Whatsapp e Telegram (di nuovo) nel mirino del Cremlino

by | 14 Ago 2025 | Tecnologia, Politica

Illustrazione: chatgpt
Tempo di lettura: 3 minuti

La stretta del Cremlino sulle comunicazioni private è entrata in una nuova fase. Nelle ultime ore infatti la Russia ha iniziato a limitare alcune chiamate su WhatsApp e Telegram, due delle piattaforme di messaggistica crittografata più utilizzate nel Paese.

È un segnale chiaro: Mosca vuole rafforzare il controllo su Internet e, soprattutto, sugli strumenti che permettono ai cittadini di comunicare in modo sicuro e lontano dagli occhi delle autorità.

L’agenzia di vigilanza digitale russa, Roskomnadzor, ha accusato apertamente i due servizi di essere usati per “sabotaggio e attività terroristiche”, sostenendo che le società dietro le app ignorino sistematicamente le richieste di condivisione di informazioni con le forze dell’ordine.

L’accusa è arrivata tramite l’agenzia di stampa statale Interfax, che ha diffuso il comunicato ufficiale.

Lo scontro con Meta per WhatsApp

La risposta di Meta, proprietaria di WhatsApp, è stata immediata e dura. “WhatsApp si oppone ai tentativi dei governi di violare il diritto delle persone a comunicazioni sicure, motivo per cui la Russia sta cercando di bloccarlo per oltre 100 milioni di cittadini russi”, ha dichiarato l’azienda in una nota.

Meta ha anche espresso “profonda preoccupazione” per il fatto che questo blocco miri a spingere i cittadini verso piattaforme meno sicure, più facili da monitorare e intercettare dalle autorità.

La polemica con WhatsApp si inserisce in una guerra digitale già aperta da anni. Telegram, dal canto suo, non ha ancora commentato la nuova restrizione ma ha già vissuto uno scontro diretto con Mosca.

Nel 2018, il Cremlino aveva tentato di bloccare l’app dopo il rifiuto di concedere l’accesso ai messaggi crittografati. Quel divieto si era rivelato in gran parte inefficace ma aveva segnato una frattura profonda tra la piattaforma e il governo.

Un controllo sempre più stretto sulla rete

Il nuovo giro di vite arriva dopo l’approvazione, a luglio, di una legge controversa che amplia sensibilmente i poteri del governo: ora non si rischiano sanzioni solo per la condivisione di contenuti vietati, ma anche per la loro semplice consultazione. È un passaggio che allarga di molto la possibilità di colpire il dissenso, anche quando resta confinato alla sfera privata.

Questa politica di controllo dell’informazione si è intensificata dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022. Già a marzo dello stesso anno Mosca aveva bloccato Facebook, classificando Meta come “organizzazione estremista” (curiosamente, WhatsApp era rimasto fuori dal divieto… almeno fino ad ora).

La mossa era arrivata in contemporanea con la decisione di YouTube di oscurare globalmente i canali dei media statali russi. Ma alla fine del 2024, anche YouTube è stato definitivamente bloccato in Russia, segnando la scomparsa dell’ultimo grande social occidentale accessibile senza restrizioni.

VPN e media di stato

Oggi, per accedere ai social più diffusi nel resto del mondo, in Russia è praticamente indispensabile una VPN (Virtual Private Network) in grado di aggirare i blocchi. Eppure, secondo un recente rapporto di Human Rights Watch, circa metà della popolazione non saprebbe nemmeno come utilizzare questo strumento.

Il risultato è che molti finiscono per ripiegare su browser e piattaforme russe, dove le notizie sono filtrate e riscritte secondo la linea ufficiale del governo, e dove non manca il rischio che i dati personali vengano condivisi con le autorità.

Roskomnadzor ha rincarato la dose contro le due app, definendole “i principali servizi vocali utilizzati per inganni ed estorsioni” e collegando le restrizioni anche alla lotta contro le truffe telefoniche sulle reti tradizionali.

Meta ha però reso noto di aver bloccato oltre 6,8 milioni di account WhatsApp legati a operazioni di frode solo nel 2024, e ha annunciato nuove funzioni di sicurezza: tra queste, la possibilità di silenziare automaticamente le chiamate provenienti da numeri sconosciuti, per ridurre i contatti indesiderati.

L’impressione è che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, la vera posta in gioco sia il controllo delle comunicazioni private in Russia. Per il Cremlino, i canali crittografati non sono semplicemente un problema tecnico ma un ostacolo politico alla gestione dell’informazione.

E con il progressivo smantellamento dell’accesso libero alla rete, le scelte di piattaforme come WhatsApp e Telegram potrebbero diventare decisive per capire quanto spazio resterà alla privacy digitale nel Paese.

POTREBBE INTERESSARTI

Broadcom

Apple investe 30 miliardi in chip Broadcom made in Usa

Il colosso di Cupertino stanzia la cifra più alta del suo piano da 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti, destinata allo stabilimento Broadcom di Fort Collins. Gli...
Meta Zuckerberg Meta Ray-Ban EssilorLuxottica

Meta testa occhiali IA che registrano ogni istante della giornata

Il prototipo scatterebbe foto ogni pochi secondi e registrerebbe l’audio in continuo, con la spia luminosa spenta. Fin dove può spingersi la raccolta dati per...
Il logo di Nokia

Nokia non vende più telefoni: ora fornisce l’infrastruttura dell’IA

Nokia ha smesso da tempo di produrre telefonini. Oggi vende switch, router e reti ottiche che fanno girare i data center IA e la borsa se n’è accorta.

L'Italia sfida Google: richiesto 1 miliardo in tasse arretrate

Google investe 411 milioni nella fusione nucleare di Proxima Fusion

Il colosso di Mountain View punta ancora sulla fusione, stavolta in Europa: la startup tedesca vale già 2,7 miliardi di dollari.

Robot killer

ONU: i robot killer vanno vietati per legge

Il segretario generale dell’ONU rilancia il divieto per le armi autonome capaci di scegliere e colpire da sole. Ma sul campo i robot da guerra sono già...
Peter Thiel Dialog

Peter Thiel attacca il Papa: “lavora per i comunisti cinesi” sull’IA

Al festival di Aspen, il fondatore di Palantir accusa Leone XIV di favorire la Cina criticando l’IA, e rilancia le sue tesi su Democratici, Costituzione e...
Karp Palantir

Palantir attacca OpenAI e Anthropic: “il modello a token è sbagliato”

Alex Karp attacca il modello a token di OpenAI e Anthropic, difendendo la sovranità dei dati. Nello stesso periodo l’Europa riduce i contratti con Palantir. Ecco...
Lo spyware Pegasus

Pegasus spia anche chi doveva indagarlo

Citizen Lab conferma l’hacking del telefono di un ex membro della commissione UE che indagava sugli abusi dello spyware israeliano. Chi controlla i...
anthropic mythos

Anthropic chiude le falle nell’accesso a Claude da parte della Cina

Ant Financial e ByteDance aggiravano il divieto di Anthropic su Claude con conti aziendali a Singapore e rimborsi spese per VPN, ma adesso non possono più.

Meta Data Center emissioni

L’UE allenta le regole sulle emissioni dei data center, mentre quelle di Google e Amazon volano

Bruxelles cede alle pressioni di Amazon, Microsoft sulle regole per il clima dei data center. Ma i bilanci di sostenibilità di Google e Amazon raccontano un’altra...
Share This