Tra tweet criptici, rivelazioni sullo stato finanziario dell’azienda e ambiziosi piani futuri, Altman sembra voler spingere ulteriormente i confini dell’intelligenza artificiale, aprendo scenari che potrebbero segnare una svolta epocale.
Un tweet misterioso
Il 1° gennaio, Altman ha pubblicato un criptico tweet di sei parole: “Near the singularity; unclear which side” (“Vicini alla singolarità; non chiaro da che parte”).
Un messaggio che, secondo molti, si riferisce alla “singolarità tecnologica”, ovvero quel punto ipotetico in cui i progressi dell’intelligenza artificiale diventano incontrollabili e imprevedibili.
Interrogato sulla sua affermazione, Altman ha spiegato che il tweet potrebbe essere interpretato sia attraverso la lente della “simulation hypothesis” sia come un commento sulla difficoltà di individuare il momento esatto in cui l’IA raggiunge un livello critico di evoluzione.
A rafforzare il senso di enigma, Stephen McAleer, ricercatore di OpenAI, ha aggiunto su Twitter: “Mi manca fare ricerca sull’IA prima che sapessimo come creare la superintelligenza”.
i always wanted to write a six-word story. here it is:
___near the singularity; unclear which side.
— Sam Altman (@sama) January 4, 2025
OpenAI, l’obiettivo sfuggente della sicurezza finanziaria
Nonostante i traguardi tecnologici, OpenAI deve affrontare sfide economiche significative.
In una recente intervista, Altman ha rivelato che il piano ChatGPT Pro, offerto a 200 dollari al mese, sta generando perdite per l’azienda.
Questo piano, introdotto nel 2024, garantisce l’accesso al modello o1, una versione avanzata del generatore video Sora e limiti di utilizzo più ampi e la causa sarebbe, a suo dire, lìeccessivo successo del modello di IA.
Con quasi 20 miliardi di dollari raccolti in finanziamenti, l’azienda ha chiuso il 2024 con perdite di 5 miliardi di dollari, contro ricavi pari a 3,7 miliardi.
I costi operativi restano astronomici: ChatGPT da solo ha richiesto fino a 700.000 dollari al giorno per il suo funzionamento.
Di fronte a queste difficoltà, OpenAI sta considerando un rialzo dei prezzi degli abbonamenti e una ristrutturazione aziendale.
La visione di Altman è quella di generare un fatturato di 100 miliardi di dollari entro il 2029, un traguardo che oggi come oggi pare quanto mai audace.
insane thing: we are currently losing money on openai pro subscriptions!
people use it much more than we expected.
— Sam Altman (@sama) January 6, 2025
Altman, dall’AGI alla superintelligenza
Altman ha ulteriormente catturato l’attenzione con un post sul blog aziendale intitolato “Reflections”. Nel testo, ha affermato che OpenAI è ormai “confident we know how to build AGI” (“fiduciosa di sapere come creare l’AGI”).
L’azienda prevede che i primi agenti di intelligenza artificiale entreranno nel mercato del lavoro già nel 2025.
Il prossimo obiettivo è allora lo sviluppo di sistemi superintelligenti, che secondo Altman potrebbero rivoluzionare la scoperta scientifica e incrementare drasticamente l’abbondanza e la prosperità globale.
Nel blog, Altman ha anche affrontato la crisi di leadership del novembre 2023, definendola “una grande falla di governance” ma attribuendola a “persone benintenzionate”.
Le recenti affermazioni di Altman riflettono dunque un cambiamento di atteggiamento all’interno di OpenAI: da un approccio cauto a una fiducia crescente nelle proprie capacità di realizzare AGI e superintelligenza.
I costi operativi e le sfide finanziarie potrebbero però rappresentare un freno a queste ambizioni.
Sempre che le previsioni di Altman non s’avverino, s’intende. In tal caso, il 2025 potrebbe essere l’anno in cui l’intelligenza artificiale inizierà a ridisegnare interi settori industriali e la società stessa.


