Viviamo in un’epoca dai paradigmi in rapido cambiamento, dove l’innovazione tecnologica porta a riassetti costanti di ciò che conosciamo. Non fa eccezione il campo della ricerca online, dove l’ultimo (in ordine cronologico) colpo di scena arriverebbe da OpenAI.
Secondo quanto riportato da The Information, la società di Sam Altman starebbe lavorando a un nuovo motore di ricerca web, parzialmente alimentato da Bing, per sfidare direttamente il gigante Google. Profetiche, in tal senso, paiono le affermazioni di Satya Nadella, CEO di Microsoft e finanziatore di OpenAI), che nel video che potete vedere qui sotto prendeva di mira Google dichiarando: “Voglio che le persone sappiano che li abbiamo fatti ballare.” Una metafora che suggerisce che Microsoft ha influenzato o forzato Google a reagire o ad adattarsi alle sue nuove iniziative, così come un ballerino che risponde ai passi del proprio partner.
Era solo una questione di tempo prima che le intelligenze artificiali, già impiegate in ChatGPT, iniziassero a rivoluzionare il settore della ricerca online. E lo scrivevamo raccontando l’innovativa proposta di The Browser Company, il cui prodotto, Arc Search, non si limita a fornire una semplice lista di link come fanno gli attuali motori.
Piuttosto, crea una pagina web su misura per ogni ricerca, integrando informazioni da diverse fonti. Questo approccio, intuitivo, interattivo e che probabilmente avrà successo, porterà altrettanto probabilmente a un calo del traffico sui siti web, dato che gli utenti potrebbero non sentirsi più incentivati a visitare i siti direttamente.
Sia chiaro, l’articolo di The Informer va confermato dai fatti, e l’intenzione di OpenAI di entrare nei motori di ricerca non significa necessariamente che la soluzione che proporrà sarà uguale a quella di Arc. Ma obiettivamente è molto probabile che lo sia, perché un approccio simile per ChatGPT sembra il più logico.
Nel nostro articolo scrivevamo che “se Arc avrà il successo che è immaginabile attendersi, saranno in molti a copiarne l’idea e a riproporla modificata e migliorata”. Da allora sono passati appena diciotto giorno e il futuro pare essere già alle porta. Non resta che vedere se questa ennesima trasformazione porterà a un miglioramento per l’editoria o se, al contrario, ci allontanerà da un’informazione sostenibile.


