ChatGPT continua a essere l’intelligenza artificiale di maggior successo al mondo, il che comporta che OpenAI sta attraversando una fase di crescita vertiginosa.
Il risultato è che la società con sede a San Francisco, secondo fonti vicine all’azienda, prevede di triplicare il proprio fatturato entro la fine del 2025, raggiungendo i 12,7 miliardi di dollari.
Si tratta di un balzo notevole rispetto ai 3,7 miliardi registrati nel 2024, che riflette la crescente domanda globale di soluzioni di intelligenza artificiale.
Le soluzioni a pagamento che trainano la crescita
OpenAI ha sviluppato una serie di offerte a pagamento che stanno alimentando la sua espansione nel mercato dell’intelligenza artificiale.
Oltre all’abbonamento ChatGPT Plus da 20 dollari al mese, l’azienda ha introdotto il piano ChatGPT Pro al costo di 200 dollari mensili.
Questo abbonamento premium offre agli utenti un accesso quasi illimitato ai modelli più avanzati di OpenAI, nonché l’accesso prioritario a nuove caratteristiche in fase di sviluppo.
Parallelamente, secondo quanto riportato da The Information, OpenAI sta pianificando il lancio di agenti AI specializzati destinati a compiti professionali avanzati. Descritti come capaci di operare a livello di ricerca da dottorato, potrebbero avere un costo mensile fino a 20.000 dollari.
Queste offerte ultra-premium mirano a soddisfare le esigenze di grandi aziende e professionisti con necessità particolarmente sofisticate, rappresentando una nuova frontiera nella monetizzazione delle capacità avanzate dell’intelligenza artificiale
OpenAI: crescita e sostenibilità economica
Se le proiezioni per il 2025 indicano un fatturato di 12,7 miliardi, i piani a lungo termine sono ancora più ambiziosi: OpenAI stima infatti di superare i 29 miliardi nel 2026 e i 125 miliardi entro il 2029.
Eppure, nonostante questi numeri da capogiro, l’azienda non prevede di generare un flusso di cassa positivo prima di quell’anno, a causa degli ingenti investimenti necessari per sviluppare e mantenere modelli di IA sempre più performanti.
I costi maggiori derivano da infrastrutture come data center avanzati, chip di nuova generazione e assunzione di talenti altamente qualificati.
Per sostenere questa traiettoria di crescita, OpenAI è al lavoro su una possibile trasformazione strutturale. L’azienda, nata come organizzazione no profit, è in colloqui con le autorità regolatorie per diventare una public benefit corporation a scopo di lucro.
Questo status ibrido le consentirebbe di attrarre investimenti più consistenti, pur mantenendo formalmente una missione orientata al bene pubblico.
Il maxi-round da 40 miliardi guidato da SoftBank
A conferma del forte interesse finanziario che ruota attorno alla società, OpenAI è vicina a chiudere un round di finanziamento da 40 miliardi di dollari guidato dal conglomerato giapponese SoftBank.
Al round parteciperanno anche altri investitori di rilievo come Magnetar Capital, Coatue Management, Founders Fund e Altimeter Capital Management. Secondo fonti informate, Magnetar potrebbe contribuire con un investimento fino a 1 miliardo di dollari.
Si tratterebbe della più grande operazione di finanziamento mai realizzata nella storia, secondo i dati raccolti dalla società di ricerca PitchBook.
L’operazione porterebbe la valutazione complessiva di OpenAI a 300 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto ai 157 miliardi del precedente round di ottobre.
L’accordo prevede due tranche: la prima, già imminente, da 10 miliardi (di cui 7,5 provenienti da SoftBank e 2,5 da un consorzio); la seconda, da 30 miliardi, arriverà nella seconda metà dell’anno e vedrà ancora SoftBank protagonista con 22,5 miliardi, affiancata da altri 7,5 miliardi da parte di investitori partner.
L’operazione ha avuto un impatto immediato sul mercato finanziario: le azioni di SoftBank sono scese fino al 4,7% alla Borsa di Tokyo e sono aumentati anche gli swap su rischio di credito della società, a causa dei timori legati a un esborso di tale portata.
SoftBank peraltro ha già stretto un’alleanza con OpenAI nel cosiddetto progetto Stargate, una joint venture che coinvolge anche Oracle e MGX e che punta a costruire infrastrutture su larga scala per l’intelligenza artificiale.


