ne esistono di diversi tipi, il più famoso dei quali di questi tempi è l’AIPAC, l’American Israel Public Affairs Committee, che da decenni influenza la politica estera degli Stati Uniti a favore di Israele.

E hanno in comune una caratteristica che li rende potentissimi: possono ricevere donazioni senza limiti e spendere cifre illimitate per campagne pubblicitarie, spot televisivi e iniziative di comunicazione volte a influenzare gli elettori. Non possono finanziare direttamente i candidati ma possono costruire un’onda mediatica tale da decidere, nei fatti, le sorti di un’elezione.

In questo contesto nasce Leading the Future (e qui arriviamo alla notizia di oggi), un super PAC creato nelle ultime settimane con una missione precisa: rendere il Congresso statunitense più favorevole all’intelligenza artificiale.

L’iniziativa parte con un tesoretto iniziale di oltre 100 milioni di dollari e può contare su sostenitori illustri, a partire da Greg Brockman, presidente di OpenAI, affiancato dalla moglie Anna Brockman, e dal colosso del venture capital Andreessen Horowitz.

Il PAC contro il fronte dei “doomers”

L’obiettivo del nuovo comitato è sostenere candidati dichiaratamente “pro-IA” e mettere all’angolo la corrente dei cosiddetti “doomers”, ossia coloro che chiedono maggiori regolamentazioni. E che avvertono che i chatbot di intelligenza artificiale odierni sono sì imperfetti, ma un domani potrebbero trasformarsi rapidamente in sistemi talmente potenti da minacciare la sopravvivenza stessa dell’umanità.

Su questo punto la Silicon Valley si divide da anni. Da un lato c’è chi invoca cautele, regole e limiti. Dall’altro troviamo investitori e startup, convinti che rallentare significhi lasciare campo libero alla Cina e perdere una competizione globale che si gioca sul filo dell’innovazione.

Marc Andreessen, tra i finanziatori più convinti del super PAC, non usa mezzi termini: le campagne dei catastrofisti non sarebbero altro che allarmismi di facciata, e sono costruite per dare l’impressione di una preoccupazione popolare diffusa che, a suo dire, non sussiste.

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Il precedente delle criptovalute

Il modello a cui si ispira Leading the Future è quello di Fairshake, il super PAC che nel 2023 ha riversato oltre 130 milioni di dollari nelle elezioni congressuali per assicurarsi regolamentazioni favorevoli al settore delle criptovalute.

Un intervento che, secondo molti osservatori, ha contribuito a cambiare gli equilibri politici a Washington, aprendo la strada a una legislazione più accomodante verso il mondo crypto.

Ora la stessa logica vuole essere applicata all’intelligenza artificiale, con la prospettiva di ottenere corsie preferenziali per i colossi del settore, dai data center da trilioni di dollari ai modelli di business basati sull’uso di contenuti protetti da copyright per addestrare i chatbot.

La guerra delle narrazioni

La battaglia è tanto politica quanto culturale. Il nuovo super PAC prevede non solo di finanziare candidati politici allineati ai suoi interessi ma anche di lanciare un’organizzazione non profit parallela, che avrà il compito di reagire rapidamente a campagne critiche sull’IA e di stilare pagelle sui politici, valutandone l’allineamento con le politiche pro-innovazione.

Chris MacKenzie, vicepresidente del gruppo Americans for Responsible Innovation, che sostiene una maggiore regolamentazione, ha avvertito: “I legislatori devono solo sapere che ci sono 100 milioni di dollari pronti a finanziare campagne pubblicitarie denigratorie contro di loro, per preoccuparsi delle conseguenze nel caso osino parlare”.

Ma dal fronte opposto c’è chi legge nell’iniziativa un segnale di debolezza. Michael Kleinman, del Future of Life Institute, ha ricordato il recente fallimento della proposta di moratoria decennale sulla regolamentazione statale dell’IA: “L’industria ha deciso di lanciare questo Hail Mary da 100 milioni di dollari per bloccare qualsiasi barriera significativa sull’IA. Non funzionerà”.

(Nel football americano, l’Hail mary è un lancio disperato e molto lungo, tentato di solito negli ultimi secondi di partita: la probabilità che riesca è bassissima ma se funziona può ribaltare il risultato. ndR)

La sfida politica a Washington e negli Stati

La moratoria di cui parla Kleinman era stata inserita dalla Camera in un pacchetto più ampio su tasse e immigrazione, ma è stata bocciata dal Senato con un voto last minute che ha unito repubblicani e democratici. Un episodio che ha spaventato le aziende tecnologiche, convinte che le richieste di maggiori regole possano tornare presto in agenda.

Per questo Leading the Future non si limiterà al Congresso: il piano è intervenire anche a livello locale, partendo da Stati chiave come California, New York, Illinois e Ohio, per influenzare la normativa in materia di IA fin dalle radici.

Con i suoi 100 milioni di dollari, Leading the Future si candida dunque a essere uno dei super PAC più potenti della nuova stagione elettorale. È la dimostrazione lampante di come i colossi tecnologici abbiano deciso di non subire più il dibattito politico ma di orientarlo direttamente, investendo cifre enormi.

Se l’esperimento avrà successo, l’intelligenza artificiale diventerà una delle forze trainanti del futuro politico americano. E la linea di confine tra innovazione tecnologica e potere politico si farà ancora più sottile.

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