I Ray-Ban di Meta possono davvero aiutare i non vedenti?

by | 18 Feb 2025 | Tecnologia

Tempo di lettura: 2 minuti

Gli occhiali Ray-Ban Meta, progettati per il grande pubblico, stanno trovando un impiego inaspettato tra le persone non vedenti, offrendo strumenti di assistenza quotidiana.

A portare alla luce questo fenomeno è il Wall Street Journal, che però ricorda che tra vantaggi e limiti tecnologici, il dibattito sulla loro reale utilità è aperto.

Il quotidiano riporta infatti l’esperienza di Allison Pomeroy, che ha perso gran parte della vista due anni. Da allora il marito l’ha aiutata a leggere menu, cartelli e altri testi. Ma da quando ha acquistato un paio di Ray-Ban Meta, la sua routine è cambiata.

Gli occhiali smart di Meta, dotati di fotocamera, microfoni e un assistente AI, le permettono infatti di riconoscere oggetti, leggere testi e persino distinguere i capi di abbigliamento mentre si veste.

«Dipendo moltissimo da loro», racconta Pomeroy, spiegando di utilizzarli anche per conoscere l’ora e la temperatura esterna della sua casa in Indiana.

Nonostante non siano stati progettati per chi ha disabilità visive, gli occhiali di Meta stanno emergendo come un possibile strumento di accessibilità. «Offrono vantaggi significativi a un prezzo accessibile», afferma Jonathan Mosen, direttore esecutivo della National Federation of the Blind.

Uno strumento utile, ma non privo di rischi

La popolarità degli occhiali Meta è in crescita: l’azienda ha venduto oltre un milione di unità nel 2024, consolidandosi come leader nel mercato statunitense degli occhiali smart. Ma l’entusiasmo per il loro utilizzo tra i non vedenti non è condiviso da tutti.

Gli esperti sottolineano che questi dispositivi non sono stati concepiti come strumenti medici e presentano limiti che potrebbero compromettere la sicurezza degli utenti.

John-Ross Rizzo, professore alla New York University School of Medicine e lui stesso cieco, avverte che l’uso di una tecnologia non progettata per la disabilità visiva può comportare rischi. «Se vogliamo usare questi dispositivi come strumenti medici, dobbiamo approfondire la ricerca», sostiene.

Tra i problemi principali, vi è la possibilità che l’utente si distragga mentre ascolta l’IA fornire informazioni, aumentando il rischio di incidenti.

Un altro punto critico è l’affidabilità dell’intelligenza artificiale. Gli assistenti AI possono commettere errori e generare “allucinazioni”, ovvero informazioni errate che l’utente potrebbe non riconoscere.

Aaron Preece, direttore della rivista AccessWorld, racconta che i suoi Ray-Ban Meta hanno sbagliato a leggere il numero della porta di casa. «Non posso fidarmi», afferma. «Per me è più un gadget curioso che uno strumento da usare ogni giorno».

Meta non aveva previsto il loro impatto sui non vedenti

Meta ha collaborato con EssilorLuxottica per realizzare occhiali smart destinati al grande pubblico, senza pensare in particolare alle persone con disabilità visive. L’azienda ha però iniziato a riconoscere il valore di questo utilizzo solo dopo aver ricevuto feedback dagli utenti non vedenti.

«Cerchiamo di sviluppare prodotti con un occhio all’accessibilità», afferma Freddy Abnousi, vicepresidente del settore health technology di Meta.

Resta però il dubbio se i Ray-Ban Meta possano davvero rappresentare un ausilio affidabile per chi non vede, o se rimangano semplicemente un gadget con alcune funzioni utili ma insufficienti a garantire un supporto sicuro e continuo.

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