Il Regno Unito ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, includendo – tra le misure più curiose – il divieto di esportare controller per videogiochi.
L’obiettivo dichiarato è impedire che questi dispositivi vengano riconvertiti per pilotare droni utilizzati al fronte.
“Vietiamo completamente l’invio di controller per videogiochi in Russia, impedendone l’uso per pilotare droni in prima linea. Non potranno più essere riconvertiti per uccidere in Ucraina”, ha dichiarato il ministro per le sanzioni Stephen Doughty.
Il provvedimento arriva poche ore dopo un attacco notturno russo in cui, secondo l’aeronautica ucraina, sarebbero stati lanciati 215 tra droni e missili.
Già nei mesi scorsi, anche l’Unione Europea aveva adottato misure simili, vietando joystick e componenti da gaming per evitare che strumenti nati per l’intrattenimento si trasformino in armi a basso costo.
Il simbolismo dietro il divieto ai gamepad
Dietro questa decisione c’è una consapevolezza precisa: la Russia ha spesso fatto ricorso a tecnologia civile per sostenere le proprie operazioni militari.
I controller originali prodotti da aziende specializzate nel gaming, come quelli delle console PlayStation e Xbox, sono particolarmente apprezzati per la loro precisione, affidabilità e compatibilità con sistemi di pilotaggio di droni artigianali o modificati.
Certo, Mosca può ancora rifornirsi altrove, soprattutto in Cina, che non ha aderito al regime sanzionatorio occidentale.
Ma bloccare le esportazioni ufficiali serve a chiudere i canali diretti, scoraggiare le triangolazioni con paesi terzi e aumentare le difficoltà logistiche e operative. Un modo per complicare – non certo impedire – l’uso improprio di tecnologie che, in origine, non erano pensate per la guerra.
Oltre ai controller, Londra ha incluso nel nuovo pacchetto di sanzioni anche software utilizzati nei settori della difesa e dell’energia, come quelli impiegati per progettare armamenti o esplorare nuovi giacimenti di petrolio e gas.
L’obiettivo resta lo stesso: rendere sempre più difficile per la Russia accedere a risorse strategiche e tecnologia avanzata.


