‘TikTok ban’: +216% di americani che studiano il mandarino su Duolingo

by | 17 Gen 2025 | Politica, Tecnologia

Tempo di lettura: 3 minuti

All’imminente chiusura di TikTok negli Stati Uniti, abbiamo dedicato più di un articolo. Chiediamo venia ma si tratta di un evento epocale, perché l’evento riguarda uno dei social network più importanti al mondo. E perché i fatti stanno avvenendo non in una dittatura ma nella cosiddetta “land of freedom”, la democrazia che più di tutte, dal dopoguerra ha oggi, si è fatta vanto della sua libertà. Anche di parola.

Oggi, però, la creazione di una narrazione che giustifichi lo scontro con la Cina (si spera rimanga solo politico), sta comportando la creazione di punti di attrito più o meno credibili.

Si vedano ad esempio i costanti attacchi hacker subiti da istituzioni e multinazionali americane, i droni di DJI trasformati in occhi del partito comunista cinese in territorio patrio e, per l’appunto, TikTok.

Quando parlammo del “TikTok ban” (votato dalla politica americana a tempo record e con maggioranze bulgare), adducemmo come ragione del provvedimento l’impossibilità da parte della politica americana di controllare la narrazione del social cinese.

Sospetto che è stato successivamente confermato dallo stesso Zuckerberg nella lettera scritta al presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Jim Jordan, in cui ha espresso rammarico per aver ceduto alle pressioni dell’amministrazione Biden nel censurare i contenuti relativi al Covid-19 su Facebook.

Karim De Martino, nella nostra intervista dello scorso maggio, ne ha fatto una questione puramente economica ma non possiamo dimenticare le parole della Corte Suprema degli USA, che solo pochi giorni fa ha paventato addirittura il rischio che i dati raccolti da TikTok possano essere utilizzati dalla Cina per “ricatti, spionaggio o influenze mirate a lungo termine” sui cittadini americani.

La carica dei “TikTok Refugees”

Il divieto su TikTok, in vigore dal 19 gennaio salvo un miracoloso dietrofront della Corte Suprema, prevede la rimozione dell’app dagli store statunitensi e il blocco del suo funzionamento su qualsiasi dispositivo.

Invece di piegarsi a questa imposizione, migliaia di utenti americani stanno però scegliendo di migrare su RedNote (conosciuta anche come Xiaohongshu), un’app social cinese progettata per il mercato locale.

Come abbiamo commentato al momento di darne notizia, questo passaggio, oltre a rivelare il forte attaccamento degli utenti a un certo tipo di esperienza social, pare sottolineare il rifiuto delle giovani generazioni americane di accettare ciò che percepiscono come un attacco alla loro libertà d’espressione.

Non a caso, gli oltre 700.000 utenti che in pochi giorni si sono iscritti a RedNote, si sono autodefiniti “TikTok Refugees”. Ma c’è un piccolo problema: RedNote, che non ha mai avuto in mente l’ingresso nel mercato americano, è un’app essenzialmente in cinese mandarino

L’impennata di Duolingo

Il risultato, sorprendente, è l’incremento del 216% di americani che hanno deciso di imparare il mandarino su Duolingo. Che, per chi non lo sapesse, è una piattaforma digitale per l’apprendimento delle lingue, disponibile sia come app per dispositivi mobili, sia come sito web.

Lanciata nel 2012, è diventata una delle applicazioni più popolari al mondo grazie al suo approccio ludico e interattivo. E ora sta dando un messaggio chiaro e deciso all’establishment americano, contro la censura e in favore della libertà d’espressione.

Non senza un pizzico di ironia, Duolingo ha risposto al fenomeno con un post su X: “Ah, quindi ORA volete imparare il mandarino”.

Successivamente, ha pubblicato la statistica che abbiamo riportato in questa news, con tanto di logo di TikTok.

I messaggi dedicati ai “rifugiati di TikTok” hanno raccolto centinaia di migliaia di like, dimostrando quanto la questione stia catturando l’attenzione. E quanto faccia la differenza avere dalla propria dei bravi social manager.

POTREBBE INTERESSARTI

Cina censura

Anche la Cina respinge lo stop all’IA: “È solo allarmismo”

Il portavoce di Pechino accusa Amodei, Altman e Musk di allarmismo sull’IA. Lo stesso giorno il ministro della sicurezza di stato cinese lancia un allarme quasi...
Donald Trump annuncerà domani World Liberty Financial

Trump respinge lo stop all’IA: “Chi vince, vince tutto”

Amodei, Altman e Musk chiedono più cautela sull’IA. Trump risponde dal golf in Irlanda: fermarsi significa regalare il vantaggio alla Cina.

Un gruppo di cybercriminali sta bloccando il mercato dell’auto americano

Negli USA l’auto vende i dati dell’utente e Washington non sembra voler far nulla

La FTC ha multato General Motors per aver venduto senza consenso i dati di guida dei clienti. Ma quasi tutte le altre case automobilistiche fanno lo stesso: la tua auto...
apple watch series 12

Apple porta l’ascolto ambientale su Apple Watch. E cambia la privacy

Per anni Cupertino ha fatto della privacy un argomento di vendita. Ora Siri Recap può restare attivo per intere fasce della giornata, e sullo sfondo cresce la pressione...
Apple iPhone Duo

Apple lancia iPhone Duo: ora i pieghevoli possono diventare grandi

Cupertino entra tardi nel mercato con un prezzo di partenza di 2.369 euro. Ma Counterpoint la vede già al 25%. In Europa, intanto, resta aperto lo scontro su Siri...
crowdstrike

CrowdStrike: gli hacker ora attaccano l’IA (e sono velocissimi)

Secondo Luca Livrieri, gli attaccanti colpiscono gli strumenti usati per sviluppare software, rubano capacità di calcolo e sfruttano le nuove falle in poche ore.

Trump USA Xi Jinping Cina data center

Non volete i data center? Per Trump, fate un favore alla Cina

Bollette, acqua e nuovi impianti alimentano le proteste locali. La destra americana, a braccetto con la Silicon Valley, risponde chiamando in causa Pechino e la...

Per JD Vance l’IA è “satanica”. Ma non rallenta sui data center

Il vicepresidente americano teme che i chatbot possano isolare e manipolare le persone. Ma rifiuta di rallentare la corsa tecnologica statunitense contro la Cina.

alex karp palantir

Alex Karp punta su Fedorov e sul know-how bellico ucraino

Dopo aver cercato capitali negli Stati Uniti, l’ex ministro ucraino trova in Alex Karp l’investitore capofila della società che vuole trasformare le lezioni del fronte...
Fedorov

Droni, IA e Starlink: Fedorov cerca capitali USA per le armi ucraine

Dopo il licenziamento, Fedorov cerca capitali negli Stati Uniti e incarichi di consulenza nei Paesi NATO. Sullo sfondo ci sono Patriot, Starlink e il ruolo sempre più...
Share This