Starlink, il servizio di internet satellitare lanciato da SpaceX, offre una connessione internet a banda larga trasmessa da una rete di circa 5.500 satelliti il cui dispiegamento è iniziato nel 2019. Con circa 2,6 milioni di clienti, il servizio ha il potenziale per diventare una fonte di guadagno significativa per SpaceX, che nel frattempo è diventata il più importante appaltatore del settore privato per il programma spaziale del governo degli Stati Uniti e una forza dominante nella sicurezza nazionale.
Starlink conta di lanciare decine di migliaia di satelliti aggiuntivi per connettere luoghi troppo remoti per la banda larga terrestre o che sono stati tagliati fuori da disastri naturali o conflitti. E alcuni esperti prevedono che l’azienda potrebbe raggiungere ricavi di 30 miliardi di dollari all’anno.
I suoi terminali si stanno dunque rapidamente diffondendo in tutto il mondo ma, sempre più spesso, finiscono nelle mani sbagliate a causa di un crescente commercio illegale. Un’inchiesta di Bloomberg News ha fatto luce su questo tema, e il modo in cui i kit di Starlink vengono contrabbandati e la loro disponibilità sul mercato nero, suggeriscono un problema globale e sistemico.
La commercializzazione non autorizzata di Starlink in Yemen e Sudan, paesi afflitti da conflitti civili, da un lato mette in luce il bisogno di soluzioni di comunicazione affidabili in contesti di guerra, dall’altro evidenzia i rischi di un servizio internet satellitare difficilmente controllabile.
In Kazakistan quest’anno il governo ha voluto dare un giro di vite contro il mercato illecito di terminali Starlink, per regolamentarne l’utilizzo. Ma tutto ciò che ha ottenuto è stato di aumentarne i prezzi sul mercato nero.
“Se SpaceX viene a conoscenza del fatto che un terminale Starlink è utilizzato da una realtà sanzionata o non autorizzata, avvia un’indagine che se confermata porta alla disattivazione del terminale”, ha dichiarato l’azienda in un post su X a febbraio. Parliamo però di un servizio funzionante ovunque nel mondo, come conferma l’aeronautica militare americana che lo ha testato nell’Artico, definendolo “affidabili e ad alte prestazioni”. E che dunque risulta particolarmente attraente in regioni con connettività limitata. Tra cui l’Ucraina.

Starlink conta di lanciare decine di migliaia di satelliti per connettere i luoghi più remoti del pianeta o che sono stati colpiti da disastri naturali o conflitti.
SpaceX ha fornito la tecnologia a Kiev nei primi giorni dell’invasione russa, e da allora Starlink è diventato cruciale per l’infrastruttura di comunicazione ucraina. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha successivamente concluso un accordo con Elon Musk per fornire all’Ucraina l’attrezzatura necessaria ma a febbraio l’Ucraina ha denunciato che la Russia stava sfruttando a sua volta Starlink. “Per quanto ne sappiamo, nessun kit è stato venduto direttamente o indirettamente alla Russia”, ha scritto Musk su X.
Starlink: dal Venezuela allo Yemen
L’incertezza su dove stiano venendo installati i piatti satellitari di Starlink sta preoccupando i funzionari della sicurezza in tutto il mondo. Li si trova ad esempio in vendita anche in Venezuela, un paese che per quasi un decennio è stato oggetto di sanzioni statunitensi, in particolare sotto la guida del presidente Nicolas Maduro. Nonostante la mappa di copertura di Starlink escluda questo stato, sui social media fioccano annunci che pubblicizzano la vendita dei suoi kit.
L’introduzione di Starlink in Sudan spiega il modo in cui questi terminali possono entrare in paesi soggetti a sanzioni. Da febbraio il Sudan è rimasto senza internet, con le parti in conflitto che si attribuiscono reciprocamente la responsabilità del problema. Per aggirare questa situazione, nel Darfur si fa ricorso a terminali contrabbandati: prima vengono registrati in Dubai, poi trasportati in Uganda per via aerea, quindi introdotti via terra dal Sud Sudan.
In Sudafrica la richiesta di operatività di Starlink è ancora in attesa di approvazione. Ciò ha alimentato un mercato nero, con gruppi su Facebook che promettono di procurare e attivare i kit dal vicino Mozambico, dove il servizio di Elon Musk ha ottenuto l’autorizzazione, per poi distribuirli ai clienti sudafricani.
Nello Zimbabwe, le autorità hanno minacciato provvedimenti dopo la comparsa online di inserzioni riguardanti Starlink. I costi del kit sul mercato nero oscillano tra i 700 e i 2000 dollari, stando al blog Techzim. Recentemente, funzionari di Ghana e Zimbabwe hanno espresso la speranza di poter autorizzare il servizio legalmente nel loro territorio.

Il 28 ottobre, tramite un post su X, Musk ha annunciato che avrebbe consentito alla sua rete satellitare Starlink di supportare le comunicazioni a Gaza per “organizzazioni umanitarie riconosciute a livello internazionale”.
Israele invece ha ricevuto rassicurazioni da SpaceX sulla capacità di individuare e disabilitare i terminali in caso di utilizzo non autorizzato, come confermato da un rappresentante del governo israeliano.
Nel frattempo, nello Yemen i kit di Starlink sono liberamente commercializzati sui social media, con transazioni effettuate in nazioni come Singapore e Malesia e attivazioni in modalità roaming. I pagamenti avvengono tramite trasferimenti bancari internazionali o direttamente al momento del ricevimento. I costi tendono ad aumentare nelle zone sotto il controllo degli Houthi, a causa del monopolio delle telecomunicazioni da parte del gruppo stesso, che minaccia severe ritorsioni per chi utilizzi Starlink senza autorizzazione.
Nonostante gli sforzi di SpaceX di regolamentare l’uso del suo servizio, la diffusione di Starlink in aree senza licenza o in contesti problematici continua ad alimentare il dibattito sulla necessità di un quadro normativo più stringente, che garantisca la sicurezza e l’etica nell’uso dei servizi di internet satellitare.
Mentre SpaceX promette di collaborare con i governi per limitare l’uso improprio di Starlink, la sfida rimane nell’equilibrare l’innovazione tecnologica con la responsabilità globale, in un mondo sempre più connesso ma anche diviso da questioni di accesso, sicurezza e sovranità.


