SoftBank cavalca OpenAI (ma vende Nvidia)

by | 11 Nov 2025 | Business, IA

Masayoshi Son, fondatore e CEO di SoftBank Group. | Foto: traders unionion/creative commons
Tempo di lettura: 3 minuti

Fondata nel 1981, SoftBank è una delle realtà più singolari del capitalismo globale. Nata come azienda di software, nel tempo si è trasformata in un colosso finanziario capace di plasmare interi settori tecnologici, dal mobile all’intelligenza artificiale.

Al centro dell’impero guidato da Masayoshi Son c’è il Vision Fund, un veicolo di investimento lanciato nel 2017 con capitali provenienti da Arabia Saudita e altri fondi sovrani, pensato per sostenere le startup più promettenti del pianeta.

Oggi, dopo anni di alti e bassi, da Alibaba al disastro WeWork, il Vision Fund è tornato protagonista, spostando tutto il suo baricentro sull’IA generativa.

OpenAI spinge i conti di SoftBank ai massimi

La scommessa di Son su OpenAI sta pagando. Secondo i risultati diffusi da Reuters e Bloomberg, l’utile netto di SoftBank nel secondo trimestre è più che raddoppiato, raggiungendo i 2,5 trilioni di yen (circa 16,6 miliardi di dollari).

Merito soprattutto dei guadagni contabili legati alla rivalutazione della quota in OpenAI, la società di ChatGPT, la cui valutazione è esplosa da 300 a 500 miliardi di dollari nel corso del 2024.

Solo la divisione Vision Fund ha registrato profitti per 3,5 trilioni di yen (circa 23 miliardi di dollari), con OpenAI che da sola ha contribuito per oltre 2 trilioni (circa 13 miliardi di dollari).

SoftBank è stata inoltre tra i principali protagonisti dei round di finanziamento che hanno portato la capitalizzazione della società guidata da Sam Altman a livelli paragonabili a quelli delle big tech.

A marzo aveva guidato un round da 40 miliardi di dollari, mentre a ottobre ha partecipato all’acquisto di azioni da dipendenti OpenAI per un valore di 6,6 miliardi di dollari. Nel complesso, l’impegno finanziario verso OpenAI dovrebbe toccare i 34,7 miliardi entro fine anno.

La vendita di Nvidia e una pioggia di bond

Per sostenere la sua corsa, SoftBank ha iniziato a liquidare asset. La mossa più sorprendente è stata la vendita dell’intera partecipazione in Nvidia, con un incasso di 5,83 miliardi di dollari.

Alla domanda se la decisione fosse legata ai timori di una “bolla dell’IA”, il direttore finanziario Yoshimitsu Goto ha risposto: “Non posso dire se siamo o meno in una bolla, ma abbiamo venduto Nvidia per poter utilizzare il capitale per i nostri finanziamenti”.

Parallelamente, il gruppo ha emesso obbligazioni in tre valute (yen, dollari ed euro) per un valore complessivo di circa 6 miliardi, e ha ottenuto prestiti ponte per oltre 15 miliardi di dollari destinati a nuove acquisizioni. Tra queste figura l’acquisto del designer di chip statunitense Ampere Computing (6,5 miliardi) e della divisione robotica di ABB (5,4 miliardi).

I risultati finanziari record hanno così spinto le azioni SoftBank ai massimi storici, col risultato che negli ultimi sei mesi il titolo è quasi quadruplicato. E per rendere i titoli più accessibili agli investitori retail giapponesi, Son ha annunciato uno split azionario quattro a uno, un’operazione che moltiplica le azioni in circolazione riducendone il prezzo unitario, senza alterarne il valore complessivo.

Dall’alleanza con Trump al sogno dell’IA da un trilione di dollari

La nuova stagione di SoftBank ha anche un risvolto geopolitico. Masayoshi Son ha riallacciato i contatti diretti con il presidente Donald Trump per sostenere i suoi piani industriali negli Stati Uniti, che comprendono un gigantesco hub di manifattura dell’intelligenza artificiale in Arizona, dal valore stimato di un trilione di dollari, e il progetto dei data center “Stargate”. Per realizzarli, Son ha cercato l’appoggio di Taiwan Semiconductor Manufacturing Company e dei principali conglomerati sudcoreani.

Oggi il portafoglio di SoftBank include alcuni dei nomi più importanti dell’ecosistema globale dell’IA: oltre a OpenAI, ByteDance e Perplexity AI. La valorizzazione di queste partecipazioni ha alimentato un incremento del 78% del titolo in Borsa nel trimestre terminato a settembre, la miglior performance dal 2005.

Dietro l’euforia, tuttavia, si nasconde una sfida complessa. SoftBank sta giocando la partita più ambiziosa dalla nascita del Vision Fund, impegnando miliardi in un settore che cresce a ritmo frenetico ma con margini ancora incerti. La convinzione di Son resta la stessa: il rischio più grande non è investire, ma restare fermi.

Fonte: Bloomberg

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