L’accordo di Trump con gli Emirati sui chip Nvidia è in stallo

by | 18 Lug 2025 | Politica

Donald Trump con Mohammed bin Zayed. | Foto: Giuseppe Cacae/AFP
Tempo di lettura: 3 minuti

Sembrava un patto strategico per rafforzare l’asse Washington-Abu Dhabi nell’era dell’intelligenza artificiale. E invece l’accordo miliardario tra gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti per la fornitura di chip Nvidia, rischia di arenarsi a tempo indeterminato.

La causa? Le preoccupazioni di alcuni funzionari dell’amministrazione Trump, che temono che Pechino possa accedere indirettamente a tecnologie critiche attraverso partner emiratini come G42.

L’intesa, annunciata durante la visita di Donald Trump in Medio Oriente lo scorso maggio, prevedeva la fornitura agli Emirati di centinaia di migliaia di chip Nvidia nei prossimi anni, da utilizzare nella costruzione di data center per l’addestramento di modelli IA.

A beneficiarne sarebbero state anche aziende statunitensi come OpenAI e Microsoft, che hanno in programma di gestire alcune di queste infrastrutture sul territorio emiratino.

L’ambasciatore degli Emirati a Washington, Yousef Al Otaiba, ha definito l’accordo “una fonte di benefici enormi per entrambi i Paesi”. Ma da allora, le delegazioni incaricate di definire i dettagli si sono incontrate pochissime volte, e l’entusiasmo iniziale si è rapidamente sgonfiato.

G42, il nodo dell’accordo

Al centro dello stallo c’è G42, azienda di Abu Dhabi attiva nel campo dell’intelligenza artificiale, della genomica e del cloud computing.

Si tratta di uno dei principali attori tech della regione, con forti legami con il governo emiratino e una reputazione ambivalente a Washington: da un lato, è un alleato chiave per la trasformazione digitale del Golfo; dall’altro, desta preoccupazione per le sue passate collaborazioni con aziende cinesi, tra cui Huawei.

In base agli accordi iniziali, G42 avrebbe dovuto ricevere direttamente circa il 20% dei chip Nvidia previsti dall’intesa.

Proprio questo punto ha fatto scattare l’allarme al Dipartimento del Commercio, che oggi non intende autorizzare spedizioni dirette a G42, anche se lascia aperta la possibilità per il futuro.

Secondo alcune fonti, i funzionari temono che la Cina possa accedere alla tecnologia attraverso canali indiretti, magari sfruttando personale o infrastrutture condivise nei data center emiratini.

Una modifica unilaterale dell’accordo, però, potrebbe incrinare i rapporti con gli Emirati, che considerano il coinvolgimento di G42 un punto centrale del piano negoziato a maggio.

Trump e gli Emirati, tra retromarce e incertezze

Il rallentamento dell’accordo ha generato tensioni all’interno dell’amministrazione statunitense.

Il responsabile per l’intelligenza artificiale della Casa Bianca, David Sacks, è tra i più convinti sostenitori della strategia di esportazione dei chip americani verso il Medio Oriente: “Se non forniamo noi la tecnologia, lo faranno i nostri concorrenti globali,” ha dichiarato al summit di Pittsburgh, bollando come “esagerate” le preoccupazioni sulla possibilità di una deviazione dei chip.

Le frizioni emerse nella gestione dell’accordo mettono in luce la difficoltà di bilanciare gli interessi strategici con le esigenze dell’industria tecnologica. Nvidia, in particolare, guarda con frustrazione al rallentamento dell’intesa.

L’amministratore delegato Jensen Huang avrebbe ribadito personalmente a Trump l’importanza di sbloccare la situazione, ricordando quanto sia cruciale, per la crescita dell’IA americana, avere accesso a mercati esteri disposti a investire in infrastrutture su larga scala.

Trump e il tour nel Golfo Persico che ripaga Big Tech di TechTalking.it

La Silicon Valley aveva scommesso molto su Donald Trump, finora con scarsi risultati. Gli accordi con Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, però, cambiano tutto. E disegnano un nuovo ordine mondiale.

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Il caso G42 arriva in un momento delicato per la politica commerciale americana sui semiconduttori. La Casa Bianca ha da poco revocato una norma introdotta durante l’amministrazione Biden che limitava le esportazioni di chip avanzati anche verso Paesi alleati.

Il governo Trump non ha però ancora chiarito con quale normativa sostituirla, né ha fornito indicazioni precise su volumi autorizzati o limiti tecnologici. Questa zona grigia normativa contribuisce a frenare ulteriormente le aziende.

Nel frattempo, l’amministrazione ha autorizzato Nvidia a riprendere le esportazioni di chip a prestazioni inferiori verso la Cina, in apparente controtendenza rispetto ad alcune restrizioni precedenti.

Una mossa che ha sorpreso analisti e osservatori, alimentando l’impressione che la strategia statunitense sull’export tech sia ancora in cerca di una linea chiara e coerente.

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