SoftBank ha interrotto le trattative per acquisire Switch, l’operatore statunitense di data center che Masayoshi Son considerava la chiave per dare concretezza al progetto Stargate. L’accordo, valutato intorno ai 50 miliardi di dollari, avrebbe rappresentato una delle maggiori operazioni nella storia della conglomerata giapponese.
Secondo fonti citate da Bloomberg, Son ha ammesso all’inizio di questo mese che l’acquisizione completa non è più sul tavolo, cancellando un annuncio che era stato programmato entro gennaio.
Le due parti continuano comunque a discutere di un possibile investimento minoritario o di una partnership, un ridimensionamento significativo rispetto alle ambizioni originarie. Alla notizia, il titolo SoftBank ha perso terreno a Tokyo.
Stargate: un progetto che si sgonfia
Il fallimento delle trattative con Switch è solo l’ultimo segnale di difficoltà per Stargate, il megaprogetto infrastrutturale da 500 miliardi di dollari annunciato a gennaio 2025 con la benedizione di Donald Trump.
Son, insieme a Sam Altman di OpenAI e Larry Ellison di Oracle, aveva promesso di costruire una rete di data center sul suolo americano per alimentare la prossima generazione di intelligenza artificiale.
Il fondatore di SoftBank si era impegnato a investire 100 miliardi di dollari “immediatamente”. A distanza di un anno, però, gli annunci concreti rimangono scarsi e, come abbiamo raccontato, le tensioni tra i partner hanno cominciato a emergere.
“La fine delle trattative con Switch lascia i piani di SoftBank per i data center nel limbo, mentre gli annunci di Stargate rimangono pochi e distanti tra loro”, osservano gli analisti di Bloomberg Intelligence.
Lo scetticismo che Elon Musk aveva espresso fin dall’inizio, sostenendo che i partner del consorzio “non hanno i soldi” per realizzare quanto promesso, appare oggi meno ingeneroso.
Ostacoli interni ed esterni
All’interno di SoftBank, non tutti erano convinti dell’operazione. Alcune voci nel gruppo giapponese avevano sollevato dubbi sia sulla dimensione dell’investimento, sia sulla complessità logistica di gestire una rete di data center sparsi sul territorio americano.
A complicare il quadro c’è il CFIUS, l’organismo federale che vigila sugli investimenti stranieri in settori strategici: qualsiasi acquisizione di infrastrutture critiche da parte di una società estera sarebbe finita sotto la lente di Washington.
Nel frattempo Switch non è rimasta ferma: la società sta preparando un’offerta pubblica iniziale che potrebbe valorizzarla fino a 60 miliardi di dollari, rendendo l’IPO un’alternativa più attraente rispetto alla vendita a SoftBank.
La costosa rincorsa di Softbank all’IA
Il paradosso di Masayoshi Son è quello di un visionario che ha anticipato l’era dell’intelligenza artificiale con investimenti miliardari, che però ha mancato la corsa all’hardware.
Mentre la maggior parte dei capitali confluiva verso produttori di chip come Nvidia e TSMC, SoftBank restava infatti ai margini dell’infrastruttura fisica che alimenta il machine learning.
Negli ultimi mesi il gruppo ha cercato di recuperare terreno: ha accumulato una partecipazione dell’11% in OpenAI con un’iniezione da 22,5 miliardi di dollari, ha acquisito il progettista di chip Ampere Computing per 6,5 miliardi e ha annunciato l’acquisto della divisione robotica di ABB per 5,4 miliardi.
Per finanziare questa offensiva, SoftBank ha però dovuto vendere l’intera partecipazione in Nvidia e cedere azioni T-Mobile.
Il costo della strategia di Son
La corsa all’IA, come ben sappiamo, ha un prezzo. Nel caso di Masayoshi Son è particolarmente alto, tant’è che S&P Global Ratings ha lanciato un avvertimento sulla sostenibilità finanziaria di SoftBank.
Gli investimenti massicci, combinati col calo del valore delle azioni Arm alla fine del 2024, stanno infatti mettendo sotto pressione l’affidabilità creditizia del gruppo. “Se non verranno prese tempestive misure di alleggerimento, come la liquidazione di asset, la pressione sui rating si intensificherà”, scrivono gli analisti dell’agenzia.
Son ha dimostrato in passato di saper aspettare: ha corteggiato Arm per anni prima di riuscire ad acquisirla nel 2016. Ma nel frattempo Stargate rischia di restare quello che i critici sospettavano fin dall’inizio: un annuncio a effetto, senza le fondamenta per reggersi.
Fonte: Bloomberg


