OpenAI rallenta con Nvidia: entro l’anno il primo chip IA proprietario

da | 12 Feb 2025 | Tecnologia

Foto: Sanket Mishra/Pexels
Tempo di lettura: 2 minuti

Secondo Reuters, OpenAI sta finalizzando il design di un nuovo processore pensato per l’intelligenza artificiale, che verrà inviato nei prossimi mesi alla Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC) per la produzione.

Il debutto su larga scala è previsto per il 2026 ma il chip potrebbe essere testato già entro la fine del 2024.

La mossa segna un cambio di strategia per OpenAI, che finora ha fatto affidamento sui chip Nvidia, leader incontrastato del settore con una quota di mercato dell’80%.

Il nuovo processore, sviluppato in collaborazione con Broadcom, sarà inizialmente utilizzato in modo limitato, con un focus sull’esecuzione dei modelli IA. L’azienda di Sam Altman però ha già pianificato iterazioni sempre più avanzate, mirando a sviluppare un’alternativa credibile alle soluzioni Nvidia.

Un passo obbligato per OpenAI

L’intelligenza artificiale generativa ha bisogno di una quantità crescente di potenza di calcolo, e il costo dei chip è diventato un problema strategico per le aziende del settore. L’affidarsi a un solo fornitore, come Nvidia, sta diventando insostenibile per le big tech.

Microsoft, Meta e ora OpenAI stanno così esplorando soluzioni interne per diversificare la fornitura di hardware e ridurre i costi.

Tuttavia, sviluppare un chip AI personalizzato è un’operazione estremamente onerosa: secondo fonti del settore, avviare la produzione di un chip avanzato può costare fino a 500 milioni di dollari, con costi che raddoppiano se si considerano software e componenti accessori.

Il ruolo di Richard Ho

Il progetto del chip voluto da Sam Altman è guidato da Richard Ho, ex dirigente di Google, dove ha contribuito allo sviluppo dei processori IA personalizzati dell’azienda.

Il suo team, raddoppiato negli ultimi mesi fino a 40 persone, sta lavorando a stretto contatto con Broadcom per realizzare un processore che verrà prodotto con tecnologia a 3 nanometri di TSMC. Il chip avrà un’architettura simile a quella utilizzata nei chip Nvidia e avanzate capacità di rete.

Se il primo tape-out (ossia il processo di invio del design alla fonderia per la produzione) avrà successo, OpenAI potrebbe avviare la produzione su larga scala, con l’obiettivo di affermarsi nel mercato dei semiconduttori. Per competere con i colossi del settore come Google e Amazon, l’azienda dovrebbe però ampliare significativamente il suo team ingegneristico.

L’ingresso di OpenAI nel settore dei chip segna un’ulteriore evoluzione nel mercato dell’intelligenza artificiale, dove la corsa alla potenza di calcolo è sempre più centrale.

Il successo di questa iniziativa potrebbe ridefinire il panorama dell’hardware AI, riducendo il monopolio di Nvidia e aprendo nuove possibilità per lo sviluppo di modelli sempre più avanzati.

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