Il Senato USA blocca la deregulation sull’IA che piaceva alla Silicon Valley

by | 2 Lug 2025 | IA, Legal

Ted Cruz, senatore repubblicano del Texas. | Foto: Gage Skidmore / Creative Commons
Tempo di lettura: 3 minuti

Con un voto schiacciante di 99 a 1, il Senato americano ha cancellato un emendamento che avrebbe garantito per dieci anni la deregulation sulle IA, vietando agli stati membri di legiferare sull’intelligenza artificiale.

Si tratta di una sconfitta netta per l’industria tech e per l’amministrazione Trump, che puntavano a bloccare ogni tentativo di regolazione locale nel pieno della corsa all’IA.

L’emendamento, contenuto nel pacchetto economico repubblicano e intitolato “Artificial Intelligence and Information Technology Modernization Initiative”, avrebbe imposto una moratoria decennale sulle normative statali in materia di IA.

A sostenerlo era il senatore repubblicano Ted Cruz, spalleggiato da startup quali OpenAI, la defense tech Anduril e il colosso del venture capital Andreessen Horowitz. Tutti convinti che sia troppo oneroso per le aziende rispettare un mosaico di leggi statali diverse.

La rivolta bipartisan contro l’emendamento Cruz

Ma il tentativo di blindare la deregulation è naufragato davanti a un muro bipartisan. Come riportato dal New York Times, procuratori generali di diversi stati, gruppi per la tutela dell’infanzia e organizzazioni di consumatori hanno duramente criticato l’iniziativa, definendola una minaccia alla sicurezza pubblica e al principio di responsabilità tecnologica.

Le attuali leggi statali, già approvate in quasi tutti gli stati, vietano i deepfake politici, proteggono i dati personali e impediscono la creazione di materiale pedopornografico generato da IA. Impedire nuovi interventi legislativi avrebbe significato, tra le altre cose, congelare anche gli strumenti di difesa della società civile proprio mentre l’IA avanza nei campi più sensibili.

Non è bastato nemmeno il sostegno dell’amministrazione Trump. Il segretario al Commercio Howard Lutnick aveva definito la moratoria “una misura critica per garantire la leadership americana sull’IA”, scrivendo sui social che “se vogliamo davvero vincere la corsa all’IA, dobbiamo puntare su investimenti e innovazione”.

Il compromesso sui cinque anni che non ha convinto nessuno

Per evitare il naufragio dell’iniziativa, la senatrice repubblicana Marsha Blackburn aveva proposto un compromesso: ridurre la moratoria da dieci a cinque anni, introducendo eccezioni per la protezione dei minori, il diritto all’immagine e le pratiche ingannevoli.

Secondo Reuters, però, il testo del compromesso conteneva formulazioni ambigue che avrebbero comunque rischiato di disinnescare le leggi già esistenti.

Alla fine è stata la stessa Blackburn a ritirare il suo sostegno all’emendamento concordato con Cruz e a presentare una mozione per eliminare del tutto la versione originaria. Il Senato ha approvato la sua proposta con un consenso quasi totale, affossando definitivamente l’idea di una moratoria nazionale.

Un voto… europeo per la fine dell’“innovazione senza freni”

La bocciatura dell’emendamento Cruz segna un punto di svolta nella politica tech statunitense.

Per anni la Silicon Valley ha operato in un contesto di sostanziale autogestione, dettando ritmi e regole dell’innovazione. Oggi, in un contesto dove le tecnologie IA toccano ogni ambito sensibile, dalla democrazia alla sicurezza, dalla privacy alla disinformazione, non è più accettabile lasciare campo libero all’industria.

Le aziende dovranno così confrontarsi con un quadro normativo frammentato ma legittimo, e affrontare una crescente richiesta di responsabilità pubblica. Non è solo una battuta d’arresto legislativa: è il segnale che negli Stati Uniti l’era della deregulation per l’IA sta volgendo al termine (o almeno, ci piace sperare che sarà così).

AI Act: l’Europa scrive le regole ma l’IA si scrive altrove di TechTalking.it

Non tutto è lecito solo perché è tecnicamente possibile. Ma le regole valgono solo se le rispettano anche i dominatori del gioco.

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Questo episodio offre anche un interessante contrappunto a quanto sta accadendo in Europa. Come abbiamo scritto su TechTalking nella newsletter “AI Act: l’Europa scrive le regole ma l’IA si scrive altrove”, il grande sforzo normativo dell’Unione rischia di restare un esercizio teorico se le Big Tech continuano a ignorarlo.

Ma ora, persino negli Stati Uniti, patria dell’innovazione senza vincoli, si registra un cambiamento di tono. Il fatto che il Congresso americano, a stragrande maggioranza, abbia rifiutato di sospendere le leggi statali sull’IA, mostra che l’idea di un “Far West digitale” comincia a scricchiolare anche oltreoceano.

È un segnale da cogliere: forse, per la prima volta, si apre uno spazio comune tra Europa e Stati Uniti per pensare a un nuovo equilibrio tra innovazione e regole.

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