Il nuovo AI Action Plan testimonia la fortissima volontà di Donald Trump di vincere la corsa all’intelligenza artificiale, costi quel che costi. E se nel farlo elargisce favori sia a Big Tech che a Big Oil, non pare essere un problema.
Dietro il dichiarato obiettivo di potenziare l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti, l’amministrazione ha infatti avviato un’operazione di massiccia deregulation ambientale, che rischia di avere ripercussioni durature sulla salute pubblica e sull’ecosistema americano.
Le centrali del futuro saranno fossili, non verdi
I data center sono il cuore fisico dell’IA: enormi strutture che consumano quantità di energia vertiginose.
Per rispondere a questa fame crescente, Trump ha deciso di incentivare esclusivamente le fonti cosiddette “modulabili” (in inglese dispatchable), ovvero gas, carbone, nucleare e geotermico. Per rientrare in questa categoria, un impianto deve poter regolare la produzione di elettricità in modo flessibile e su richiesta.
Una caratteristica questa che esclude automaticamente le rinnovabili intermittenti come il solare e l’eolico, la cui resa dipende da fattori naturali come il meteo e l’alternanza tra giorno e notte.
L’amministrazione ha così dato un segnale molto chiaro al mercato: non investite in energia pulita per i vostri data center, perché non otterrete agevolazioni, né autorizzazioni accelerate. Una visione secondo molti esperti miope, che non solo ignora l’abbassamento dei costi delle rinnovabili ma ostacola attivamente la transizione energetica già in corso.
Chip e sostanze tossiche: il lato oscuro dell’America’s AI Action Plan
L’accelerazione imposta dal piano riguarda anche i chip, elemento imprescindibile per addestrare e far funzionare i modelli di IA.
Trump ha incluso i semiconduttori tra le infrastrutture da favorire con prestiti, sovvenzioni e sconti fiscali. Ma costruire una fabbrica di chip significa in sostanza mettere in piedi un impianto chimico.
Nella lavorazione dei semiconduttori si usano sostanze industriali altamente tossiche, tra cui le famigerate “sostanze chimiche eterne” (forever chemicals), note per la loro persistenza nell’ambiente e nei tessuti umani.
Sono sostanze che, in passato, sono state collegate a tumori, danni al fegato e disturbi riproduttivi, al punto da spingere aziende come 3M e Dupont a promettere un graduale abbandono.
Ora però, sotto la spinta dell’IA, i produttori stanno cogliendo l’occasione per tornare ad aumentare la loro produzione. E la ragione è presto detta: Trump ha cominciato ad allentare i limiti di concentrazione nell’acqua potabile..
Superfund o Brownfield
Se quanto scritto non fosse già abbastanza, il piano dell’amministrazione Trump va persino oltre. Con un ordine esecutivo firmato il 23 luglio, la Casa Bianca ha autorizzato la costruzione di nuovi data center su aree contaminate, note come Superfund o Brownfield.
I Superfund sono siti classificati come gravemente inquinati dall’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA), dove si è reso necessario l’intervento federale per la bonifica. I Brownfield sono invece aree industriali dismesse dove sono presenti sostanze pericolose, ma con un livello di contaminazione considerato meno grave.
Invece quindi di puntare a una riqualificazione responsabile, l’ordine esecutivo prevede di velocizzare i permessi edilizi in questi siti, anche se ancora non completamente bonificati. E i precedenti non sono rassicuranti: nel 2013, i dipendenti di Google furono esposti a vapori tossici provenienti da un sito Superfund situato sotto gli uffici di Mountain View, mentre la bonifica era ancora in corso.
“Oltre a chi ci lavorerà, bisogna proteggere anche chi vive nelle zone circostanti”, ha spiegato Jennifer Liss Ohayon, ricercatrice del Silent Spring Institute, da anni impegnata nello studio delle bonifiche ambientali.
Meno regole, più rischi
Il tutto avviene in un contesto di smantellamento progressivo delle principali leggi ambientali americane.
Trump ha già ordinato all’EPA di modificare quattro normative chiave (Clean Air Act, Clean Water Act, Superfund Law e Toxic Substances Control Act), per ridurre le tempistiche di approvazione dei progetti.
Ciò significa meno valutazioni di impatto ambientale e meno poteri di controllo per le autorità pubbliche, che già oggi faticano a svolgere il proprio lavoro per mancanza di personale.
A detta di Tyson Slocum, direttore del programma energia di Public Citizen, il piano “sposa le priorità della Big Tech con quelle della Big Oil” e manda un messaggio molto forte al mercato: se volete i fondi pubblici per l’IA, dimenticatevi dell’ambiente.
Una scelta che, nel lungo termine, potrebbe costare molto più di quanto si guadagnerà nel breve. Ma la corsa all’IA sarà comunque salva e, a ben guardare, chi ci guadagnerà abitualmente vive in luoghi più salubri.


