Il terremoto ci ha ricordato quanto Taiwan sia importante per il mondo

by | 5 Apr 2024 | Tecnologia

Tempo di lettura: 2 minuti

Come molti sanno, Taiwan è il centro mondiale della produzione di semiconduttori, i cui prodotti sono essenziali per dispositivi come smartphone, veicoli elettrici e tecnologie basate sull’intelligenza artificiale generativa.

Circa l’80-90% dei processori di alta gamma viene prodotto sull’isola, rendendo Taiwan praticamente insostituibile in questo ambito. Non a caso, secondo Jan-Peter Kleinhans del think tank Stiftung Neue Verantwortung, l’isola è il “punto di guasto più critico” per l’industria dei semiconduttori.

Come tutti sanno, Taiwan è al centro di tensioni politiche, essendo considerata dal Partito Comunista Cinese  una provincia ribelle destinata a essere reintegrata.

Come invece pochi sapranno, l’isola si trova vicino a zone di frizione tra placche tettoniche, il che la espone a frequenti terremoti. Come quello di magnitudo 7,4 della scala Richter s verificatosi mercoledì scorso, il più potente degli ultimi venticinque anni, che ha causato il crollo di numerosi edifici, la morte di almeno sette persone e oltre 800 feriti. La reale estensione dei danni rimane da determinare ma il motivo per cui ne parliamo qui non è riportare fatti di cronaca nera.

Piuttosto, il sisma  appena verificatosi ha messo in pausa la produzione nelle fabbriche di chip dell’isola, potenzialmente influenzando l’intero settore tecnologico mondiale. TSMC, il gigante della produzione di chip che lavora per conto terzi con colossi come Apple e Nvidia, ha evacuato il personale da diverse aree e sta valutando i danni. United Microelectronics, un altro importante produttore locale, ha interrotto le attività di alcune macchine e ha evacuato personale.

TSMC ha già iniziato il rientro del personale nei siti precedentemente evacuati ma il processo di valutazione delle conseguenze del terremoto potrebbe provocare ulteriori interruzioni nella produzione, con ripercussioni su processi che richiedono settimane di isolamento assoluto in ambienti sotto vuoto, specialmente per i chip di maggiore complessità.

La carenza di semiconduttori, essenziali per sviluppare nuovi servizi di IA, preoccupa i leader del settore, inclusi Sam Altman di OpenAI e Jensen Huang di Nvidia. Le eventuali interruzioni, anche brevi, nella produzione di chip di alta gamma da parte di TSMC, potrebbero infatti avere effetti a catena significativi.

Verrebbe da domandarsi perché condensare asset così strategici nella stessa posizione geografica e la risposta è che la fabbricazione dei chip è un processo estremamente complesso. Ciò ha spinto TSMC a optare per la centralizzazione della propria produzione a Taiwan, così da facilitare la collaborazione e la condivisione delle competenze tra gli ingegneri.

Questa intuizione ha consolidato la leadership di TSMC a scapito di concorrenti come Intel e Samsung Electronics, tuttavia le preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale e interruzioni delle catene di approvvigionamento come questa, suggeriscono la diversificazione geografica della produzione. Ecco perché TSMC sta ampliando la sua presenza negli Stati Uniti e in Giappone, sebbene le nuove linee di produzione non saranno dedicate ai chip più avanzati.

Anche perché non va dimenticata la minaccia incombente della Cina, che da anni dichiara di voler annettere un’isola che fino al 1949 rientrava tra i suoi possedimenti e che oggi vanta circa 23,5 milioni di persone. Oltre a stabilimenti tecnologici così importanti che, in caso di conflitto militare, potrebbero impattare l’economia globale per 10 trilioni di dollari, pari a circa il 10% del PIL mondiale.

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