A meno di un anno dal suo ultimo annuncio pubblico, OpenAI ha già superato ogni aspettativa. La società guidata da Sam Altman ha raccolto ben 8,3 miliardi di dollari in un nuovo round di finanziamento, portando la propria valutazione a quota 300 miliardi.
E lo ha fatto mesi prima del previsto, dimostrando che l’interesse degli investitori per l’intelligenza artificiale generativa non solo non è calato, ma anzi si è intensificato.
A trainare il round è stato Dragoneer Investment Group, che da solo ha firmato un assegno da 2,8 miliardi, uno dei più alti mai emessi da un singolo fondo fondo d’investimento.
Una mossa che segna anche un cambio di passo per Dragoneer, da sempre defilato rispetto ai riflettori della Silicon Valley, ma ora apertamente impegnato in quella che molti considerano “la piattaforma tecnologica più importante del prossimo decennio”.
Chi sta scommettendo su OpenAI
Non sono mancate sorprese tra i nuovi nomi del round. A investire ci sono anche Blackstone e TPG, due giganti del private equity finora poco coinvolti nello sviluppo dei modelli fondazionali.
OpenAI però li ha voluti proprio per la loro capacità di portare ChatGPT dentro le aziende dei loro portafogli: dalla sanità alla finanza, fino all’industria pesante. L’obiettivo ora è chiaro: trasformare ChatGPT in un’infrastruttura di business universale.
Il round ha suscitato un interesse eccezionale: la richiesta da parte degli investitori è stata infatti cinque volte superiore rispetto alle quote effettivamente disponibili. Questo ha costretto OpenAI a fare delle scelte, dando priorità a nuovi partner considerati strategici.
Una decisione che ha lasciato l’amaro in bocca ad alcuni dei primi finanziatori della società, che si sono visti assegnare una partecipazione ridotta rispetto alle attese.
Business in crescita esponenziale
Mentre gli investitori accorrono, anche il business di OpenAI vola. Il fatturato annuale ricorrente ha già toccato i 13 miliardi di dollari, in crescita netta rispetto ai 10 miliardi registrati a giugno. E la proiezione per la fine dell’anno è ancora più ambiziosa: superare i 20 miliardi.
Nel frattempo, sono saliti a cinque milioni gli utenti business paganti di ChatGPT, contro i tre milioni di pochi mesi fa. Segno che l’adozione dell’IA non è solo un trend mediatico ma un vero e proprio asset operativo per migliaia di imprese.
Nel pieno di questa accelerazione finanziaria e commerciale, OpenAI è impegnata in una partita altrettanto cruciale: diventare una società a scopo di lucro. Un passaggio che non può avvenire senza il consenso di Microsoft, il suo principale investitore e partner operativo.


