I messaggi segreti tra Zuckerberg e Musk: censura, DOGE e OpenAI

by | 29 Mar 2026 | Politica, IA

Foto: Manuel Orbegozo | Chip Somodevilla | Reuters
Riassunto IA
  • Messaggi privati tra Zuckerberg e Musk, datati febbraio 2025, mostrano il CEO di Meta offrire supporto operativo al DOGE: rimozione di contenuti che doxxavano i collaboratori di Musk.
  • Lo scambio include anche una proposta di Musk a Zuckerberg per un’offerta congiunta sulla proprietà intellettuale di OpenAI, confermando contatti che avevamo anticipato lo scorso agosto.
  • Gli avvocati di Musk chiedono che i messaggi siano esclusi dalla causa contro OpenAI, sostenendo che il loro unico scopo sia danneggiare la reputazione del loro assistito.
Tempo di lettura: 2 minuti

Il 3 febbraio 2025, Mark Zuckerberg inviò un messaggio a Elon Musk. “Sembra che il DOGE stia facendo progressi”, scrisse il CEO di Meta. “Ho messo i nostri team in allerta per rimuovere i contenuti che doxxano (cioè espongono pubblicamente dati personali, ndR) o minacciano le persone del tuo team. Fammi sapere se c’è qualcos’altro che posso fare per aiutare.”

Non era una conversazione destinata al pubblico. È diventata tale perché è stata depositata come prova negli atti processuali della causa intentata da Musk contro Sam Altman e OpenAI, e resa pubblica venerdì scorso.

Quello scambio racconta più di quanto sembri. È il documento di un allineamento politico preciso, avvenuto in un momento altrettanto definito: le prime settimane dell’amministrazione Trump, quando entrambi i CEO stavano consolidando la propria vicinanza al nuovo presidente.

Lo stesso giorno in cui Zuckerberg scriveva a Musk, un procuratore degli Stati Uniti dichiarava pubblicamente che avrebbe protetto i dipendenti del DOGE dai critici “scontenti”. Il messaggio di Zuckerberg s’inserisce in quel clima: un’offerta di copertura, concreta e operativa, da parte del CEO di Meta.

La svolta di Meta e la logica del momento

I messaggi arrivano a poche settimane da una svolta che Zuckerberg aveva annunciato a gennaio 2025: Meta abbandonava la moderazione dei contenuti tradizionale in favore della “libera espressione”.

Una scelta presentata come principio editoriale ma che nei fatti era anche un riposizionamento politico verso Trump; e i messaggi a Musk ne sono la continuazione diretta.

Zuckerberg, da poco convertito alla causa della libera espressione, offriva a Musk di rimuovere contenuti scomodi per i suoi collaboratori al DOGE. Musk, paladino della stessa bandiera su X, rispondeva all’offerta con un cuoricino.

Il DOGE, il Dipartimento per l’Efficienza Governativa guidato da Musk nei primi mesi dell’amministrazione Trump, poi smantellato a novembre 2025, era già al centro di polemiche feroci. Offrire protezione ai suoi collaboratori significava schierarsi apertamente, non in modo simbolico.

L’offerta a Zuckerberg per OpenAI

Nello stesso scambio, Musk cambiò argomento di colpo e chiese a Zuckerberg se fosse “aperto all’idea di fare un’offerta per la proprietà intellettuale di OpenAI con me e altri”. Zuckerberg rispose che preferiva “discuterne di persona”. Musk disse che lo avrebbe chiamato il giorno dopo.

Per i lettori più attenti, non è una novità: lo scorso settembre avevamo già raccontato come Musk avesse cercato di coinvolgere Zuckerberg nel tentativo di acquisire OpenAI. Oggi, però, quei contatti hanno un volto preciso (il testo dei messaggi, depositato in tribunale) e una data: 3 febbraio 2025, lo stesso giorno in cui Zuckerberg offriva di rimuovere contenuti scomodi per il DOGE.

La battaglia sui messaggi in aula

Gli avvocati di Musk vogliono che questi scambi vengano esclusi dal processo. “Le relazioni personali e le comunicazioni di Musk, incluse quelle con altri personaggi di alto profilo, sono marginali e pregiudizievoli”, hanno scritto negli atti.

La tesi è che OpenAI stia usando i messaggi con Zuckerberg non per dimostrare fatti rilevanti ma per costruire un’immagine politicamente compromessa di Musk davanti alla giuria.

È una lettura plausibile. I messaggi non provano nulla di direttamente attinente alle accuse mosse a OpenAI. Ma mostrano Musk in un momento di forte esposizione politica, coinvolto in trattative riservate su asset miliardari e in scambi che intrecciavano favori istituzionali e ambizioni industriali.

Per gli avvocati di Altman, è esattamente il tipo di contesto da esibire in aula.

Fonte: Engadget

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