Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres è tornato a chiedere un divieto internazionale per i cosiddetti “killer robot”, i sistemi d’arma capaci di scegliere e colpire un bersaglio senza alcun controllo umano. Lo ha fatto lunedì a Ginevra, aprendo il primo Global Dialogue on AI Governance, il forum ONU dedicato alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale che riunisce delegazioni dei 193 Stati membri, aziende tecnologiche e organizzazioni della società civile.
Una macchina che decide di uccidere
“Una macchina che seleziona ed attaca il proprio bersaglio, togliendo una vita, senza controllo e giudizio umano. È moralmente ripugnante”, ha detto Guterres nel suo intervento. “Chiamiamoli con il loro nome: robot assassini.” Per il segretario generale alcune decisioni devono restare “per sempre umane”, prima fra tutte quella di togliere la vita a qualcuno, e per questo i robot da guerra autonomi vanno banditi dal diritto internazionale.
La richiesta non è nuova, Guterres la porta avanti dal 2017, ma arriva mentre chip e software pensati per usi civili vengono sempre più spesso portati sul campo di battaglia e nei quartier generali militari. Il dialogo di Ginevra prosegue nei prossimi giorni con l’AI for Good Summit, e una seconda edizione è già in programma a New York per maggio 2027.
Lo scontro (già visto) con Anthropic
Il tema riporta alla memoria lo scontro tra Anthropic e il Pentagono esploso a inizio 2026, quando l’azienda di Dario Amodei si è rifiutata di rimuovere dai propri termini d’uso il divieto di impiegare Claude per armi autonome letali senza supervisione umana e per la sorveglianza di massa sui cittadini americani. Il Dipartimento della Difesa pretendeva una clausola che autorizzasse “qualunque uso lecito”, Anthropic ha rifiutato ed è arrivata la causa in tribunale.
Il Pentagono ha poi chiuso accordi con quasi tutte le altre grandi aziende di intelligenza artificiale, lasciando fuori solo Anthropic, mentre un tribunale ha per ora bloccato la rappresaglia del governo contro l’azienda.
Sullo sfondo resta anche la vicenda dell’export controllato dei modelli di Anthropic, con il blocco di alcune settimane revocato dall’amministrazione Trump il mese scorso.
Il monito del Papa
Anche Papa Leone XIV è intervenuto sul tema in primavera, con la sua enciclica sull’intelligenza artificiale. Il pontefice ha scritto che le armi guidate dall’IA rischiano di normalizzare una visione anti-umana e di abbassare il costo politico della guerra per chi possiede tecnologie avanzate, rendendo i conflitti più fattibili e meno soggetti al controllo umano.
Chi difende i robot da guerra
Le aziende della difesa e i sostenitori delle armi autonome ribaltano l’argomento: i sistemi resterebbero comunque sotto controllo umano, con l’IA che permette ai comandanti di agire con precisione e velocità altrimenti impossibili. Un esempio arriva da Anduril, che ha già presentato un caccia da combattimento pensato per volare senza pilota.
Chi critica i robot da guerra sostiene l’opposto: i sistemi IA sbagliano, ed è pericoloso lasciare che sia una macchina a decidere nel pieno di un conflitto. Diversi attivisti per la sicurezza dell’IA, già preoccupati che i modelli possano sfuggire al controllo dei loro creatori, temono che armare l’intelligenza artificiale acceleri proprio quel rischio.
Un malcontento più ampio
Il dibattito sui robot militari si intreccia con un malcontento crescente, negli Stati Uniti e altrove, verso gli effetti collaterali della rivoluzione dell’IA, dalla sostituzione di posti di lavoro all’aumento dei prezzi dell’elettricità legato ai data center.
Guterres ha parlato a Ginevra alla vigilia di una settimana di incontri sulla governance dell’IA con governi e attivisti, dedicati anche alla sicurezza dei minori online. “Non aspettiamo l’atrocità per agire”, ha detto. “Alcune decisioni devono restare per sempre umane, nessuna più di quella di togliere una vita umana.”
Fonte: Wall Street Journal


