Arc Search sarà la fine dei motori di ricerca (e dell’editoria online)?

by | 30 Gen 2024 | Tecnologia, IA

Tempo di lettura: 3 minuti

Era prevedibile che ci saremmo arrivati. Magari non così in fretta ma era comunque una questione di tempo. Dopo aver visto all’opera ChatGPT, pur con le sue informazioni all’epoca cristallizzate nel tempo, non era difficile capire il potenziale dirompente delle intelligenze artificiali, in riferimento alla ricerca sul web.

Finora siamo sempre stati abituati a chiedere informazioni a Google e affini: questo, scandagliando diligentemente il web alla costante ricerca di informazioni, ci fornisce una serie di link ai siti (e che lotta per essere almeno nelle prime tre posizioni!). Al che noi clicchiamo su una delle varie opzioni a disposizione (solitamente la prima), entriamo nel sito e leggiamo. Il nostro ingresso fa scattare un +1 negli Analytics (col quali poi farci belli con PR e inserzionisti) e fa partire il banner pubblicitario (col quale idealmente ripagare una frazione del nostro lavoro).

Col tempo è diventato un procedimento sempre più elaborato e sempre meno remunerativo, tra adblocker e l’introduzione di un GDPR che avrebbe anche un senso, se poi la gente non dimostrasse sui social di non farsene nulla della propria privacy. Ma pur con tutte le difficoltà del caso, tra alti e bassi, come in quei matrimoni traballanti e litigarelli, alla fine la relazione tra l’editoria e Google è sempre andata avanti così.

Questo fino a quando tra poco Arc Search non diverrà lo standard, soprattutto per quelle aziende che dalla mancata erogazione dell’ADV hanno ben poco da perdere. Ma cos’è Arc Search?

Si tratta di un browser prodotto da The Browser Company, il cui obiettivo è ridefinire l’esperienza di navigazione su Internet, offrendo un’interfaccia utente unica e una serie di funzionalità innovative. Tra le quali troviamo l’innovativa funzione di ricerca.

Sfoglia per me

La caratteristica più notevole di Arc Search è la sua funzione chiamata “Sfoglia per me”. Alimentata dall’intelligenza artificiale, consente agli utenti di ottenere ogni volta, in base alla propria ricerca, una pagina web costruita su misura. Come mostra, ad esempio, TechCrunch nel suo articolo, effettuando una ricerca su “Come fare un uovo in camicia perfetto”, Arc Search restituisce una pagina con sezioni dettagliate, comprese foto e video. Si tratta indubbiamente di un modo intuitivo e interattivo di ottenere informazioni, molto più che scorrere una semplice lista di link.

Il giornalista di The Verge che l’ha provato, afferma invece di aver chiesto i risultati di una partita dei Kansas City Chiefs. Al che Arc Search ha setacciato il web, preso i risultati da sei fonti tra cui Twitter, The Guardian e USA Today, e ha restituito un mucchio d’informazioni pochi secondi dopo. Tra le quali il punteggio finale, la giocata chiave, una nota su Travis Kelce e Taylor Swift (i due sono fidanzati) e vari link correlati.

L’idea di The Browser Company che in futuro browser, motori di ricerca, chatbot e siti siano parti di un tutt’uno, è indubbiamente intrigante. C’è però un “piccolo” problema. Con l’IA che succhia le informazioni dal web e le propone assemblate in una pagina web costruita ad hoc, l’utente non avrà più alcun bisogno di entrare nei siti alla ricerca di informazioni, ancorché Arc Search proponga i link da cui le ha attinte.

Col risultato che i siti internet, che per produrre quelle informazioni pagano (si spera) una redazione, si vedranno le news aspirate dall’IA senza ricevere né una views, né una impression. Tanto ci aveva già pensato la GDPR a farlo, ribatterà qualcuno. E in parte è vero perché, bloccando i cookie, di fatto già oggi la gente può entrare nei siti, prendere le informazioni che vuole e uscirsene senza neanche non diciamo aver pagato il conto, ma neppure lasciato una mancia.

Ma Arc Search non si limita solo a quanto appena descritto. La sua interfaccia blocca automaticamente i popup di GDPR, newsletter, annunci e tracker. Ciò renderà sì la navigazione sì più fluida e priva di distrazioni, come sottolinea The Browser Company, ma rappresenta il colpo di grazia per chi vive del traffico internet.

Arc Search è stato pensato per iPhone (ma manca ancora sul nostro App Store), e presto arriverà su Windows. Un sistema di sincronizzazione cross-browser, denominato Arc Anywhere, al momento in fase di sviluppo, presto consentirà agli utenti di sincronizzare la loro esperienza di navigazione tra dispositivi diversi. Se avrà il successo che è immaginabile attendersi, saranno in molti a copiarne l’idea e a riproporla modificata e migliorata. E in tal caso sarà un colpo durissimo anche per Google e Meta, che sulle impression hanno costruito le fortune della loro pubblicità programmatica.
Morirà quindi Sansone e anche tutti i filistei: davvero una magra consolazione.

Non resta allora che rallegrarci con una macabra immagine distopica: col tracollo dei siti internet, Arc Search e i suoi eventuali emuli non avranno più informazioni da depredare. Rimarranno giusto quelle attinte da siti che, per sopravvivere, avranno licenziato la redazione e affidato alle IA la scrittura degli articoli. Nel lungo periodo il sistema crollerà sotto il peso delle allucinazioni delle intelligenze artificiali, che incestuosamente riprodurranno risultati l’una dall’altra. Prima, però, le nostre homepage personalizzate produrranno errori sempre più macroscopici, coi risultati anarchici degni di un libro di Chuck Palahniuk.

O forse non succederà nulla di tutto ciò e quanto appena scritto si rivelerà l’allucinazione non di un’IA ma di un giornalista di mezza età, che la vita ha reso un po’ troppo apprensivo. Speriamo che sia proprio così…

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