La stretta del Cremlino sulle comunicazioni private è entrata in una nuova fase. Nelle ultime ore infatti la Russia ha iniziato a limitare alcune chiamate su WhatsApp e Telegram, due delle piattaforme di messaggistica crittografata più utilizzate nel Paese.
È un segnale chiaro: Mosca vuole rafforzare il controllo su Internet e, soprattutto, sugli strumenti che permettono ai cittadini di comunicare in modo sicuro e lontano dagli occhi delle autorità.
L’agenzia di vigilanza digitale russa, Roskomnadzor, ha accusato apertamente i due servizi di essere usati per “sabotaggio e attività terroristiche”, sostenendo che le società dietro le app ignorino sistematicamente le richieste di condivisione di informazioni con le forze dell’ordine.
L’accusa è arrivata tramite l’agenzia di stampa statale Interfax, che ha diffuso il comunicato ufficiale.
Lo scontro con Meta per WhatsApp
La risposta di Meta, proprietaria di WhatsApp, è stata immediata e dura. “WhatsApp si oppone ai tentativi dei governi di violare il diritto delle persone a comunicazioni sicure, motivo per cui la Russia sta cercando di bloccarlo per oltre 100 milioni di cittadini russi”, ha dichiarato l’azienda in una nota.
Meta ha anche espresso “profonda preoccupazione” per il fatto che questo blocco miri a spingere i cittadini verso piattaforme meno sicure, più facili da monitorare e intercettare dalle autorità.
La polemica con WhatsApp si inserisce in una guerra digitale già aperta da anni. Telegram, dal canto suo, non ha ancora commentato la nuova restrizione ma ha già vissuto uno scontro diretto con Mosca.
Nel 2018, il Cremlino aveva tentato di bloccare l’app dopo il rifiuto di concedere l’accesso ai messaggi crittografati. Quel divieto si era rivelato in gran parte inefficace ma aveva segnato una frattura profonda tra la piattaforma e il governo.
Un controllo sempre più stretto sulla rete
Il nuovo giro di vite arriva dopo l’approvazione, a luglio, di una legge controversa che amplia sensibilmente i poteri del governo: ora non si rischiano sanzioni solo per la condivisione di contenuti vietati, ma anche per la loro semplice consultazione. È un passaggio che allarga di molto la possibilità di colpire il dissenso, anche quando resta confinato alla sfera privata.
Questa politica di controllo dell’informazione si è intensificata dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022. Già a marzo dello stesso anno Mosca aveva bloccato Facebook, classificando Meta come “organizzazione estremista” (curiosamente, WhatsApp era rimasto fuori dal divieto… almeno fino ad ora).
La mossa era arrivata in contemporanea con la decisione di YouTube di oscurare globalmente i canali dei media statali russi. Ma alla fine del 2024, anche YouTube è stato definitivamente bloccato in Russia, segnando la scomparsa dell’ultimo grande social occidentale accessibile senza restrizioni.
VPN e media di stato
Oggi, per accedere ai social più diffusi nel resto del mondo, in Russia è praticamente indispensabile una VPN (Virtual Private Network) in grado di aggirare i blocchi. Eppure, secondo un recente rapporto di Human Rights Watch, circa metà della popolazione non saprebbe nemmeno come utilizzare questo strumento.
Il risultato è che molti finiscono per ripiegare su browser e piattaforme russe, dove le notizie sono filtrate e riscritte secondo la linea ufficiale del governo, e dove non manca il rischio che i dati personali vengano condivisi con le autorità.
Roskomnadzor ha rincarato la dose contro le due app, definendole “i principali servizi vocali utilizzati per inganni ed estorsioni” e collegando le restrizioni anche alla lotta contro le truffe telefoniche sulle reti tradizionali.
Meta ha però reso noto di aver bloccato oltre 6,8 milioni di account WhatsApp legati a operazioni di frode solo nel 2024, e ha annunciato nuove funzioni di sicurezza: tra queste, la possibilità di silenziare automaticamente le chiamate provenienti da numeri sconosciuti, per ridurre i contatti indesiderati.
L’impressione è che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, la vera posta in gioco sia il controllo delle comunicazioni private in Russia. Per il Cremlino, i canali crittografati non sono semplicemente un problema tecnico ma un ostacolo politico alla gestione dell’informazione.
E con il progressivo smantellamento dell’accesso libero alla rete, le scelte di piattaforme come WhatsApp e Telegram potrebbero diventare decisive per capire quanto spazio resterà alla privacy digitale nel Paese.


